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Dylan Dog Horror Show – A teatro gli incubi fanno un po’ i timidi – Recensione

Dylan Dog Horror Show: Quarant’anni di misteri, paure e fantasmi arrivano a teatro con la regia di Valter Malosti. Un’operazione ambiziosa, tra musical, recitazione e musica dal vivo, che conquista per alcune intuizioni, ma lascia la sensazione che una storia così ricca di spunti e suggestioni avrebbe meritato una messa in scena capace di valorizzarne molto di più le potenzialità.

Quarant’anni di incubi, una nuova vita sul palcoscenico

Il 26 settembre 1986 faceva la sua comparsa in edicola L’alba dei morti viventi, primo albo di una saga destinata a diventare un fenomeno editoriale e a conquistare generazioni di lettori. Quarant’anni dopo, Dylan Dog lascia le pagine del fumetto per approdare sul palcoscenico del Teatro Eliseo di Roma fino al 6 dicembre con Dylan Dog Horror Show, uno spettacolo diretto da Valter Malosti e scritto da Nicola Russo, pensato proprio per celebrare l’anniversario dell’Indagatore dell’Incubo.

Una trasposizione? Non esattamente. Sarebbe riduttivo aspettarsi una semplice versione teatrale del fumetto, magari con qualche vignetta trasformata in scena. Qui c’è un progetto diverso: una storia originale, concepita per il teatro, che raccoglie personaggi, riferimenti e momenti significativi dell’universo creato da Tiziano Sclavi, trasformandoli in un viaggio nella memoria della saga.

La trama di Dylan Dog Horror Show

Una nuova cliente, Veronika, affascinante quanto misteriosa, si presenta alla porta di Dylan Dog per affidargli un caso decisamente insolito. L’Indagatore dell’Incubo si ritrova così alle prese con enigmi inquietanti, orrori del presente e fantasmi del passato.

Per arrivare alla soluzione dovrà fare i conti anche con la propria storia personale. Attorno a lui tornano alcune delle figure più importanti della sua vita: le donne che hanno segnato il suo percorso, i suoi nemici storici e gli inseparabili compagni di avventura, da Groucho all’ispettore Bloch, passando per Xabaras e Madame Trelkovski.

Cosa funziona in Dylan Dog Horror Show

La sceneggiatura è uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente. Nicola Russo non si limita a ricomporre una sequenza di citazioni per accontentare i fan, ma costruisce una vicenda pensata per il linguaggio teatrale. La celebrazione dei quarant’anni diventa così un’occasione per attraversare l’immaginario di Dylan Dog, recuperandone personaggi e suggestioni. Un’operazione che ha una sua logica e che evita la trappola della semplice nostalgia.

Molto bella anche la scenografia, capace di dare corpo all’universo visivo del fumetto e di accompagnare il racconto.

La contaminazione tra teatro di prosa e musical è un’altra intuizione interessante. La musica dal vivo, affidata a musicisti davvero bravi, e il corpo di ballo aggiungono dinamismo e movimento alla rappresentazione. Le coreografie sono piacevoli e contribuiscono a costruire uno spettacolo che cerca continuamente un dialogo tra linguaggi differenti.

E poi c’è Groucho. Loris Fabiani è una delle presenze più riuscite dell’intera rappresentazione. Ha tempi, energia e una naturale capacità di occupare la scena. Appena entra, il palco sembra illuminarsi. È il personaggio che più di tutti riesce a restituire quella combinazione di ironia, eccentricità e carattere che ci si aspetta. Una presenza che funziona perfettamente e che, da sola, riesce a reggere parecchio.

Molto brava anche Ida Marinelli, nei panni di Madame Trelkovski, così come Danilo Nigrelli nel ruolo del demone multipersonalità. Due interpretazioni che abbiamo apprezzato particolarmente.

Convincente anche Antonino Iuorio nei panni dell’ispettore Bloch. La sua è una presenza scenica solida e naturale, capace di restituire credibilità a un personaggio storico della saga senza eccedere nella caratterizzazione.

Tra i personaggi femminili, una menzione speciale va a Sofia Fusciani nei panni di Anna Never. Carina, travolgente e bizzarra, ci è piaciuta per la simpatia e l’energia con cui interpreta uno dei personaggi femminili più amati da Dylan. È proprio lei, tra le figure femminili che attraversano la vita dell’Indagatore dell’Incubo, quella che abbiamo trovato meglio riuscita.

Interessante e piacevole anche Camilla Nigro nel ruolo di Bree Daniels, che porta in scena una presenza vivace e accattivante. Ho apprezzato in particolare la sua voce nel canto, una qualità che aggiunge ulteriore freschezza alla sua interpretazione.

Dario Battaglia, nei panni di Xabaras, ci ha convinto soprattutto nel canto, dove dimostra energia e una buona presenza vocale; un po’ meno nella prova recitativa.

Cosa è mancato in Dylan Dog Horror Show

Ed eccoci al punto dolente. Per uno spettacolo che porta nel titolo la parola Horror, ci si aspettano decisamente più incubi.

Quello che manca, e anche parecchio, è proprio l’aspetto tetro, oscuro e inquietante che dovrebbe essere il marchio di fabbrica di Dylan Dog. Ma non manca soltanto l’horror: si avverte anche una certa debolezza nella componente investigativa. Perché Dylan non è semplicemente un personaggio che attraversa un mondo popolato di fantasmi e strane presenze: è un investigatore, e l’indagine dovrebbe essere il motore della storia.

