Home / RECENSIONI / Animazione / L’Isola dei Ricordi – Diario di bordo di un’amicizia che non vuole perdere la rotta – Recensione

L’Isola dei Ricordi – Diario di bordo di un’amicizia che non vuole perdere la rotta – Recensione

L’Isola dei Ricordi: Due amiche, un’isola impossibile e un bagaglio che nessuna compagnia aerea saprebbe risarcire: i ricordi. 🧭

🎥 Trama – Coordinarsi per perdersi insieme

Giorno zero. Jo e Raissa sono amiche da quando il futuro sembrava una cosa da grandi. Ora hanno finito la scuola e quel futuro è arrivato, maleducato come chi si presenta a una festa mentre stai ancora apparecchiando.

Stanno per prendere strade diverse. Durante la loro ultima serata insieme, un portale le scaraventa a Nakali, l’isola popolata dalle creature dei racconti delle loro famiglie filippine. Per tornare a casa potrebbe dover pagare con i ricordi della loro amicizia. Una tariffa decisamente peggiore del sovrapprezzo per il bagaglio a mano.

Una delle cose più belle de L’Isola dei Ricordi è che la fantasia non spunta dal nulla come un effetto speciale rimasto senza supervisione. Nasce dalle storie ascoltate da bambine, dalla voce della nonna, da quel patrimonio di racconti che ci portiamo dietro anche quando crediamo di avere dimenticato.

Il viaggio di Jo e Raissa ha così due mappe: una conduce fuori dall’isola, l’altra dentro ciò che le ha rese le persone che sono.

«Se perdiamo la strada, pazienza. Se perdiamo il ricordo di averla fatta insieme, allora sì che siamo nei guai».

Cosa funziona ne L’Isola dei Ricordi – La memoria tiene il timone

Giorno uno. La regia di Joel CrawfordeJanuel P. Mercado sa che l’animazione non deve imitare il mondo fino a farsi venire il mal di schiena.

Le immagini hanno un gusto illustrato e scattante che può ricordare il cel shading dei videogiochi: se siete passati da Jet Set Radio, sapete quanto possa essere irresistibile un universo che sembra disegnato mentre corre. Qui il 3D conserva volume, ma colori, espressioni e cambi di stile gli impediscono di diventare una vetrina di plastica. Alcune sequenze adottano linguaggi grafici diversi, seguendo personaggi e momenti del racconto. Non è il reparto tecnico che fa le flessioni davanti allo specchio: è la forma che dà una mano alle emozioni.

Sotto quella superficie così vivace c’è una storia scritta con una sensibilità rara. I ricordi non sono souvenir da sistemare su una mensola. Sono il materiale con cui costruiamo la nostra identità: una risata condivisa, una promessa fatta da piccoli, perfino una giornata storta diventano parte del nostro modo di stare al mondo. Farne il possibile prezzo della salvezza dà all’avventura una posta emotiva comprensibile anche ai bambini, senza trattarli come spettatori a cui spiegare tre volte dove si trova il cuore.

E poi c’è l’amicizia, quella vera, che sa condividere gioie e dolori ma non pretende di mettere il guinzaglio al futuro dell’altro. Jo e Raissa devono affrontare una domanda più spaventosa dei mostri di Nakali: se la persona a cui vuoi bene deve partire per crescere, riesci a lasciarla andare? Il film non confonde la distanza con l’abbandono. È un messaggio generoso e arriva senza sembrare una predica infilata a forza fra due inseguimenti.

«L’amicizia non è un’ancora. Al massimo è qualcuno che ti insegna a leggere le stelle».

Perché non guardare L’Isola dei Ricordi – Se amate solo i porti conosciuti

Giorno due. Difetti sostanziali, nel mio diario, non ne ho segnati. Il rischio maggiore sta fuori dallo schermo: L’Isola dei Ricordi è una storia nuova, con personaggi nuovi, e non ha un numero romano nel titolo a garantirle automaticamente attenzione. Alla proiezione stampa a cui ho assistito la sala era quasi deserta. C’erano più bambini, arrivati ​​con i pochi presenti, che giornalisti. È una constatazione personale, non una previsione sugli incassi, ma lascia l’amaro in bocca.

Poi ci chiediamo perché gli studios tornino sempre ai seguiti e ai marchi già conosciuti. Se a una nuova avventura riserviamo l’entusiasmo di un impiegato davanti alla fotocopiatrice inceppata, il problema non è che mancano le idee: è che rischiamo di lasciarle salpare senza salire a bordo. Se cercate soltanto facce familiari e nostalgia preconfezionata, questo viaggio potrebbe non interessarvi. Vi consiglierei di correre il rischio.

