Still walking – Camminando in un giorno d’estate: Una famiglia giapponese si riunisce per commemorare il figlio morto 15 anni prima: risentimenti, lutto tossico e tempura di mais che non consolano nessuno. 🍜💔
🎥 Trama -Nebbia di Spoiler, Lutto Tossico e Tempura Che Non Salva Nessuno
Immagina una famiglia che si riunisce per un anniversario. Non è un matrimonio, non è un compleanno, non è nemmeno una festa gioiosa. È la commemorazione della morte del fratello maggiore, Junpei Yokoyama, tragicamente scomparso 15 anni prima mentre salvava un ragazzo dall’annegamento.
Sulla carta, sembra la classica premessa per un film drammatico in cui tutti alla fine si riconciliano, si perdonano e chiudono la giornata cenando tra abbracci in perfetto stile soap opera giapponese.
Spoiler: non succede assolutamente nulla di tutto questo.
Ryota Yokoyama [Hiroshi Abe] il secondogenito, che per inciso fa il restauratore d’arte snobbando la carriera medica tanto desiderata dal padre, torna a casa. Con lui c’è la nuova moglie Yukari [Yui Natsukawa], una vedova con un figlio nato da un precedente matrimonio (il piccolo Atsushi), dettaglio che le fa guadagnare subito punti extra in termini di complessità familiare. Tutti insieme si riuniscono nella casa dei genitori: la madre Toshiko [Kirin Kiki] e il padre Kyohei [Yoshio Harada], un medico in pensione burbero e scorbutico come un vecchio avventore da bar che non ha mai vinto un premio simpatia.
La giornata scivola via tra i preparativi, il pranzo, le chiacchiere e i piccoli gesti quotidiani. Sotto la superficie, però, emergono tensioni latenti, rimpianti e affetti mai del tutto risolti. Il figlio morto è il vero, incontrastato protagonista della storia: non appare in una singola scena, eppure organizza e domina lo spazio emotivo di tutta la famiglia. È come se Junpei fosse un fantasma che non ti fa chiudere occhio la notte, ma che tutti continuano ostinatamente a chiamare al telefono, convinti che sia ancora in linea.
“Non avere qualcuno da odiare rende tutto peggiore.”
— Toshiko, chiaramente depressa dal 2003.

✅ Cosa Funziona in Still walking – Camminando in un giorno d’estate: I Lenti Passi di Una Famiglia Che Non Arriva Mai Dove Vuole
Kore’eda Hirokazu smonta le dinamiche familiari con la stessa spietatezza con cui analizzeresti un’auto incidentata: ogni singolo pezzo è rotto, ma in qualche modo sorridi mentre lo guardi.
La sua regia è una magistrale osservazione del quotidiano priva di inutili melodrammi; qui la verità si nasconde nei dettagli microscopici, non nei colpi di scena clamorosi. È la poetica del quotidiano: gesti ordinari, dialoghi ridotti all’osso, sottrazione sistematica del dramma urlato. È come se Kore-eda ci stesse dicendo: “Non vi vendo la storiella della riconciliazione a tutti i costi, vi vendo la cruda verità: alcune famiglie non si riconciliano mai”.
La scelta di rendere il figlio defunto, Junpei, il vero baricentro emotivo è la mossa più brillante della pellicola. Sebbene invisibile, organizza lo spazio sentimentale dell’intera famiglia. È costantemente idealizzato dalla madre e usato come metro di paragone impossibile per sminuire i figli ancora in vita.
Il lutto non ha portato alcuna consolazione, ma solo una memoria estremamente selettiva: Junpei è la perfezione assoluta, i figli vivi sono l’imperfezione fatta persona. La madre gli parla ancora, illudendosi che sia pronto a rispondere, come se avesse salvato in rubrica un numero che nessuno ha mai avuto il coraggio di cancellare.
Kirin Kiki, nei panni di Toshiko Yokoyama, interpreta una donna intrappolata nel lutto da decenni. È un dolore vissuto quotidianamente, privo di facili sentimentalismi, che le scorre nelle vene invece di esplodere in reazioni plateali. Questa sua quieta ferocia trova la massima espressione in un dettaglio agghiacciante: ogni anno invita alla commemorazione il ragazzo (ormai adulto) salvato dal figlio.
Non lo fa per perdonarlo o accoglierlo, ma per puro sadismo materno: lo costringe a presentarsi solo per metterlo in imbarazzo, fargli pesare in modo asfissiante il fatto di essere vivo al posto di Junpei e vederlo soffrire sotto il peso del senso di colpa.
