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La mano di Dante – Infernale pastrocchio o film paradisiaco? – Recensione

La mano di Dante: Nel mezzo del cammin di nostra vita ci ritrovammo fra le mani un “selvatico” e indecifrabile film oscuro, ché la diritta via del suo regista era, ed è, smarrita?

Abbiamo soprastante giocosamente parafrasato, mutuandolo, il primo verso della Divina Commedia.

Un’enigmatica e magmatica esplorazione del poeta sommo per antonomasia, profonda ed eclettica, quasi una vivisezione cineastica fiammeggiante, intrisa d’avanguardismo sperimentale e sospesa tra la più pura Naïve art e una poetica autoriale dal taglio pittorico.

Oggi finalmente recensiamo l’estremamente affascinante, per quanto irrisolto e imperfetto, sicuramente non per tutti i gusti, La mano di Dante, in originale In the Hand of Dante, nuovo opus di Julian Schnabel (Lo scafandro & la farfalla), presentato purtroppo con scarso successo fuori concorso all’82.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

La mano di Dante dura la bellezza di centocinquantatré minuti, alternando un bianco e nero suadente a furenti colori corruschi, con una fotografia morbida e luminosa, quasi adamantina. La trama è, invero, quasi inesistente, almeno in apparenza, costruita com’è su sensazioni immediate, squarci lirici e frammenti narrativi che si muovono tra onirismo ed evocazione. Ivi ci limiteremo a un’assai sintetica sinossi per evitarvi spoiler nuocenti alla visione e in seguito enunceremo, non in ordine di apparizione, i principali attori impersonanti gli strampalati rispettivi personaggi che punteggiano tal film assolutamente da non perdere:

All’ombroso, altresì intellettuale, fascinoso ed esperto studioso dell’opera magna par excellence firmata Dante Alighieri, ovvero Nick, viene commissionata l’ardita, stimolante e pericolosa missione di recuperare l’originale manoscritto della suprema, inestimabile Divina Commedia da parte d’un sedicente, losco collezionista d’arte, invero un bieco mafioso di nome Joe Black. Nick s’avventurerà, dapprima accompagnato dal terribile sicario e riscossore di debiti Louie, in un viaggio “allegorico” sorprendente, non soltanto nella più rustica e violenta Sicilia, ma anche nei recessi più immaginifici e sognanti del suo personale inferno umano. Nella sua immaginazione… ascenderà al paradiso della catarsi redentiva del suo animo tormentato? Forse Nick si reincarnerà perfino idealmente in Dante stesso, sovrapponendosi nei suoi deliranti sogni entropici ad altri uomini e donne sdoppiati, incorporatisi in figure storiche e/o fittizie appartenenti all’universo dantesco o lambenti i gironi della sua fantasia lirica e lisergica.

Cosa funziona ne La mano di Dante

Comprendiamo bene che un film così possa aver deluso e spiazzato la maggioranza degli spettatori e critici non sol all’epoca presenti al Lido. Subì infatti una freddissima accoglienza quando fu presentato in mondiale anteprima veneziana. È un film di certo “incasinato”, folle, un continuo delirio senza capo né coda. Ed è questo il suo bello. Non è per nulla ascrivibile a un genere preciso, tantomeno assomiglia al 90% dei film odierni, spesso realizzati col cosiddetto stampino, omologati e piattissimi. La mano di Dante richiede uno sforzo intellettivo notevole e soprattutto non cerca facili consensi immediati. O si sale a bordo, pronti ad affrontare l’ignoto che si palesa fin da subito, oppure lo si rigetta in tronco e, banalmente, lo si stronca a priori.

Isaac inquieta e cattura con il suo sguardo ambiguo e luciferino, Gadot con la sua avvenenza stordisce ed è impeccabile; onestamente, però, il migliore di tutti è un Butler incontenibile, debordante, indimenticabile. Schnabel s’affidò stavolta alle cangianti luci del cinematographer Roman Vas’janov.

Perché non guardare La mano di Dante

Effettuatene le lodi, dobbiamo anche con franchezza ammettere che la seconda parte è ostica oltremodo, decisamente lenta e soporifera. Dilatata in maniera eccessiva. Dunque, perde in compattezza e La mano di Dante si dilunga in siparietti estetizzanti fuori luogo. Sarebbe stato meglio scorciarlo non poco. Ciononostante, La mano di Dante conserva in modo integro la sua unicità corposa.

In conclusione: un film forse non combaciante, in senso metaforico, col Paradiso ma ben oltre la medietà della zona di limbo del Purgatorio.

Il film è disponibile in esclusiva su Netflix dal 25 giugno 2026.

Regia: Julian Schnabel Cast: Oscar Isaac, Gal Gadot, Gerard Butler, John Malkovich, Al Pacino, Jason Momoa, Franco Nero, Sabrina Impacciatore, Paolo Bonacelli, Louis Cancelmi, Benjamin Clémentine, Martin Scorsese Anno: 2025 Durata: 153 min. Paese: Stati Uniti d’America, Italia Distribuzione: Netflix

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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