Home / CULTURAL / Matsuri: il tamburo che scandisce il ritmo del Giappone – Recensione

Matsuri: il tamburo che scandisce il ritmo del Giappone – Recensione

Matsuri – Guida ai Festival tradizionali giapponesi: Tra kami in festa, yōkai in costume da Halloween e fuochi d’artificio silenziosi, la nuova guida firmata Zanetta-Yamaguchi trasforma 63 festival giapponesi in una playlist stagionale. DarumaView l’ha letta, ballata e (quasi) osservata a distanza di sicurezza dalle lanterne.

Se la Guida ai luoghi anime in Giappone era un bisturi cartografico e Itinerari per sognatori un guanto di velluto, Matsuri è il colpo di taiko che apre la festa: non ti guida con la precisione chirurgica della prima, non ti accarezza con la poesia della seconda, ti dà il ritmo. E il ritmo, qui, non lo segna un metronomo qualsiasi ma l’antico calendario lunisolare, che scandisce le 296 pagine come una playlist stagionale dal Setsubun di febbraio ai festival invernali di Hokkaido.

Qui si legge il Giappone a colpi di tamburo.

“Nessun biglietto ti garantisce di non finire reclutato in una parata.”

— verità nascosta tra le righe dell’Hachinohe Sansha Taisai

Le autrici: la sciamana e la disegnatrice

Dietro questo tamburo ci sono due mani molto diverse. Marianna Zanetta arriva con un dottorato in Antropologia delle Religioni e anni di ricerche su sciamanesimo e culti dei defunti in Giappone, più un’associazione dedicata alla diffusione della cultura nipponica: la sua è la voce di chi ha fatto sul serio i compiti a casa.

Kaori Yamaguchi, illustratrice abituata a libri per bambini e pattern per tessuti, disegna invece quei compiti trasformandoli in tavole pastello piene di lanterne, kimono e fuochi d’artificio. Curiosamente Yamaguchi non è una new entry per i lettori di DarumaView: era già la firma illustrativa di Itinerari per sognatori, il che rende Matsuri quasi un capitolo gemello di quella guida, con lo stesso pennello ma un ritmo completamente diverso.

Il calendario come spina dorsale

La struttura del libro non lascia dubbi su chi comandi: non è l’ordine alfabetico, non è la geografia, è la stagione. Primavera, Estate, Autunno, Inverno scandiscono 63 festival tradizionali che vanno da Okinawa a Hokkaido, e il sommario stesso funziona come prova a norma di legge della copertura “totale” del Giappone: si parte dal Setsubun e si finisce con il Sapporo Yuki Matsuri, passando per sessantuno tappe intermedie che sembrano più una circumnavigazione rituale che un indice. Difficile pensare a un altro modo per dimostrare che i matsuri non sono eventi isolati, ma un unico organismo che respira con le stagioni.

“Halloween esisteva già in Giappone. Solo che aveva il jet-lag di qualche secolo.”

— impressione lasciata dal Tachikawa Yōkai Bon Odori

Un TripAdvisor per spiriti e yōkai

Ogni scheda-festival segue un format fisso quasi liturgico: “Che cosa si celebra”, “Da non perdere”, “Da non fare”, “Consiglio speciale”. È l’equivalente di un galateo per chi non vuole fare la figura del turista che offende un kami per sbaglio.

All’Hachinohe Sansha Taisai, per dire, il “consiglio speciale” suggerisce addirittura di proporsi come volontari per la parata: altro che biglietto d’ingresso, qui ti recluta. Al Tachikawa Yōkai Bon Odori, invece, il libro si concede il suo momento più pop, raccontando come la tradizione buddista dell’Obon si sia mescolata negli ultimi decenni con l’estetica di Halloween, tra maschere da yōkai e sfilate notturne: la prova che anche il folklore più antico sa fare sincretismo con Netflix e i costumi da festa.

Quando il libro smette di parlare

La parte più sorprendente di Matsuri, però, non è testuale. Ogni tanto la guida abbandona del tutto le rubriche e si concede doppie pagine mute, pura illustrazione: i fuochi d’artificio che esplodono in silenzio sopra due sagome di spettatori, o le lanterne che si alzano nel cielo notturno vicino a una montagna innevata, corredate solo da una piccola nota di curiosità sulle regole di sicurezza per il lancio. Sono pause contemplative che la guida anime, tutta mappe e coordinate, non si permetteva mai: qui Yamaguchi ha campo libero, e il libro respira insieme al lettore prima di tornare alle informazioni pratiche.

“Servono almeno tre persone per lanciare una lanterna, ma ne basta una sola per innamorarsi del cielo che ne è pieno.”

— nota di sicurezza travestita da poesia, sulle lanterne di Tsunan

Non location da spuntare, riti da vivere

Dietro la veste illustrata si nasconde comunque il dottorato di Zanetta, e si sente: il filo che lega ogni scheda non è la lista di cose da fotografare ma il rapporto tra comunità, kami e ciclo delle stagioni, un tema centrale anche allo shintoismo da cui i matsuri derivano. Non si va a caccia di un luogo per un selfie, si racconta perché un intero paese si mobilita per trascinare un carro o danzare per ore: è la differenza sottile ma decisiva tra una guida turistica e una guida che, con leggerezza, ti spiega perché quella festa esiste da secoli.

Tascabile ma tutt’altro che leggero

Sul fronte tecnico, Matsuri gioca la carta della portabilità: formato flexibound da 13,2×18,2 cm, comodissimo da infilare in uno zaino da viaggio, ma dentro quelle dimensioni compatte si nascondono 296 pagine dense quasi da enciclopedia. Uscito il 10 aprile 2026, è il classico libro che sembra leggero in mano e pesante di contenuti appena lo apri, un po’ come i matsuri stessi: apparentemente solo festa, in realtà stratificati di storia.

Mappa, sogno, tamburo: la trilogia estiva di DarumaView

Con Matsuri si completa quella che su DarumaView abbiamo deciso di chiamare la nostra trilogia estiva delle guide sul Giappone: non un progetto ufficiale dell’editore NuiNui o di Nippon Shock Edizioni, ma un filo narrativo che abbiamo tessuto noi, accostando tre libri che raccontano lo stesso Paese da angolazioni completamente diverse.

La trilogia in tre tappe

Tre libri, tre velocità, tre modi di viaggiare con la mente prima ancora che con la valigia: la precisione di chi cerca un luogo esatto, la lentezza di chi cerca solo un’atmosfera, e il ritmo di chi vuole semplicemente lasciarsi guidare dal calendario e dai festival che lo animano. Se quest’estate avete in programma una full immersion nipponica da lettura, la nostra proposta è chiara: prendeteli tutti e tre, e scegliete il tamburo, il sogno o la mappa secondo l’umore del giorno.

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

Guarda anche

poliziotto-senza-paura-magnum-cop-recensione-bluray-copertina

Poliziotto senza paura (Magnum Cop) – Merli a Vienna, senza distintivo e senza pietà – Recensione Blu-Ray

Poliziotto senza paura (Magnum Cop): Il poliziottesco cambia abito, prende un aereo per Vienna e …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.