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Dio ride – Recensione del capolavoro di Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando

Dio ride : «Si può ridere anche di Dio? Certo, non è una bestemmia. È come si gioca e si scherza con le persone che si amano»

IPSE DIXIT, cioè Papa Francesco

Oggi recensiamo entusiasticamente Dio ride, firmato Giovanni Veronesi (Manuale d’amore), qui al suo 21° lungometraggio, il suo migliore in assoluto, immantinente asseriamo fermamente. Presentato come opus di chiusura dell’83.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Dio ride è un corposo lungometraggio di centoquattordici minuti giammai tediosi. Sussultanti, esaltanti, pregni di scene esilaranti sapidamente mescolate ad atmosfere altamente drammatiche, puntellate da sequenze di tensione palpabile.

Trama, riassuntiva nei suoi salienti tratti per evitarvi rivelazioni improprie:

La vicenda è ambientata nella turbinosa e “rustica” Toscana del XVII secolo. Il balzano e “pagliaccesco” frate Leopoldo Da Casamacchia (Pierfrancesco Favino, L’ultima notte di Amore), analfabeta ma di gran cuore, peregrina senza meta in compagnia del morente Priore malato (Paolo Rossi), faticosamente caricato sulle spalle e di lì a poco schiattato.

Trova rifugio presso un antico convento retto dall’ambiguo Fra Monaldo (un irriconoscibile ed eccellente Maurizio Lombardi, Ripley, Il nome della rosa). Ivi fa amicizia col giovanissimo monaco Giacinto (Francesco Gheghi), che lo accompagna nelle scampagnate per varie “missioni” affidate loro.

Durante una di queste, Leopoldo incappa in un funerale. Coglie la palla al balzo e predica alla sua maniera grottesca e irresistibilmente magica. Riesce a strappar una risata ai presenti, a consolare il bambino orfano della defunta e a riscuotere l’attenzione dell’avvenente contessa Isabella (Alma Noce), che forse ne rimane invaghita.

Lei è però sposata a un uomo tirannico e violento che la castiga con perfidia. Ecco che Leopoldo viene segnalato all’ordine “sacerdotale” e accusato, in maniera arbitraria e capziosa, d’eresia. Il suo “evangelizzare” appare ad alcuni blasfemo e irrisorio nei confronti del Padreterno.

Cosicché interviene nientepopodimeno che papa Innocenzo X (il compianto Carlo Cecchi, alla sua ultima interpretazione), che commissiona al cardinale Vincenzo Maculani (Silvio Orlando, Un altro ferragosto) d’indagare sulle “bislacche” gesta di Leopoldo e inquisirlo, affinché abiuri.

Però Leopoldo non è pazzo, tantomeno indemoniato. È solo spontaneo nel disseminar il Verbo di Dio secondo la sua cristallina visione, scevra da sovrastrutture ideologico-teologiche, secondo cui se Dio ride ed è autoironico… Leopoldo s’è cacciato in un terribile guaio?

Recederà dal suo “Credo” tanto coraggioso quanto “stolto”, abdicherà ai vigliacchi, oppure, a costo d’esser bruciato vivo e scomunicato, persevererà battagliero a diffondere la dottrina di Gesù Cristo? Sconquasserà le certezze di un sistema ipocrita e corrotto? O tragicamente perirà, travolto da una Chiesa oscurantistica e punitrice?

Cosa funziona in Dio Ride

Visivamente stupendo e mastodontico, “illuminato” da un Favino allo zenit del suo fulgore recitativo, camaleontico e sublime, assecondato da un Orlando misurato e distinto, intriso di suggestioni ermetiche e squarci poetici ed emozionalmente struggenti, Dio ride evoca in più punti Rapito di Bellocchio, si rifà alla “guasconeria” de L’armata Brancaleone e richiama il capolavoro di Umberto Eco, agganciandosi alla tradizione della commedia all’italiana mixata al melò d’antan.

Perché non guardare Dio ride

Dio ride difetta forse nella parte centrale, un po’ didascalica e retorica, perdendo qualche colpo nel finale, “telefonato”, leggermente banale e non del tutto pungente. Eppur, nella sua sofisticata e al contempo “semplice” amalgama di bei sentimenti e dialoghi ficcanti, divertenti e intimistici, toccanti ed essenziali, risplende, memorabile, e commuove intensamente.

Il film è al cinema da giovedì 29 ottobre con Piper Film.

Regia: Giovanni Veronesi Con: Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi, Alessandro Cucca, Gianluca Vannucci, Carlo Cecchi Anno: 2026 Durata: 114 min. Paese: Italia Distribuzione: PiperFilm 

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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