La sua è una performance spontanea e autentica fino al midollo: ogni singolo sorriso, smorfia o gesto nervoso racconta una vita intera. È una madre che vive la cucina come puro sostentamento vitale; ci regala scene dinamiche e così vere che sembra abbia preparato quei piatti migliaia di volte. La sua tempura di mais non è solo il pezzo forte del menù, ma è anche il piatto forte del suo stesso lutto.
Yoshio Harada, che interpreta il padre Kyohei, ci regala un uomo burbero, scostante, ma che paradossalmente nasconde il cuore più tenero della famiglia. Sognava un futuro completamente diverso per i suoi figli, sperando che seguissero le sue orme in medicina. La sua tristezza emerge nei dettagli, come quella partita di calcio promessa al figlio e mai vista insieme. È come se quest’uomo avesse stipulato un contratto con il futuro che non è mai riuscito a firmare, ritrovandosi ora completamente fossilizzato nella sua stessa frustrazione.
Hiroshi Abe, nel ruolo di Ryota, è il “figlio sopravvissuto” condannato a vivere perennemente all’ombra del fratello idealizzato. Si sente responsabile della sua assenza, ma allo stesso tempo ignorato e sottovalutato dai genitori, schiacciato dalla frustrazione di essere “solo” un restauratore d’arte e non il medico che suo padre desiderava. È come se Ryota fosse un calciatore eternamente relegato in panchina, che il padre considera comunque peggiore del portiere titolare autore del gol della vittoria.
Yui Natsukawa (Yukari) è la figura più dolce, bilanciata e risolta dell’intero film. Si sente una outsider, trattata dai suoceri più come un’ospite di passaggio che come un membro della famiglia. Resta spesso in silenzio, mantenendosi impassibile di fronte alle conversazioni più insensibili e taglienti dei parenti acquisiti. È composta: non fa polemica, ma dentro di sé soffre. Yukari sembra l’unica ad aver capito fin dall’inizio di trovarsi a bordo di un’auto incidentata, ma è purtroppo la sola a non avere accesso al volante.
You, nei panni di Chinami, è la sorella che, al contrario di Ryota, è riuscita a rimanere più vicina alla madre, offrendole compagnia. Certo, è viziata e profondamente opportunista, ma se non altro porta in quella casa spenta l’allegro e vitale frastuono dei suoi figli.
Infine, c’è la casa: un vero e proprio archivio del passato, in cui memoria e rancore convivono sotto lo stesso tetto, in un tempo che si è letteralmente fermato tra le abitudini dei genitori. Questa casa è un frigorifero dei ricordi: tutto è immobile, gelido e mai consumato.
“Se la vita è un viaggio, questa famiglia è parcheggiata nel parcheggio di un ipermercato chiuso.”

❌ Perché Non Guardare – Still walking – Camminando in un giorno d’estate: Se Vuoi Action, Risvegli Tossici e Famiglie Felici (Non È Questo)
Qui nessuno è un santo e nessuno è un mostro: la crudeltà strisciante è palese tanto nei genitori quanto nei figli. Ryota non è per nulla riconciliato con la sua famiglia, ma continua a tornare per assecondare il rito: è pura frustrazione, non redenzione. Toshiko cova un risentimento sordo verso il mondo intero: idealizza il fantasma del figlio maggiore e giudica implacabilmente chiunque altro. Chinami e la sua famiglia, dal canto loro, sono viziati e opportunisti.
Il rito commemorativo non porta alcuna vera consolazione: si limita a scoperchiare la vecchia gerarchia affettiva senza minimamente risolverla. Dimenticatevi i colpi di scena o i drammi urlati e sopra le righe. Assisterete solo alle dinamiche di persone che non riescono, e non riusciranno mai, a riconciliarsi davvero. I temi trattati sono macigni: il lutto non elaborato, un rancore che ha radici profonde e l’assoluta impossibilità di rimettere insieme i cocci.
Se siete alla ricerca di famiglie perfette in vena di riconciliazioni strappalacrime, questo film vi farà l’effetto di un divano senza cuscini: vi sedete convinti di rilassarvi e invece sprofondate nel vuoto. Il lutto, in quest’opera, non è uno speranzoso viaggio di rinascita, ma un materasso scomodo e sfondato che non ti fa mai dormire bene.
“In questo film, la famiglia è come un gruppo WhatsApp: tutti parlano, nessuno ascolta, e il messaggio è sempre ‘letto 15 anni dopo’.”
