Disponibile dal 10 giugno un comunicato Univideo che, con pochi dati diffusi e una lettura piuttosto parziale, descrive una presunta crescita del mercato home video. Molte testate lo hanno rilanciato come un segnale di festa, ma noi ci siamo posti qualche domanda in più: la situazione è davvero così rosea ed esplosiva?
Chi è Univideo? Per chi non la conosce, Univideo è l’associazione di categoria che rappresenta gli editori audiovisivi, sia sul fronte dei supporti digitali come DVD, Blu-ray e 4K Ultra HD, sia su quello delle piattaforme di distribuzione online.
Univideo, la trasparenza selettiva del 4K
C’è una cosa che il nuovo comunicato Univideo riesce a fare bene: raccontare una storia. Il problema è che sembra raccontarne soprattutto una, quella più comoda, più brillante e più utile a tenere in piedi l’idea di un mercato home entertainment vivo, dinamico e perfino in salute.
Il Blu-ray 4K cresce, il fisico “mostra segnali di vitalità”, il digitale corre, lo streaming domina ma convive: insomma, tutto sembra andare nella direzione giusta. Peccato che, quando si prova ad allargare l’inquadratura, il quadro diventi molto meno rassicurante.
Un comunicato molto ottimista
Il testo diffuso il 10 giugno 2026 parla di “oltre 200 mila unità” vendute nel 2025 e di un mercato da “più di 5 milioni di euro”, con il Blu-ray 4K indicato come segmento più dinamico del supporto fisico. In parallelo, viene ribadita la crescita del digitale transazionale e la centralità dello streaming, che ormai domina il mercato video.
Tutto vero, per carità. Ma il modo in cui i numeri vengono messi in fila ha una finalità molto chiara: far passare un settore in ridimensionamento come un ecosistema ancora robusto e in piena evoluzione.
La matita lunga
Il punto è che questa non è una fotografia isolata, ma l’ultima puntata di una storia che prima veniva raccontata con più continuità. Univideo dichiara sul proprio sito di pubblicare annualmente il Rapporto sullo stato dell’editoria audiovisiva in Italia e di mettere a disposizione classifiche settimanali dei titoli più venduti per DVD e Blu-ray. E infatti negli archivi si trovano resoconti storici e riferimenti a una lunga serie di rapporti, almeno dal 2000 in avanti.
Un dettaglio che non passa inosservato: dopo il Rapporto Univideo 2022, riferito ai dati di vendita 2021, non risultano più report completi facilmente reperibili nell’archivio pubblico del sito. Se siano stati diffusi con altre modalità non ci è dato sapere, ma resta comunque paradossale che l’archivio appaia fermo proprio nel momento in cui il settore avrebbe bisogno di maggiore continuità di lettura, confronto e verifica.
Ed è proprio per questo che la situazione attuale appare fumosa. Non tanto perché il materiale esista o non esista, ma perché oggi, invece di un report completo facilmente consultabile come in passato, resta soprattutto un comunicato celebrativo. La sensazione è che la trasparenza ci sia, ma solo a tratti e soprattutto quando i numeri aiutano la tesi.
I numeri meno convenienti
I report che abbiamo ricostruito con i dati che abbiamo trovato mostrano una traiettoria molto più severa della narrazione ufficiale. Il fatturato complessivo dell’home entertainment passa da 288,9 milioni di euro nel 2018 a 255,6 nel 2019, poi 211,7 nel 2020 e 176,8 nel 2021 poi non ci sono più dati concreti da analizzare. Nel frattempo il fisico si riduce in modo evidente, mentre il digitale cresce e assorbe parte del colpo.
Questa è la parte meno glamour della storia: il mercato non è esploso, si è ristretto. Il 4K cresce, sì, ma cresce dentro un perimetro molto più piccolo di quello di pochi anni fa. Nel 2021 il segmento 4K vale circa 190 mila copie, con 26,9% di crescita a valore e 19,8% a volume; nel 2025 il comunicato di oggi parla di oltre 200 mila unità. La distanza tra i due dati non racconta un boom, racconta una nicchia che resiste e cresce con molta cautela.
Una nicchia, sostenuta da uno zoccolo duro di appassionati, che in quattro anni ha registrato un incremento di circa 10 mila unità. Nello stesso periodo, però, molti collezionisti sono finalmente passati al 4K e le aziende hanno iniziato a pubblicare più titoli in questo formato. L’aumento delle vendite, quindi, riflette una crescita costante ma molto lenta. Nel frattempo, anche i prezzi sono saliti, con un’impennata evidente tra il 2025 e il 2026. Resta da capire se tutto questo basterà a dare una spinta reale a un mercato che continua a crescere con estrema cautela.
La narrazione silenziosa
Qui sta il vero nodo. Il comunicato non mente: seleziona. E seleziona bene, perché sceglie i dati che sostengono la tesi della vitalità. Il problema è che, senza il report completo, il lettore riceve solo il lato più luminoso della stanza. Il resto, il ridimensionamento strutturale del fisico, la contrazione dei volumi storici e il fatto che il mercato complessivo sia lontano anni luce dai numeri di fine anni Dieci resta sullo sfondo, quasi fosse un dettaglio secondario.
È una strategia comunicativa perfettamente legittima, ma non neutra. E infatti la sensazione è proprio quella: non un’analisi, ma un racconto orientato. Non è un quadro complessivo, ma una buona storia da girare e raccontare.
Il paradosso della trasparenza
La parte più curiosa è che Univideo rivendica un profilo molto trasparente: associazione di settore, rapporti periodici, monitoraggio del mercato, attenzione alla legalità, sostegno alla cultura e alla filiera. Tutto perfetto, sulla carta. Però la trasparenza vera non è solo dichiarare che i dati esistono; è renderli accessibili, confrontabili e verificabili nel tempo.
Ed è qui che nasce il paradosso. Se per anni i report sono stati pubblicati e oggi il pubblico trova soprattutto comunicati e riferimenti parziali, la trasparenza rischia di diventare una forma elegante di controllo del racconto. In altre parole: si vede abbastanza per essere rassicurati, ma non sempre abbastanza per farsi un’idea autonoma.
Una lettura onesta
La lettura più onesta, allora, è questa: il 4K esiste, cresce piano piano e rappresenta davvero il segmento più vivace del fisico. Ma non basta questo a trasformare il quadro generale in un mercato sano o in espansione. I dati storici dicono che l’home entertainment fisico è fortemente ridotto, ei report completi servirebbero proprio a capire quanto di questa riduzione sia strutturale e quanto invece sia ciclica.
Senza quei report, il comunicato resta una buona operazione di posizionamento. E va bene così, purché lo si legga per quello che è: non una radiografia del settore, ma una sua versione più fotogenica.
Daruma View