Deep Water – Incubo degli Abissi: Un disastro aereo che diventa un disastro cinematografico ma tranquilli, l’acqua è fresca e i pesci hanno molta fame. 🦈
🎥 Trama – Cortocircuiti da discount e atterraggi corallini
Parliamo subito del vero capolavoro logico alla base di questo disastro in computer grafica. Un volo di linea partito da Los Angeles e diretto a Shanghai precipita non per un attacco terroristico o per una tempesta perfetta, ma grazie al carisma esplosivo di un power bank difettoso attaccato a un tablet.
A innescare l’apocalisse è il classico stronzo che non segue le regole e tratta tutti a pesci in faccia, snobbando le norme dell’aviazione civile come se fossero semplici suggerimenti per i comuni mortali. Questo MacGyver dell’idiozia causa un incendio che costringe i piloti a un ammaraggio di fortuna nel mezzo dell’Oceano Pacifico.
L’aereo non trova ovviamente un banco di sabbia morbido ma centra in pieno la barriera corallina che affetta la fusoliera come una grattugia sul parmigiano. I sopravvissuti, un campionario di umanità a cui daresti volentieri un pugno in faccia prima ancora del decollo, si ritrovano a fare i conti con l’acqua che sale e con un banco di squali che preferisce la carne umana al pesce azzurro.
“Capitano, c’è uno squalo bianco sulla fusoliera!” “Digli che non abbiamo noccioline da offrirgli, deve accontentarsi dei passeggeri di seconda classe.”
– (Hostess rassegnata alle procedure di emergenza)

✅ Cosa funziona in Deep Water – Incubo degli Abissi – La legge del mare (e del karma)
Ammettiamolo, con tutto questo mare a disposizione è indubbiamente un film fresco, l’ideale per staccare il cervello e godersi l’aria condizionata della sala.
Il vero pregio della pellicola è però il suo inaspettato body count. Renny Harlin dirige questa giostra acquatica come se fosse Il Trono di Spade con le pinne. Nessuno è al sicuro, quasi tutti tirano le cuoia in modi pittoreschi. Salviamo anche il comparto tecnico e gli effetti speciali (il film è peraltro dedicato alla memoria del compianto effettista che ha tentato in ogni modo di tenere a galla la baracca, Lionel Estivill), capaci di regalare un paio di sequenze d’azione che ti strappano un sorriso per la loro totale, gloriosa assurdità.
“Ho pagato un biglietto di prima classe, esigo di essere mangiato prima di quel pezzente in economy!”
– (Passeggero con le priorità molto chiare)

❌ Perché non guardare Deep Water – Incubo degli Abissi – Un naufragio attoriale e ritmi da crociera INPS
Centosei minuti di durata possono sembrare pochi, ma in questo caso scorrono con la stessa agilità dell’attesa bagagli a Fiumicino la vigilia di Natale.
Il film inciampa spesso su se stesso risultando a tratti letargico, incastrato in loop ripetitivi dove i protagonisti si limitano a urlare, sguazzare e prendere decisioni discutibili. Ma il vero disastro è il cast.
Renny Harlin è lo stesso regista che ha partecipato attivamente al naufragio la gloriosa casa di produzione Carolco con l’epocale tonfo di Corsari e la sua parabola discendente continua a scavare sul fondo oceanico nonostante i discreti fasti passati di Cliffhanger e Blu profondo.
Proprio con il suo cult del 1999, Blu profondo, il paragone è impietoso: se all’epoca il regista ci aveva regalato squali mako geneticamente modificati, così intelligenti da poterti spiegare la fisica quantistica prima di divorarti a metà di un monologo motivazionale, in Deep Water i predatori marini sembrano aver subito una lobotomia. I pescioloni di oggi si limitano a sgranocchiare comparse a caso con l’entusiasmo di un impiegato del catasto di lunedì mattina, facendoci rimpiangere amaramente l’epoca d’oro in cui gli squali di Harlin avevano almeno un quoziente intellettivo superiore a quello dei protagonisti umani.
Passi per Aaron Eckhart (che da oggi chiameremo affettuosamente Aaron Trecarte vista la disinvoltura disperata con cui sceglie i copioni) ma il vero mistero è Sir Ben Kingsley. Come si fa a passare da un meritatissimo Oscar per Gandhi a farsi prendere a pinne in faccia in un B-movie del genere? È un enigma che nemmeno gli scienziati marini riusciranno mai a spiegare. Siamo di fronte a un talento buttato letteralmente a mare.
“Se usciamo vivi da qui ti lascio una recensione a una stella su TripAdvisor.”
– (Ultime parole famose prima del morso fatale)
🎭 Conclusioni – A mollo nel ridicolo volontario (o quasi)
Deep Water – Incubo degli Abissi è il classico film survival che parte col botto per poi trasformarsi in un teatrino dell’assurdo dove la sceneggiatura annega insieme ai protagonisti. È un’opera pregna di mediocrità ma che alla fine intrattiene se la si affronta con lo spirito giusto (e magari un cocktail in mano). Andate a vederlo per ammirare il disastro, restate per fare il tifo per gli squali che tentano di ripulire la società mangiandosi i peggiori esseri umani sulla piazza.
🌀 Extra – Zanne, tentacoli e gelati sciolti: il feticismo estivo per i mostri marini
Ogni estate la storia si ripete puntuale come le zanzare. Con il caldo torrido, l’industria cinematografica decide che il modo migliore per rinfrescarci è buttarci in acqua con creature preistoriche o geneticamente modificate incazzate nere.
Che siano squali in cerca di spuntini fuori orario come nei mille figli illegittimi de Lo Squalo o capolavori dell’assurdo come Sharknado, coccodrilli affamati pronti al banchetto nei vari Crawl – Intrappolati e Lake Placid, o polpi giganti assortiti, il B-movie acquatico è ormai una tradizione irrinunciabile quanto la sabbia nel costume.
Deep Water – Incubo degli Abissi si inserisce esattamente in questo glorioso filone di fast food cinematografico: trame pretestuose, computer grafica che a volte fa rimpiangere i rassicuranti animatronics degli anni Ottanta, e la confortante certezza che, per quanto la tua vacanza al mare possa andare male, almeno non c’è un predatore preistorico sotto il tuo pedalò.
Il film è al cinema dal 23 Luglio con Notorious Pictures.
Regia: Renny Harlin Con: Aaron Eckhart, Ben Kingsley, Angus Sampson, Molly Belle Wright, Kelly Gale, Li Wenhan, Nashi Anno: 2024 Durata: 106 min. Paese: USA / Cina Distribuzione: Notorious Pictures
Recensione a cura di: Il Megalodonte Cinefilo
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