🎭 Conclusioni – La Famiglia Che Non Cammina, Ma Ti Fa Camminare Nei suoi Risentimenti
Kore’eda si conferma come una delle voci più limpide e importanti del panorama cinematografico mondiale contemporaneo. Questo film è un ritratto della vita familiare squisitamente vissuto: cattura la bellezza disarmante dell’interazione umana e ne sviscera i comportamenti più sottili e nascosti.
I temi portanti colpiscono dritto al cuore: il lutto inteso come una presenza invisibile ma ingombrante, il risentimento tra le mura domestiche, l’impossibilità di ricucire i rapporti, lo scontro tra tradizione e cambiamento e, infine, la casa vissuta come un enorme archivio emozionale.
Ryota è l’emblema del figlio sopravvissuto, schiacciato dal peso di dover vivere all’ombra di un fratello perfetto proprio perché non c’è più. Junpei, il morto, è l’assoluto protagonista della vicenda: sebbene il suo volto non compaia mai, è lui a dettare le regole dello spazio emotivo della pellicola.
Still Walking è esattamente come una tazza di caffè ormai freddo: non ti dà la carica di energia che speravi, ma ti costringe a fare i conti con il fatto che la vita, molto spesso, è proprio così.
Kore-eda non ti illude vendendoti una falsa riconciliazione a buon mercato; ti sbatte in faccia la verità nuda e cruda che certe famiglie non faranno mai pace, e alla fine, paradossalmente, sei felice di averlo compreso.

🌀 Extra – Film Gemelli: Still Walking e Ritratto di Famiglia con Tempesta Sono Come Gemelli Separati Otto Anni Prima
Lo stesso Kore’eda lo ha dichiarato senza mezzi termini: “Per me questi sono come dei film Gemelli“. Still Walking e Ritratto di famiglia con tempesta sono a tutti gli effetti due gemelli separati alla nascita da otto anni di distanza, ma uniti indissolubilmente dalla stessa dolorosa anima familiare.
A otto anni di distanza da Still Walking, Hiroshi Abe e Kirin Kiki tornano a recitare insieme nei panni di madre e figlio, riproponendo dinamiche simili ma con personaggi profondamente evoluti.
Nel primo film, Abe interpretava un quarantenne bloccato, un restauratore d’arte che non era mai riuscito a spiccare il volo. Kore’eda ha pensato che, dato che in otto anni le nostre vite personali subiscono immensi stravolgimenti, sarebbe stato interessante dirigere un nuovo dramma familiare che riflettesse proprio questi cambiamenti. In Ritratto di famiglia con tempesta, Abe veste i panni di Ryota Shinoda: un detective privato fallito, uno scrittore che non ha mai ingranato, un uomo alle prese con il divorzio e con il demone del gioco d’azzardo. È, in sostanza, un Ryota più vecchio di 8 anni, decisamente più fallito, eppure, incredibilmente, ancora contento.
E cosa succede invece alla madre interpretata dalla straordinaria Kirin Kiki? Anche lei subisce un’evoluzione speculare e potentissima. In Still Walking, la sua Toshiko è una donna congelata in un lutto tossico lungo 15 anni, una matriarca sottilmente crudele che usa la memoria del figlio defunto come un’arma affilata contro chi è rimasto vivo. È spietata nella sua pacata disperazione.
Otto anni dopo, in Ritratto, la sua Yoshiko, ora vedova e residente in un modesto caseggiato popolare, ha trasformato quel rancore asfissiante in una rassegnata e dolceamara saggezza. È una donna più leggera, eccentrica e ironica, che ha fatto pace con le delusioni della vita (compresi i clamorosi fallimenti del figlio) affrontando la vecchiaia e la profonda solitudine con una battuta pronta e una tenerezza disarmante. Se nel primo film era un’implacabile carceriera del passato, nel secondo è una donna vulnerabile aggrappata al presente, che cerca di godersi un po’ di calore familiare prima che arrivi la tempesta.
La struttura temporale che regge le due opere è pressoché identica: entrambi i film concentrano la narrazione della vita di una famiglia allargata nell’arco narrativo di un giorno e una notte. Persino le dinamiche dei personaggi combaciano: in entrambe le storie troviamo un figlio perseguitato dalla sfortuna ma tutto sommato pacificato con se stesso, affiancato da una madre decisamente più pragmatica e acuta, ma altrettanto vulnerabile dal punto di vista emotivo.
