Good Boy: Un’acida e abrasiva versione di Arancia meccanica, aggiornata ai nostri tempi convulsi e confusionari. Una rivisitazione in funambolica salsa pulp, sanguinolenta e tremenda.
Oggi recensiamo Good Boy (in originale Heel), un thriller drammatico a tinte nerissime, tanto avvincente e scorrevole quanto, purtroppo, non del tutto appagante. Partiamo dal titolo italiano: una scelta poco fantasiosa e assurdamente in inglese, che crea un’inutile confusione con l’omonimo horror firmato l’anno scorso da Ben Leonberg.
Questo Good Boy, diretto dal quarantacinquenne Jan Komasa, è stato presentato in anteprima assoluta alla 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma (2025) e approda ora nelle nostre sale in distribuzione limitata. Sceneggiato dal duo Naqqash Khalid e Bartek Bartosik, il film dura un’ora e cinquanta minuti netti: un minutaggio corposo, intriso di pathos rabbrividente e contenuti scioccanti. Entriamo nel vivo con una sintesi della trama, rigorosamente senza spoiler.
La Trama
Il diciannovenne Tommy (Anson Boon, MobLand) è un teppista aggressivo e inguaribile, dedito per puro istinto ad atti di inaudita violenza. La sua natura antisociale e pericolosa è indiscutibile. Dopo l’ennesima notte di bagordi e follie criminali insieme a una banda di amici parimenti micidiali, accade l’imponderabile. Come per uno strano incantesimo del destino, Tommy viene trascinato con la forza nel buio seminterrato di una casa isolata in periferia.
Al suo risveglio, l’incubo prende forma. Si ritrova prigioniero di una famiglia retta da Chris (Stephen Graham, The Irishman, Adolescence), l’uomo che lo ha rapito, affiancato dalla moglie Kathryn (Andrea Riseborough, Black Mirror), rigida ma a tratti caritatevole, e dal loro figlioletto Jonathan (Kit Rakusen). Tommy è stato “preso in affidamento” da questa grottesca trinità familiare. Sarà sottoposto a una severa e coatta riabilitazione educativa: un processo che parte come un ricatto manipolatorio per trasformarsi, via via, in un paradosso sentimentale. Un crescendo di affetto imposto, iniezioni di letture stimolanti e ascolto forzato di sofisticata musica classica. Come andrà a finire?

Cosa funziona in Good Boy
La messinscena è ben allestita, ingegnosamente orchestrata e non concede un solo attimo di tregua. Good Boy è un film eccentrico che riesce ad amalgamare con maestria la vibrante tensione emotiva a parentesi di grottesco umorismo, risultando al contempo angosciante ed esilarante.
Il cast è in stato di grazia. Come sempre, Graham conferisce una dimensione psicologica magnetica e perturbante al suo personaggio: un padre padrone inflessibile, surreale e “affettuosamente” punitivo. Lo affianca egregiamente un sorprendente Boon, insieme alla consueta, eccellente Riseborough. Il suo volto inconfondibile, spigoloso, scavato e puntellato da occhi penetranti e perennemente minacciosi, lascia ancora una volta il segno.

Perché non guardare Good Boy
Good Boy è un pastiche a tratti pasticciato. Attinge in modo derivativo da pietre miliari britanniche – dall’imbattibile Arancia meccanica kubrickiana alle atmosfere di Trainspotting, aggiungendo echi (chissà se volontari) al cinema di Lanthimos. Il risultato, però, è un pamphlet molto meno efficace: godibile e furbetto, ma presto dimenticabile. In certi passaggi diventa perfino lezioso e melenso, appoggiandosi a una facile morale “salvifica” che stona con la sincera rudezza delle premesse.
Il film non sa quale strada imboccare con precisione. Oscilla tra una sardonica critica al nostro mondo ipocrita e falsamente allineato al politicamente corretto, e una provocazione che si perde in scorciatoie narrative troppo scontate. È un vero peccato, un’occasione mancata. L’idea di base, il carnefice costretto a subire le stesse violenze che infliggeva, non era del tutto originale ma restava intrigante. Purtroppo, è stata sviluppata in modo confuso e finisce per sprecare le sue ottime potenzialità.
Il film è al cinema da giovedì 5 marzo con Minerva Pictures.
Regia: Jan Komasa Cast: Stephen Graham, Andrea Riseborough, Anson Boon, Kit Rakusen, Callum Booth-Ford, Monika Frajczyk, Noah Manzoor Anno: 2025 Durata: 110 min. Paese: Regno Unito, Polonia Distribuzione Italia: Minerva Pictures, Filmclub Distribuzione
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