Nessun dolore: Recensione del film di Gianni Amelio con Alessandro Borghi e Valeria Golino presentato fuori concorso dell’83ª Mostra di Venezia il 3 settembre 2026.
Tu non esisti ma io ti sento…
Nessun dolore è “riassumibile” in questa furente strofa che risuona nel trailer ed echeggia senza sosta durante la sua visione, tratta dalla strepitosa canzone Avatar di Madame…
Trama, molto sintetizzatavi per evitarvene deleterie rivelazioni soprattutto irrilevanti, oltre che quanto mai inappropriate:
Immediatamente siam immersi nelle grigie, fiocamente autunnali e financo tetre atmosfere opache d’una nevralgica e al solito trafficata Roma quasi spettrale, obnubilata da una nebbiosa cappa climaticamente e metaforicamente torbida. In repentino piano sequenza convulso, mentre scorrono altrettanto veloci i titoli di testa, assistiamo a un musulmano padre extracomunitario che passeggia in maniera nervosa lungo le vie limitrofe alla stazione capitolina, assieme al suo innocente bambino di otto anni. Presto forzatamente e con atroce disperazione esistenziale, a causa della sua grave indigenza finanziaria, “consegnato” nelle mani d’un infastidito libraio di strada e forse perfino un po’ distratto di nome Davide (un magnifico Alessandro Borghi, Supersex, Campo di battaglia).
Momentaneamente assentatosi dal suo luogo di lavoro per pranzare… Ad attenderlo ivi, dopo la sua estemporanea assenza, la premurosa e dolce docente, matura, stagionata ma ancor avvenente docente universitaria Elsa (un’intensa Valeria Golino, Via da Las Vegas, Fuga da Los Angeles). La quale però, profondamente indispettita dall’assai tardivo ritorno di Davide, considerandolo maleducato, bruscamente lo rimprovera seduta stante con impeto veementemente rabbioso, maledicendolo e d’improperi tempestandolo con impietosa durezza furiosa, abbandonandolo lì tutto solo all’imbrunir d’una piovosa serata maledetta e forse per entrambi scalognata…
Che cosa accadde, invero, in quel letale, tragico frangente, durante quest’intervallo di lungo tempo trascorso prima del temporale non soltanto da intendersi in senso prettamente letterale? I
l bambino fu travolto da un motociclista in corsa e ricoverato d’urgenza in rianimazione all’ospedale più vicino. Ove Davide, assalito e assillato dalla tremenda colpa per l’involontario accaduto non certamente dipeso dalla sua volontà, se n’è presto recato per riceverne notizie. Qui nota una bella ragazza altrettanto sconfortata, anch’ella islamica e mulatta (incarnata da Felicita Ramundo), accorsa al pronto soccorso per rifugiarsi nelle glaciali ore notturne e subito però cacciata via da un volgare, insensibile receptionist del reparto “infermieristico”.
Davide le presta “riparo” e l’invita a dormire a casa sua. Or ci fermiamo e non vi raccontiamo altro. Che cosa succederà? L’adombratosi e terrificato Davide s’imbatterà in quali disavventure nefaste, altresì illuminanti il suo vitale tragitto emotivamente travagliato? Che ruolo avrà il “custode” (Valerio Mastandrea, Diabolik – Ginko all’attacco), soprattutto d’un inconfessabile e molto intimo, al contempo pericoloso segreto confidatogli da Davide, della camera mortuaria del nosocomio ove è “sigillato” l’esanime corpo d’un cadavere a Davide oramai “familiarmente” vicino?

Cosa funziona in Nessun dolore
Teso, vibrante, con una maestosa fotografia firmata Diego Garcia, raffinatamente diretto da Amelio che volutamente non si risparmia in più o meno apprezzabili, dipende dai gusti ovviamente, interminabili e imperterriti svolazzi pindarici insistiti, eccede a tutt’andare in “licenze poetiche” e digressioni (f)utili, nel suo film che trabocca di così tanta retorica a primo impatto ripugnante eppur talmente ricercata e ostinata da sconfinare nel sublime lirico più magnificente e soave.
L’umile dimora di Davide è, per esempio e infatti, “soffocata” da una moltitudine incredibile di libri e par la biblioteca di Alessandria, non dispone di molti metri quadri ma vien invasa e abitata pian piano esponenzialmente da immigrati a non finire… Borghi si porta il “peso” del film quasi unicamente sulle sue spalle, sfoggiando una prova istrionica ma trattenuta con un’amabile sordina da performer di razza.
Valeria Golino dimostra ancor una volta d’esser oramai una gran attrice coi fiocchi e Mastandrea, seppur gli siano riservate una manciata di scene, si riconferma un’interprete valente nel cui rugoso viso son impressi indelebilmente i ruvidi, decadenti “lineamenti” del sofferente uomo saggio e vissuto. Paternalistico con tatto…

Perché non guardare Nessun dolore
Il film lambisce, esplora e sfiora molti temi scottanti senza mai giustamente addentrarsene a fondo (Amelio non è un antropologo, tantomeno un tronfio sociologo, ed è un bene o un male, chissà), fra cui naturalmente in primis quello, perennemente attuale, dell’immigrazione, del disagio economico e sociale, delle tuttora irrisolte e abissali discrepanze culturali fra razze e religioni diametralmente opposte, della marginalità dolente, della metropolitana solitudine e resilienza più spaventose eppur rafforzanti l’indomito spirito del cuor umano che non vuol darsi mai per vinto.
È un film sull’amore non corrisposto o forse “impaurito” fra un uomo e una donna colti ma anacronistici e infelici nel caos d’una modernità alienante che li sta tanto distruggendo quanto spronando a desiderare con ancor maggior virulenza e romanticismo cristallino, nitidissimo, la struggente bellezza (in)esistente della levità or arrugginitasi nella tristanzuola mezz’età subentrata, della tenera e primordiale, romantica e fanciullesca giovinezza perduta, scomparsa nella fugacità del tempo inafferrato, doloroso e irreversibile.
A tanti, per tali e molteplici ragioni, scontenterà come infatti avvenne qua, al Lido, ad altri, come noi, invece entusiasmerà e dal primo all’ultimo minuto avvolgerà e avvincerà nella sua sinuosa, lirica intarsiatura d’immagini favolose e sbalorditivi dialoghi essenziali…
Nessun dolore è un film ermetico, onirico e misterico, pieno d’incognite e splendide sottigliezze financo visive, d’iperboliche parentesi all’apparenza persino ridicole, è un film bellissimo, straordinariamente naïf e superbamente demodé, antico ma non antiquato, è la vivida ed esemplare consistenza in celluloide d’un Cinema “datato”, oltremodo superato, in verità necessario, “piccolo”, grandioso. È uno dei film più elettrizzanti che qui a Venezia abbiamo visto. E che dovete vedere anche voi.
Il film sarà al cinema dal 24 settembre 2026 con 01 Distribution.
Regia: Gianni Amelio Con: Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea Anno: 2016 Paese: Italia Distribuzione: 01 Distribution
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