Disclosure Day: Zio Steven torna a casa e ce porta j’alieni, ma stavolta ha allungato er brodo co’ l’acqua marziana. 🛸
🎥 Trama – Padre Spinetti e il segreto de Pulcinella cosmico
Qua se parla de segreti che vanno oltre lo Stato, panico globale e verità extraterrestri grosse come un palazzo a Tor Bella Monaca. L’idea di base è quella classica del cinema complottista con la faccia pulita: c’è qualcosa che l’umanità non sa, qualcuno lo scopre, e da lì parte la corsa per decide se la verità va detta oppure se conviene lasciarla dormì in cantina con le vecchie bollette.
Il film prende una premessa enorme, quasi da apocalisse spirituale, e la mette in scena con quel piglio da evento che solo Spielberg sa ancora vendere senza sembrare uno che sta facendo il mercato dell’usato.
Però, la sceneggiatura allunga il brodo con la stessa eleganza di mia zia che deve sfamà venti parenti co’ due fettine e un’insalata. Come quando Padre Spinetti prova a spiega’ la fede a Wilma Walsh.
Pe’ favve n’esempio: pijamo la scena ar motel. La suora che s’è persa la fede dice a Daniel “Nun te pôi più fidà de me”, e pure lui lo sa bene. Infatti che te fa? Apparecchia la stanza nascondenno tutti i riferimenti che ponno svelà la posizione loro. Tutti tranne uno. Lega la suora ma nun la benda, e poi se mette a dormì co’ l’indizio in mano! ‘Na macchia de sceneggiatura ch’è peggio de Padre Spinetti quanno se sbrodola co’ la pastarella a lo zabaione.
“Io all’alieni ce credo pure, ma a certe scorciatoie de sceneggiatura no, me fanno proprio drizzare l’antenna.”

✅ Cosa funziona in Disclosure Day – Emily Blunt je regge er moccolo
Mo, siccome semo gente seria e non infami, va detto subito che il film se guarda bene. Scorre, intrattiene, c’ha mestiere e la mano del regista si vede eccome. Steven Spielberg resta uno che sa ancora come costruì un evento, come dà peso a una scena e come farti sentì che stai guardando un film grosso, pure quando sotto la carrozzeria ce sta meno motore di quanto prometta.
La vera colonna portante, però, è Emily Blunt. Lei c’ha presenza, misura, tensione, e soprattutto riesce a tené in piedi la parte emotiva del film come se stesse sorreggendo un armadio scassato in una casa senza ascensore. Pure Josh O’Connor, Colin Firth, Eve Hewson e Colman Domingo portano a casa la pagnotta con dignità, ma è Blunt quella che davvero dà sostanza a un film che altrimenti rischierebbe de svapora’ nel cielo stellato.
“A Zio Steven, te se volemo bene, ma qua pe’ tené in piedi ‘sta trama ce voleva un miracolo de montaggio, mica un disco volante.”

❌ Perché non guardare Disclosure Day – La Filippina altolocata della fantascienza
E qua casca l’asino, o meglio casca l’astronave. Perché Disclosure Day è un film che sembra la Filippina altolocata della fantascienza: nun c’ha voglia de ballà, ma se je urli «balla!», lei balla… tutto un movimento de bacino. Tutto in ordine, tutto pulito, tutto presentabile, ma se gratti sotto nun c’è la ciccia che promette. Le forzature di sceneggiatura sono evidenti, e servono soprattutto a stirà un’idea abbastanza semplice fino a trasformarla in un film di due ore.
Il vero problema è che i temi grossi, religione, fede, credere o non credere, bisogno umano di un senso davanti all’ignoto, vengono chiamati in causa con la pompa magna, ma poi restano lì, accarezzati senza mai esse davvero affrontati. Il film ti mette davanti la faccia della rivelazione cosmica, però poi evita quasi sempre de scendere in profondità. E allora finisce che il discorso sull’umanità, sulla paura, sulla verità nascosta, resta più accennato che vissuto.
In più, semo sinceri: di film così se ne so’ visti parecchi. Area 51, segreti di Stato, alieni che forse sanno più de noi, governi che nascondono, popoli che tremano. Siamo ancora a carissimo amico.
Il film non aggiunge davvero qualcosa di nuovo a quel filone, e pure quando prova a sembrà solenne, spesso finisce per sembrare già visto, solo più lucidato.

🌀 Extra – Quando zio Steven faceva schioppà tutto
Qui me tocca dì una cosa quasi cattiva ma sincera: forse era quasi meglio quando Steven Spielberg co’ gli alieni faceva schioppà tutto. In La Guerra dei Mondi le forzature c’erano pure lì, per carità, ma almeno la botta, la fuga, la paura avevano un corpo, un rumore, un peso. In questo film invece si parte con l’idea della minaccia e si arriva di nuovo alla meraviglia, ma una meraviglia più addomesticata, più educata, più da salotto cosmico che da notte dei lumi spenti.
All’anteprima stampa italiana la Universal se vantava che zio Steven era “tornato a casa”. A me viene da dì che forse Tom Cruise non era riuscito a convincerlo a entra’ in Scientology, ma qualcuno alla Universal deve averlo chiuso in una stanza buia e gli avrà detto: “O ce fai sto film sugli alieni, o nun esci”. Naturalmente è una battuta, eh, ma il risultato a volte dà proprio quell’aria da persuasione forzata: elegante, costosa, ma un po’ troppo stirata.
🎭 Conclusioni – Mezzo passo falso nello spazio profondo
Er verdetto, alla fine, è semplice. Disclosure Day è un film piacevole, ben fatto, con attori forti e un regista che ancora sa dove mettere la macchina da presa. Però è pure un film che promette molto più de quello che poi riesce davvero a scavà. È un mezzo passo falso di Steven Spielberg, non un disastro, ma nemmeno quel colpo di genio che uno si aspetta quando vede il suo nome su un cartellone grosso così.
Insomma, zio Steven, io te vojo bene sempre. Però stavolta più che una rivelazione cosmica m’hai dato ‘na suggestione elegante. Bella da guardà, sì. Da ricordà davvero, molto meno.
Firmato Il Roscio de Acqua e sapone
Il film è al cinema dal 10 Giugno con Universal Pictures.
Regia: Steven Spielberg Con: Emily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth, Eve Hewson, Colman Domingo Anno: 2026 Durata: 120 min. Paese: USA Distribuzione: Universal Pictures
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