L’atmosfera horror rimane spesso sullo sfondo, lasciando spazio a una dimensione più vicina all’intrattenimento musicale, quasi a un musical in stile Broadway. Gradevole, per carità, ma Dylan Dog non è un investigatore qualsiasi: è l’Indagatore dell’Incubo. E qui gli incubi arrivano con il contagocce.

La regia di Valter Malosti, a nostro avviso, sfrutta poco le potenzialità della storia e delle situazioni. Ci sarebbe stato spazio per giocare maggiormente con il contrasto tra ironia e paura, con le atmosfere, le apparizioni e quella sottile inquietudine che rende così riconoscibile il mondo di Sclavi.

Con una componente horror più incisiva, Groucho avrebbe potuto diventare ancora più esplosivo e centrato, esaltando proprio quel contrasto tra la comicità dissacrante del personaggio e le atmosfere cupe e inquietanti che appartengono all’universo di Dylan Dog. Un’occasione che, a nostro avviso, avrebbe dato alla messinscena una personalità ancora più forte.

Anche alcune scelte di casting non ci hanno convinti. Gabriele Gasco, nel ruolo di Dylan, non restituisce pienamente il personaggio che molti fan hanno in mente. La sua giovane età, in particolare, ci lascia qualche perplessità: non abbiamo ritrovato quella figura che, nell’immaginario dei lettori, porta con sé un vissuto, un certo disincanto e quella malinconia un po’ sorniona che appartengono all’Indagatore dell’Incubo. Non è soltanto una questione anagrafica, ma di presenza e caratterizzazione: il Dylan che conosciamo ha un’altra maturità e un altro carisma.

Anche Mari Nissen, nei panni di Veronika, la misteriosa cliente che bussa alla porta, avrebbe avuto bisogno di una presenza scenica più incisiva. È un personaggio che dovrebbe avere un impatto immediato, capace di incuriosire e soprattutto di innescare l’intera vicenda. Veronika avrebbe dovuto rappresentare la scintilla capace di accendere l’azione e dare il via all’indagine, ma il suo ingresso non ha la forza e l’incisività che ci si aspetterebbe. È soprattutto la prova interpretativa a non convince: manca quella presenza scenica capace di imporsi e dare immediatamente spessore al personaggio.

Dylan, invece, il suo viaggio lo compie: attraversa la propria dimensione mentale, i ricordi e gli incubi che appartengono al suo universo. Quello che è mancato è una maggiore forza nella costruzione dell’indagine e nel modo in cui questa prende avvio.

Non ci hanno convinto neppure le interpretazioni di Morgana e Lillie Connolly. Parliamo di due figure fondamentali nella vita di Dylan, il cui peso e la cui importanza vengono sottolineati anche dal racconto. Eppure, quello che arriva attraverso le parole non trova un’effettiva corrispondenza sul palcoscenico: il narrato ne restituisce il valore, ma il recitato non riesce a trasmetterne fino in fondo la profondità e il significato.

A questo si aggiunge un aspetto legato alle coreografie: nei momenti di ballo corale, la loro presenza non ci è sembrata altrettanto armoniosa rispetto al resto del gruppo. È un po’ come inserire una nota stonata in una bella melodia: improvvisamente l’orecchio si distrae, l’armonia si spezza e quello che dovrebbe essere un insieme piacevole perde la sua bellezza. L’attenzione finisce così per spostarsi dal bello al dettaglio che disturba.

Il giudizio finale su Dylan Dog Horror Show

Dylan Dog Horror Show è uno spettacolo che parte da un’idea interessante e possiede diversi ingredienti di qualità: una sceneggiatura originale, una bella scenografia, musicisti preparati, un corpo di ballo piacevole e alcune interpretazioni decisamente riuscite.

Non è la mancanza di ambizione il problema, ma la sensazione che tanta materia scenica non venga sfruttata fino in fondo. La contaminazione tra musical e teatro funziona, ma avrebbe potuto convivere con una dimensione horror e investigativa molto più presente e riconoscibile.

Resta anche una considerazione: il teatro è vivo, fatto di presenze, tempi e alchimie che cambiano da una sera all’altra. Non è il cinema, dove una scena può essere ripetuta finché non raggiunge il risultato desiderato. È possibile che una serata meno fortunata abbia inciso sulla mia percezione, e non escludiamo che lo spettacolo possa avere un’altra energia in un’occasione diversa. Ma, per quello che abbiamo visto, ci è mancata proprio quella personalità capace di distinguere Dylan Dog da un qualunque altro spettacolo teatrale.

In definitiva, un progetto con un potenziale notevole, che però rimane in parte inespresso. Perché celebrare Dylan Dog significa certamente raccontarne la storia, ma soprattutto riuscire a restituirne l’anima.

E quando si parla dell’Indagatore dell’Incubo, qualche brivido in più non sarebbe stato affatto fuori luogo. Anzi, sarebbe stato il minimo sindacale.

Lo spettacolo è prodotto da Viola Produzioni, Centro di Produzione Teatrale, in collaborazione con Bonelli Entertainment e Sergio Bonelli Editore. All’ingresso del Teatro Eliseo, il pubblico viene accolto da un allestimento dedicato ai quarant’anni di Dylan Dog, con fotografie, immagini, richiami al fumetto e uno spazio merchandising. Un percorso espositivo che accompagna gli spettatori nell’universo dell’Indagatore dell’Incubo, arricchito da un’accoglienza attenta e organizzata.

DYLAN DOG HORROR SHOW, di Tiziano Sclavi e Nicola Russo, con regia di Valter Malosti, la prima produzione teatrale Sergio Bonelli Editore, è in scena al Teatro Eliseo di Roma dal 28 Ottobre fino al 6 dicembre 2026.

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