Fuga: Una cupa e arzigogolata, indagatoria storia intrigante di angoscianti dileguamenti e intrecciate menzogne tornate a galla in maniera sia spiazzante che raggelante.
Oggi recensiamo in maniera stringata ma speriamo esaustiva l’eclettica e brillante, chissà però se appieno soddisfacente (nelle prossime righe, naturalmente, il tutto detaglieremo e meglio disamineremo), miniserie tv Fuga, in originale intitolata Run Away, distribuita su Netflix nel 1° giorno dell’anno. Subito posizionatasi meritevolmente ai primissimi posti delle nuove visioni…
Fuga consta di otto episodi variegati, filmicamente ben intarsiati. Cadauno dura cinquanta minuti circa. Diretti in maniera alternata da Nimer Rashed & Isher Sahota.
Basata sull’omonima novella dell’acclamato scrittore statunitense Harlan Coben, per l’occasione adattata da vari sceneggiatori che han ben legato le forze per trasporla garbatamente. Fra cui il suo principale fautore e “ideatore” Daniel Brocklehurst e nientepopodimeno che la stessa figlia di Coben, ovverosia Charlotte.
Trama (tratti peculiari sintetizzati)
La vita molto agiata del tranquillo Simon Greene (James Nesbitt), felicemente sposato da anni con l’avvenente pediatra Ingrid (Minnie Driver, Will Hunting – Genio ribelle, Sleepers).
Sorella della direttrice lavorativa del consorte, Yvonne Previdi (incarnata dall’attrice Ingrid Oliver – attenzione a non far confusione con Ingrid, giustappunto, interpretata da Driver).
È stata di punto in bianco sconvolta dalla sparizione della figlia Paige (Ellie de Lange). Tenuta pressoché in ostaggio dal suo “ragazzo” aguzzino spietato, Aaron Corval (Thomas Flynn). Suo torturatore e dissoluto tossicodipendente. Di cui però lei è morbosamente innamorata e da cui non riesce a distaccarsene inspiegabilmente. In quanto, con ogni probabilità, non sol metaforicamente narcotizzata e inoltre ricattata? Oppure no, chissà.
Un giorno, dopo segnalazioni effetuategli per conto d’un conoscente a cui Simon chiese una mano per rintracciarla, quest’ultimo riesce finalmente a trovar Paige nel maggior parco cittadino. Lei, che tempo addietro lo disconobbe come padre, ne fugge via. La situazione per tutti precipita in modo sia rocambolesco che innescante contorte dinamiche. Da cui scaturiscono agghiaccianti reazioni a catena infermabili.
Innanzitutto, Simon vien immediatamente fermato e arrestato dalla polizia. In merito all’aggressione compiuta ai danni del succitato e sciroccato boy di Paige, a suo dire avvenuta sol “per legittima difesa”. Dunque è subitaneamente interrogato dal detective Isaac Fagbenle (Alfred Enoch). Coadiuvato dalla volitiva e inarrendevole DC Ruby Todd (Amy Gledhill). Poiché il ragazzo in questione, nella sera stessa rispetto ai misfatti poc’anzi successi, venne trucidato in maniera aberrante.
A difendere Simon dall’accusa di possibile omicidio – in quanto dapprima ritenuto il maggior indiziato e principale sospettato dell’assassinio suddetto – è la rampante e grintosa avvocatessa Jessica Kinberg (Tracy-Ann Oberman).
Due casi intrecciati
Nel frattempo, la confusa matassa ancor più s’ingarbuglia in maniera allarmante. All’unisono rispetto ai descrittivi tetri eventi occorsi, la corpulenta ma coriacea, assai intuitiva investigatrice privata Elena Ravenscroft (Ruth Jones) s’è appena messa sulle tracce d’uno scapestrato ventunenne. Figlio d’un uomo potente che le diede l’incarico d’indagarne al riguardo. Non scappato di casa, bensì parimenti svanito nel nulla in forma sicuramente poco casuale.
Due casi, giocando di parole, quindi tanto oscuri quanto privatamente personali e sentimentali. “Appaiati” e (col)legati a doppia mandata dal fil rouge dell’imponderabile fato incredibile.