Un dettaglio curioso riguarda i titoli originali giapponesi, che derivano entrambi dai testi di famose canzoni popolari: Still Walking prende ispirazione da “Blue Light Yokohama” di Ayumi Ishida, mentre il titolo originale di Ritratto (Umi yori mo Mada Fukaku, ovvero “Ancora più profondo del mare”) è un omaggio a una strofa della celebre canzone “Wakare no Yokan” della leggendaria cantante Teresa Teng. Anche l’elemento culinario funge da trait d’union: la cucina domestica e l’attenta preparazione del cibo sono protagoniste assolute in entrambe le pellicole. C’è persino la ricorrente presenza simbolica di una farfalla, un dettaglio poetico che ritorna in entrambe le opere.
Le differenze stilistiche, tuttavia, sono evidenti. Still Walking è un’opera più contenuta e prettamente drammatica, permeata da una malinconia profonda legata a un lutto mai elaborato, scandita da ritmi contemplativi “alla Ozu“, ambientata tra silenziose casette in collina e curati giardini di periferia. Ritratto di famiglia con tempesta, al contrario, spinge il pedale sull’acceleratore della commedia e della leggerezza: si ride di più (pur mantenendo intatta la malinconia di fondo), l’energia è più sanguigna e frenetica, e la scena si sposta tra i quartieri popolari e i grandi caseggiati di Tokyo. Grazie alla sua ambientazione e ai suoi risvolti un po’ strampalati, Ritratto mette in mostra la vena più spiccatamente comica e brillante del cinema di Kore-eda.
C’è un cuore autobiografico che batte forte al centro di entrambi i film. Still Walking è stato concepito dal regista come un tributo personale alla madre, scomparsa da poco dopo una lunga e dolorosa malattia. A tal proposito, Kore’eda ha confidato:
“Dopo la morte di mia madre, mi è rimasta addosso la sensazione di non essere arrivato in tempo; quella terribile consapevolezza che, in fondo, non si arrivi mai in tempo. Ero pieno di un rimpianto forte e profondo. Quella è stata l’emozione base da cui è nato il film”.
In Ritratto, la scena in cui la madre inserisce una moneta in un contenitore per il riso coperto da una calza è un ricordo diretto del regista, che vedeva sua madre compiere esattamente lo stesso gesto.
Come ha sottolineato l’autore stesso:
“In entrambi i film, i ruoli interpretati da Kiki sono basati direttamente su mia madre”.
| Dimensione | Still Walking (2008) | Ritratto di famiglia con tempesta (2016) |
| Stile | Più ristretto, drammatico, malinconia profonda | Più comico, leggero, si ride ma la malinconia di fondo resta |
| Ryota | Restauratore d’arte, non medico | Detective fallito, scrittore non decollato, dipendente dal gioco d’azzardo |
| Madre | Toshiko: in lutto per 15 anni, idealizza il figlio morto | Yoshiko: vedova, emotivamente vulnerabile |
| Ambientazione | Casette in collina, giardini di periferia, ritmi lenti alla Ozu | Quartieri popolari, caseggiati di Tokyo, frenesia sanguigna |
| Tempo | Un giorno e una notte | Un giorno e una notte |
“Film Gemelli: come due gemelli separati otto anni prima, uno più serio e l’altro più comico, ma entrambi con la stessa madre depressa.”
📌 Riflessi dell’Invisibile: La Rassegna BIM Che Porta Kore’eda Al Cinema Italiano (E Te Nel Lutto)
La rassegna “Riflessi dell’invisibile“, curata da BiM Distribuzione, propone un affascinante percorso cinematografico attraverso i capolavori che hanno segnato gli esordi della brillante carriera di Kore’eda. I temi centrali scelti per la rassegna parlano al cuore di tutti: la memoria, le proprie radici, la perdita e le intricate relazioni umane, sempre osservate con estrema delicatezza. Still Walking si incastra alla perfezione in questo puzzle narrativo: un intenso dramma familiare condensato in una sola giornata, dove la commemorazione si trasforma in un rito che scarnifica senza mai consolare.
| Data | Film |
| 14 maggio | “Maborosi – I bagliori dell’anima“ |
| 25-26-27 maggio | “Nobody knows – Come si diventa adulti“ |
| 15-16-17 giugno | “Still walking – Camminando in un giorno d’estate”* |
| 29-30 giugno e 1 luglio | “After life – Qual è il tuo ricordo più bello?“ |
Still walking – Camminando in un giorno d’estate è al cinema dal 15 al 17 Giugno con Bim Distribuzione.
Regia: Kore’eda Hirokazu Con: Hiroshi Abe, Kirin Kiki, Yoshio Harada, Yui Natsukawa, You Anno: 2008 Durata: 114 min. Paese: Giappone Distribuzione: BiM Distribuzione
Firmato: Hiroto Ikuta del Prenestino 🎙️
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