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Il falsario – Le irresistibili imposture di un gaglioffo dall’inestimabile talento – Recensione

Il Falsario: È sempre la stessa domanda, sempre la stessa… per arrivare dove vuoi arrivare cosa sei disposto a fare? Il film è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2025 (sezione Grand Public) e distribuito su Netflix dal 23 gennaio 2026.

Ecco l’imperterrito e inquietante interrogativo che fa da filo conduttore e continuo leitmotiv al film, pronunciato malinconicamente dalla voce narrante e fuori campo del suo (s)fortunato “idolo” perennemente circondato dai guai…

Oggi recensiamo l’interessante, sebbene forse non pienamente risolto e soddisfacente – come meglio prossimamente esplicheremo a seguire – Il falsario, per il mercato internazionale The Big Fake, firmato Stefano Lodovichi, presentato in esclusiva anteprima alla scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma e ora disponibile su Netflix a partire dal 23 gennaio.
Tratto dal libro intitolato Il falsario di Stato. Uno spaccato noir della Roma degli anni di piombo, scritto a quattro mani da Massimo Veneziani & Nicola Biondo su adattamento del duo a sua volta composto da Sandro Petraglia e Lorenzo Bagnatori, qui trasposto in suadenti immagini, perfino visivamente intriganti, da un Lodovichi che, per circa due ore nette e scorrevoli, analizza, scandaglia e ovviamente un po’ romanza in forma biografica la strampalata, burrascosa vita truffaldina, altresì avventurosa e incredibile, del realmente esistito Antonio Chichiarelli, detto Toni (senza y, attenzione), deceduto nell’84 e per l’occasione incarnato da un Pietro Castellitto veramente brillante e versatile.
Il falsario, un concentrato colorato di colpi spiazzanti che “vincono il banco”, una sapida e ritmata sarabanda di meschini doppi giochi anche da metaforici tavoli da poker. Poker face alla Lady Gaga o stampata sul viso ambiguo, à la Gioconda, di un “croupier” del suo stesso destino per cui l’azzardo è una “regola d’onore” irrinunciabile.

Il falsario, eccone la trama da noi, come al solito, molto sintetizzata per evitarvi rivelazioni sgradite e decisamente, a maggior ragione, impertinenti per una storia ripiena di colpi di scena e repentini risvolti improvvisi qual è questa, “intarsiata” e da Lodovichi ben congegnata:

Toni (Castellitto) voleva esser er mejo pittore de Roma, come da sue testuali parole e sinossi “ufficiale”.
La rutilante Roma dei seventies, cioè dei convulsi e rivoluzionari anni settanta. Toni è molto ambizioso, col vanaglorioso sogno di divenire uno stimato e mirabile artista acclamato.
Al contrario, anziché assurgere a “star” artistica, diverrà, suo malgrado, chissà, forse (in)consciamente e (mal)volentieri, a causa di molte intersecatesi congiunture fatali, un divo dei falsari e non un painter originale e a tutto tondo, bensì un ritrattista di quadri dipinti da altri, fra cui Modigliani & company.
Ascenderà solamente all’empireo della losca criminalità del sottobosco, entrerà nella celeberrima, anzi tristemente celebre banda della Magliana. Verrà a contatto con una spettrale, al contempo malsanamente fascinosa umanità, a base d’eterogenei personaggi non poco, eufemisticamente, equivoci.

Dopo un equivoco dietro l’altro (perdonateci per il ricercato gioco di parole), vivrà financo una torbida e pericolosa storia d’amore ad alto tasso sia adrenalinico che caldamente erotico con una donna bellissima che si chiama Donata (Giulia Michelini).
Gallerista che l’appoggerà incondizionatamente e della quale, ricambiato e fulminatone all’istante, s’innamorerà, malgrado il loro sentimentale rapporto venga intervallato da qualche sua “marachella” e assortito tradimento perdonabile, fra cui il suo flirt, però passeggero, con l’attraente Virginia (Aurora Giovinazzo), figlia del potente intrallazzatore e “mafioso” Zu Pippu (Fabrizio Ferracane).
Instaurerà anche un legame, fra il criminoso e l’amicale, col “protettore” Balbo (Edoardo Pesce).
Nel frattempo, a fasi alterne, continuerà a incontrare e frequentare i suoi affezionatissimi e inseparabili amici d’infanzia, ovvero rispettivamente Don Vittorio (Andrea Arcangeli) e lo sbandato Fabione (Pierluigi Gigante).

Inoltre, dalle famigerate e oscene Brigate Rosse è stato rapito e tenuto in immorale, mortale ostaggio Aldo Moro. Ne sta indagando, o forse sinistramente manovrando l’amarissimo destino tragico, il mellifluo e serpentesco uomo innominato, altresì solo denominato Il sarto (Claudio Santamaria).
Adesso ci fermiamo nella narrazione in quanto v’abbiamo già detto troppo. Scoprirete da voi quel che succederà e come l’intricata faccenda proseguirà e finirà. In maniera rocambolesca o genialmente salvifica? Per chi?

Cosa funziona ne Il falsario

Diretto con piglio e intriso d’alcuni tocchi perfino lirici e magistrali da un Lodovichi che sa crear la giusta e omogenea mistura di pathos ed emozionalità viscerale nei momenti più salienti e corposamente avvincenti, interpretato da un perfetto Castellitto alla sua prova migliore ed espressivamente matura, bellamente musicato da Santi Pulvirenti e soavemente fotografato da un egregio Emanuele Pasquet, Il falsario non annoia pressoché mai e si segue in modo emozionalmente sussultante dal primo all’ultimissimo minuto furente. Intrattenendoci con brio e inanellando scene da brivido.

Il tutto condito con brani storici, italiani e stranieri, che echeggiano nostalgicamente poderosi. Intonati argutamente all’atmosfera di rabbia, dolore, passioni frenetiche e morte che aleggia e se ne respira in modo mozzafiato.

Perché non guardare Il falsario

Il falsario soffre di una certa prolissità inutilmente descrittiva e ripetitiva in alcune scene, talvolta anche prevedibili e scevre di mordente.
Questo è particolarmente vistoso e captabile nei dialoghi telefonati e in qualche battuta di troppo, scontata, appositamente recitata in romanesco “alla buona” e di maniera.

Ha un impianto, qua e là (raramente e però fortunatamente), da banale “fiction” televisiva a sfondo melodrammatico, con protagonista il solito e già visto (anti)eroe preda (in)consapevole di svariate peripezie turbinose e ai confini dell’inverosimile, a sua volta ai limiti del ridicolo più grottesco.

Ma sono solo fuggevoli attimi cinematograficamente veniali che non ne intaccano l’ottimo risultato finale.

Ribadiamo: nella sua interezza, lo giudichiamo molto valido e degno perlomeno di una gradevole visione appagante.

Disponibile in esclusiva su Netflix dal 23 gennaio 2026

Regia: Stefano Lodovichi Cast: Pietro Castellitto, Giulia Michelini, Andrea Arcangeli, Aurora Giovinazzo, Pierluigi Gigante, Francesco La Mantia, Claudio Santamaria, Edoardo Pesce, Fabrizio Ferracane, Mattia Carrano Anno: 2025 Durata: 110 min Paese: Italia Distribuzione: Netflix

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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