Santiago – Un cammino per ricominciare: Yann Samuell porta sul Cammino di Santiago una storia di fragilità, incontri e seconde possibilità, ispirata a una straordinaria esperienza educativa reale.
Adam (Julien Le Berre) è un adolescente segnato dall’abbandono e dalla rabbia. Fred (Alexandra Lamy) è un’insegnante sospesa dal lavoro dopo un grave errore, incapace di ricostruire il rapporto con la figlia. Due persone apparentemente lontanissime che si ritrovano a condividere il Cammino di Santiago grazie a un’associazione che propone ai giovani percorsi educativi alternativi al carcere.
All’inizio tra loro non c’è sintonia: ci sono diffidenza, incomprensioni e caratteri difficili da conciliare. Ma chilometro dopo chilometro, la fatica, il silenzio e il tempo trascorso insieme iniziano a cambiare qualcosa. Il viaggio verso Santiago diventa così un percorso dentro le proprie ferite, dove entrambi scopriranno di avere ancora qualcosa da ricostruire.

Santiago – Un cammino per ricominciare
C’è qualcosa che nel cinema di Yann Samuell ritorna anche qui: l’attenzione verso i sentimenti, i rapporti umani e personaggi che cercano, spesso con difficoltà, una nuova direzione. Un regista che ha attraversato generi e mondi diversi, da Quella svitata della mia ragazza (remake del coreano My Sassy Girl) a Carissima me, da La guerra dei bottoni a Canterville – Un fantasma per antenato e La guerra dei Lulus.
Personalmente, però, è inevitabile pensare a Amami se hai coraggio, il suo esordio cinematografico del 2003: un film che ho sempre trovato di una bellezza unica, originale e quasi impossibile da dimenticare. In Santiago – Un cammino per ricominciare non ritroviamo quella stessa fantasia visionaria, ma rimane la sua capacità di raccontare le emozioni, questa volta attraverso uno sguardo più concreto e realistico.
Ed è proprio questa dimensione a rendere Santiago – Un cammino per ricominciare interessante. Il Cammino di Santiago non è una semplice cartolina, ma diventa il vero terzo protagonista: fatica, chilometri e silenzi fanno progressivamente cadere le difese di Adam e Fred.
La scrittura dei due protagonisti evita una dinamica troppo facile: non abbiamo un adulto che arriva per “salvare” un ragazzo problematico. Fred ha le proprie ferite, Adam le proprie. Il loro rapporto nasce dalla diffidenza, attraversa il conflitto e si costruisce lentamente, fino a rivelare una verità semplice ma tutt’altro che banale: a volte, per aiutare qualcuno a ritrovare la propria strada, bisogna prima accettare di mettere in discussione la propria.
È nei momenti in cui Samuell lascia parlare i protagonisti attraverso gli sguardi, i silenzi e la fatica che Santiago – Un cammino per ricominciare trova la sua dimensione migliore. Meno efficace, invece, quando sente il bisogno di sottolineare ciò che lo spettatore ha già compreso.
Ed è proprio in questo equilibrio tra sincerità e qualche concessione al sentimentalismo che il film trova la sua identità: una storia nata da esperienze reali, raccontata con uno sguardo profondamente umano.

Perchè non guardare Santiago – Un cammino per ricominciare:
Se il cuore di Santiago – Un cammino per ricominciare è sincero, la sceneggiatura non sempre possiede la stessa forza. Il percorso di Adam e Fred segue una traiettoria abbastanza riconoscibile e alcuni snodi narrativi arrivano proprio quando lo spettatore se li aspetta. È il limite principale di un film che ha un materiale umano interessante, ma che talvolta sembra avere troppa paura di lasciarlo respirare.
Anche alcuni incontri e situazioni lungo il percorso appaiono costruiti per accompagnare i protagonisti verso una precisa consapevolezza, invece di nascere spontaneamente dal viaggio. Una scelta che, in certi momenti, porta Santiago – Un cammino per ricominciare verso il feel-good movie, attenuando quella dimensione realistica che resta una delle sue qualità.
Conclusioni
Santiago – Un cammino per ricominciare è un film che parla di seconde possibilità senza trasformarle in una formula magica.
Yann Samuell prende una storia nata dall’osservazione di una realtà concreta e la trasforma in un racconto umano, lasciando che siano il tempo, la strada e l’incontro tra due persone fragili a costruire lentamente il cambiamento. Perché non sempre ricominciare significa dimenticare ciò che è successo. A volte significa semplicemente accettare di ripartire da dove ci si trova.
E forse il senso di un cammino non è arrivare alla fine, ma scoprire chi siamo diventati mentre percorrevamo la strada.
Un viaggio cinematografico che parte da esperienze reali e arriva a una domanda universale: quanto può cambiare una persona quando trova qualcuno disposto, semplicemente, a camminarle accanto?
Curiosità:
Santiago – Un cammino per ricominciare è ispirato a Marche et invente ta vie di Bernard Ollivier, scrittore e viaggiatore francese, e all’esperienza dell’associazione Seuil, fondata dallo stesso Ollivier.
Il modello è sorprendente: giovani in situazione di disagio affrontano lunghi percorsi a piedi, generalmente di circa tre mesi e 1.500 chilometri, accompagnati individualmente da un adulto. Non si tratta semplicemente di una punizione o di una fuga dai problemi, ma di un percorso educativo fondato su autonomia, responsabilità, relazione e reinserimento.
Il ragazzo viene preparato alla partenza, affronta il percorso con il proprio accompagnatore e, una volta terminato il viaggio, il lavoro educativo prosegue. La marcia diventa quindi uno strumento all’interno di un progetto più ampio.
Ed è importante sottolinearlo: Adam e Fred sono personaggi di finzione. Il film non racconta la storia vera di due persone specifiche, ma nasce dall’osservazione e dalla rielaborazione di numerose esperienze reali.
Santiago – Un cammino per ricominciare è al cinema dal 24 settembre 2026, distribuito da Officine UBU.
Regia: Yann Samuell Con: Alexandra Lamy, Julien Le Berre, Maëlle Vidou, Eric Métayer, Malik Amraoui, Mélanie Doutey, Cyril Gueï, James Joint Anno: 2026 Durata: 102 min. Paese: Francia Distribuzione: Officine Ubu
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