Il mosaico dei personaggi
- Chi è Cornelius Faber (Lucian Msamati, Conclave), l’uomo di colore divenuto amico di Paige e suo “intimo” vicino di casa?
- Jay Stanfield (Mark Bazeley) è sol un insospettabile collega del reparto ospedaliero in cui lavora la moglie di Simon, o qualcosa in più?
- A completare il mosaico: l’aiutante anziana di Elena, ovverosia Lou (Annette Badland); il pericoloso manigoldo e spacciatore Rocco (Marcus Fraser).
- E un ruolo chiave e di svolta l’ha perfino il timidissimo Sam (Adrian Greensmith), figlio di Simon e dunque fratello di Paige. Studente universitario dalla fedina penale immacolata.
Infine, la strana coppia da “partner in crime” formata dalla peperina, folle Dee Dee (Maeve Courtier-Lilley) e dallo spostato Ash (Jon Pointing). Bonnie & Clyde ante litteram. In passato affidati a una casa famiglia ove si conobbero e reciprocamente s’innamorarono, giurandosi fedeltà eterna. Perché cominciò a seminar cadaveri dappertutto? Per celar chissà quali prove, perciò attentamente da occultare a prescindere da qualche imprevisto testimone oculare che ne scombussolerà i mortuari e delittuosi piani “vistosi” e viscosi?
Tutti hanno degli scheletri nell’armadio, compresi i personaggi a prima vista più moralmente irreprensibili. Come andrà a finire tal attorcigliata storia in ogni senso dedalica e dai contorni molto neri, anzi, noir e decisamente macabri? Sinistra e melliflua la figura del Professor Van De Beek (Sam Swainsbury) oppure salvifica? C’è di mezzo financo un’equivoca setta con tanto d’adepti invasati, aderenti al culto della cosiddetta Radiosa Verità.

Cosa funziona in Fuga
Fuga è una serie dinamica e fresca. Recitata magnificamente da tutto il parterre attoriale che non pecca di alcuna sbavatura. In primis sorretto da un eccellente Nesbitt in stato di grazia.
Fra gli altri attori che ne spiccano, senza dubbio va menzionato l’ottimo Alfred Enoch. Nota di merito anche alla strepitosa Maeve Courtier-Lilley, la cui giovanissima bellezza si staglia prominente per graziosa fotogenia impressionante.
Malgrado la sua lunga durata mai però tediosa e diluitaci – ripetiamo, in 8 segmenti d’appena tre quarti d’ora l’uno assai scorrevoli e dal serrato ritmo fluido – Fuga intriga, tiene incollati allo schermo e avvince dal primo all’ultimissimo minuto. Ciononostante, come meglio spiegheremo sottostante, non è certamente esente da marcati difetti che la rendono, a nostro avviso, non poco imperfetta.

Perché non guardare Fuga
Il materiale di partenza, ovvero l’originario romanzo del giallista Coben, francamente, non è un granché. Per meglio dire, ripropone situazioni e tematiche risapute. Anche letterariamente sviluppate con più finezza e originalità.
Quivi il tutto è trasposto, ancor evidenziamo, con accortezza e sovente con mirabile beltà estetica. Nulla da eccepire. Eppure le falle e le incongruenze nella trama appaiono macroscopicamente evidenti. Molti risvolti son nettamente poco plausibili.
È la forte recitazione degli attori coinvolti e la lor indiscutibile bravura spesso a “distrarci” perfino da una messinscena a tratti così preoccupata dei minimi dettagli visivi e della superba fotografia certosina. Paradossalmente, da perder il punto focale della tortuosa vicenda espostaci.
Al che, Fuga, a dispetto della sua confezione di lusso e delle lodevoli, singole prove recitative, più e più volte sbanda e risulta un po’ pasticciata.
Peccato perché poteva essere davvero una gemma prelibata.
Disponibile su Netflix dal 1 Gennaio 2026.
Regia: Nimer Rashed, Isher Sahota Con: James Nesbitt, Alfred Enoch, Ruth Jones, Minnie Driver, Ellie de Lange, Jon Pointing, Maeve Courtier-Lilley, Adrian Greensmith, Amy Gledhill, Sam Swainsbury, Tracy-Ann Oberman Anno: 2026 Episodi: 8 Durata episodi: 41–50 min Distribuzione: Netflix
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