🌀 Extra – L’amicizia non ha la mappa del tesoro: la forza (e le ombre) del cinema per ragazzi

C’è un momento, nel cinema per ragazzi, in cui l’avventura smette di essere soltanto una scusa per uscire di casa e diventa lo specchio delle prime vere paure della vita.

Ne I Goonies, questo passaggio avviene quasi subito: Mikey e gli altri inseguono il tesoro di Willy l’Orbo non per avidità, ma per il terrore di perdere le proprie case e veder smantellato il quartiere in cui sono cresciuti. Richard Donner trasforma quell’ansia in una corsa travolgente piena di trappole, urla e decisioni prese con l’incoscienza e la lucidità tipiche dei dodici anni. Per loro, essere amici non significa andare d’accordo ogni secondo, ma rifiutarsi categoricamente di lasciare indietro qualcuno quando le cose si mettono male.

Se I Goonies permette di affrontare insieme la paura di perdere un luogo, Stand by Me – Ricordo di un’estate alza la posta e parla del momento esatto in cui l’infanzia sfuma. Il cammino di Gordie, Chris, Teddy e Vern lungo i binari della ferrovia è la ricerca del corpo di un ragazzo scomparso, ma diventa soprattutto un viaggio doloroso nella fragilità della crescita e nel senso della perdita. L’amicizia qui è confidenza intima, spalla a cui aggrapparsi di fronte alle prime ferite della vita.

Con E.T. l’extra-terrestre, Steven Spielberg sposta questa vulnerabilità sul piano dell’empatia pura e universale. La tenerezza ostinata con cui Elliott si prende cura di una creatura lontana anni luce mostra che voler bene significa anche imparare l’arte più difficile: saper accettare l’addio e lasciare andare chi amiamo quando deve tornare alla propria casa.

Non sempre, però, la minaccia per un’amicizia arriva da un pirata, dalla mortalità o da un’astronave in partenza. A volte si presenta con un sorriso smagliante e ruba il tuo posto preferito.

In Toy Story – Il mondo dei giocattoli, Woody non odia Buzz Lightyear perché è cattivo: lo odia perché piace ad Andy, e questo gli fa temere di non contare più nulla. È un ritratto della gelosia infantile tratteggiato con una precisione quasi spietata, capace di mettere a disagio molti adulti. La loro amicizia comincerà solo quando smetteranno di trattarsi da rivali per imparare a fidarsi l’uno dell’altro nel momento del pericolo.

Luca aggiunge un’ulteriore, delicata sfumatura a questo sentimento: Alberto apre a Luca le porte di un mondo nuovo, ma quando entra in scena Giulia teme di essere messo da parte. Qui l’amico vero non deve soltanto imparare ad accogliere un nuovo arrivato, ma fare un salto di maturità ancora più grande: accettare che la persona a cui ha insegnato a sognare possa desiderare qualcosa che la porterà lontano da lui.

Sono film profondamente diversi tra loro, ed è un bene. I ragazzi non hanno bisogno di un unico modello d’amicizia preconfezionato e zuccheroso. Non promettono che gli amici resteranno sempre vicini, sempre d’accordo o che siano privi di debolezze; mostrano, invece, quanto conta quello che scelgono di fare quando scoprono di non esserlo.

«Certi amici non li perdi quando partono. Li perdi soltanto se smetti di fare spazio alla loro rotta».

🎭 Conclusioni – Tornare a casa, portandosi dietro qualcuno

Ultima pagina del diario. L’Isola dei Ricordi è una splendida sorpresa: divertente, visivamente inventiva e capace di toccare un nervo scoperto senza premere come un chirurgo vendicativo. Mi ha ricordato che crescere non significa conservare ogni rapporto identico a com’era. Significa trovare il coraggio di cambiare la forma senza negare ciò che abbiamo vissuto insieme.

Lo consiglierei ai bambini per l’avventura e agli adulti per quella fitta improvvisa che arriva pensando a un vecchio amico. Magari, usciti dalla sala, manda un messaggio a qualcuno con cui non parlare da un po’. Non per obbligarlo a tornare. Solo per dirgli che, da qualche parte, nella vostra mappa c’è ancora.

Il film è al cinema da giovedì 24 settembre con Universal Pictures.

Firmato: Il Capitano Smemorato

Regia: Joel Crawford, Januel P. Mercado, Januel P. Mercado Con: SUO, Liza Soberano, Dave Franco, Lea Salonga (voci originali) Anno: 2026 Durata: 109 min. Paese: Stati Uniti Distribuzione: Universal Pictures

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

Guarda anche

lo-chiamava-rock-&-roll-recensione-dvd-copertina

Lo chiamava Rock & Roll: il DVD di un viaggio che abbatte barriere – Recensione

Lo chiamava Rock & Roll: Un’amicizia vera diventa cinema e trasforma la disabilità in una …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.