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Mr. Nelson, Did You Kill People? – Recensione dello sconvolgente film di Shin’ya Tsukamoto in Concorso a Venezia 83

Mr. Nelson, Did You Kill People?: Brutale, agghiacciante, crudele, ancestrale, spietato, furibondo, micidiale…

Ecco i primissimi aggettivi venutici istintivamente in mente dopo l’anteprima, avvenuta all’83.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, del nuovo opus controverso, altresì terribilmente affascinante, di Tsukamoto.

Opera corposa, virulenta, della “demolente” durata di un’ora e cinquantasei minuti palpitanti, visivamente forsennati. “Orripilante” in senso positivamente lato, dramma bellico psicologico mostrante le tremende aberrazioni della sporca guerra del Vietnam. Interamente sceneggiato dallo stesso Tsukamoto assieme all’ex commilitone Allen Nelson, il quale “romanzò” e dolorosamente filtrò le dure esperienze patite, sulla propria “escoriata” pelle e nell’animo ferito a morte, nella giungla vietnamita. Ivi è incarnato con eccelsa bravura da un mastodontico Rodney Hicks, calatosi nella parte con aderenza sovrumana, ai limiti dell’immedesimazione più viscerale.

Trama, concisamente sintetizzata nei suoi tratti maggiormente rilevanti, per non rovinarvene le sorprese con spoiler inopportuni:

Nel suo sanguigno e febbricitante incipit, ove esplode un’elettrica musica tonitruante, assistiamo al mesto, angosciante, solitario passeggiar (in)dolente d’un giovanissimo ragazzo di colore, Allen Nelson (Mark Merphy). Fra le lerce strade polverose e “fognarie”, i fangosi vicoli periferici d’una tetrissima New York. Pullulano perfino topi repellenti, dei quali quasi respiriamo l’olezzo nauseabondo. Nelson si reca di lì a poco in un’aula scolastica popolata da bambini innocenti, non ancora macchiati nel cuore dall’atroce guerra del Vietnam, invece da lui vissuta, combattuta e giammai dimenticata. Stampatasi per sempre nella sua mente distrutta.

Una dolce bambina gli domanda se uccise delle persone. Potremmo “correggere” in… quelle… persone. Quelle della maledetta war. Nelson, dinanzi a tale domanda secca e pura, entra in stato catatonico, ammutolito e pervaso da un corporale gelo di terrore. Visualizziamo allora, in perenni flashback tormentosamente turbinosi, la sua nera storia personale ai confini dell’abominevole follia. Una deflagrata bomba impiantatagli nel suo “epidermico” tessuto psichico e fisico, che lo trasforma in un “robotico” essere metaforicamente e umanamente deforme, deprivato della sua primigenia “limpidezza” e candida umanità.

In contemporanea, attraverso un perpetuo ballonzolar d’immagini irruenti, sovente virate al giallo ocra, vediamo Nelson adulto (Hicks) confrontarsi col suo psichiatra, il dottor Nelson: un “monolitico” e incartapecorito Geoffrey Rush, però ipnotico e consuetamente bravissimo. Lo tampina di quesiti affinché, rielaborando la propria vita, dalla poverissima infanzia con un padre violento alla partenza per il fronte e alle oscenità vedute in Vietnam, impari a perdonarsi per i suoi esecrabili “gesti” disumani. Nelson fu addestrato e mentalmente destrutturato, “riordinato” per divenire un killer senz’anima. È ormai un uomo ischeletrito interiormente: non c’è più, ma combatte per rimanere ancor vivo, sepolto e “reincarnatosi” in uno spettro ambulante fra le macerie del suo animo interamente spaccato.

Cosa funziona in Mr. Nelson, Did You Kill People?

Tsukamoto (ri)fa il Vietnam secondo la sua personalissima interpretazione, concentrandosi su un plotone formato solamente da neri e sul disperato Nelson. Lo inquadra con primi piani intensi e inquietanti, filmando quasi ossessivamente i suoi acquosi e cerei occhi, che “gocciolano” paura mischiata all’orrore di kurtziana memoria del Brando di Apocalypse Now, incontrante la versione black del Chris Walken de Il cacciatore.

Tsukamoto, factotum totale, anche stavolta monta e fotografa il tutto da sé. Centrifuga il suo sincopato, irruento e graffiante montaggio allo sguardo allucinato di Nelson, optando per cromature sature e “zampillanti” di rosso cremisi. Platoon, a confronto, impallidisce e sembra un film per educande. È il Full Metal Jacket di Tsukamoto, nella prima tranche, possibilmente ancor più glaciale.

Qui la violenza esplode in modo iperrealistico: un martellar incessante di mitragliate, sbudellamenti, crani e corpi torturati, sventrati, trivellati, squartati. Cadaveri mutilati, vicini a venir divorati e “ingoiati” da soldati non più uomini, bensì automi ridotti in animalesco stato brado, antropofagi dei lor simili e, figuratamente, dei propri cuori “spellati”. Un tourbillon lisergico d’immagini che cannibalizza noi spettatori, emozionalmente stesi. Uno spettacolo da incubo a occhi aperti. Gli occhi di Nelson, accecati dal panico, accecano noi che lo osserviamo tremanti di terrore. Hicks è superlativo; Rush, pur “limitandosi” a star sempre seduto, è straordinariamente perfetto.

Perché non guardare Mr. Nelson, Did You Kill People?

Dapprima citammo uno dei grandi capolavori di Coppola. Mr. Nelson, Did You Kill People? assomiglia, in alcuni punti, perfino a Giardini di pietra in “salsa” gore. È una splendida apologia che inneggia alla pace mediante il grido strozzato di Nelson: corrosiva, memorabile, forse istantanea pietra miliare del Cinema. Non statunitense, bensì realizzata da un cineasta giapponese che, dinanzi alle abominazioni della guerra, non può che sentirsi uomo senza patria e patriottismi. La guerra non ha bandiere, se non quelle sventolate dalla stolta fierezza dei vari pazzi leader bombaroli e militareschi.

Mr. Nelson, Did You Kill People?, al fronte, eh eh, no, a fronte di tali nostre considerazioni, è un capolavoro? Oppure un compiaciuto esercizio di stile visivamente grandioso ma paradossalmente melenso e banale, specialmente nel finale probabilmente retorico, che non aggiunge nulla di nuovo e scopiazza le indimenticabili pellicole sul Vietnam poc’anzi menzionatevi? Al momento, scusateci, non possiamo offrirvene risposta. È un film che necessita di tempo per esser metabolizzato.

Trattasi comunque d’un film importante e siam orgogliosi d’averlo visto in preview mondiale. A nostro avviso, or come ora, vale eccome una e più visioni, ma rimaniamo scettici dinanzi a chi lo sta già osannando a spada tratta… Sparandole grosse. Abbiamo detto troppo. A voi, quando sarà, apprezzarne o meno la (c)rudezza e giudicarlo meritevole di grandezza.

Regia: Shin’ya Tsukamoto Con: Rodney Hicks, Geoffrey Rush, Mark Merphy, Tatyana Ali, Joshua Léger, Nathan Lawrence, Johnny Serret Anno: 2026 Durata: 116 min. Paese: Giappone, USA Distribuzione: ND

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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