Il club dei delitti del giovedì: Arzilli vecchietti ancor in gamba e affiatati, per nulla dalla vita affaticati, efficienti e (non) da ospizio, s’improvvisano investigatori privati di vecchi casi irrisolti per una rispettabile, pensionabile, più che altro autoreferenziale, clientela in cerca di giustizia alla faccia degli impuniti furbacchioni che pensarono d’averla fatta franca, svignandosela in maniera losca e tetra…
Oggi recensiamo l’altamente grinzoso, eh eh, no, grazioso, ahinoi, passato alquanto inosservato, specialmente presso la nostrana intellighenzia critica assai distratta, Il club dei delitti del giovedì (The Thursday Murder Club).
Uscito globalmente su Netflix lo scorso 28 agosto dopo una fulminea e scarsa distribuzione nelle sale, Il club dei delitti del giovedì, come meglio esplicheremo nella nostra disamina a seguire, è un’acida, garbatissima commedia a sfondo “macabro”, un contorto giallo alla Agatha Christie sui generis, di circa due ore di durata esilarante che non concede bellamente un sol attimo di tregua, scandita da un ritmo fluente e puntellata genialmente da sortite nel più arguto e corrosivo dark humor tipicamente british, allineato al suo grandioso cast per l’appunto e perlopiù britannico, soprattutto per quanto concerne i suoi interpreti primari.
È diretta e coprodotta, assieme a nientepopodimeno che il suo fido amico collega, pressoché coetaneo, Steven Spielberg, da un ispirato e bentornato Chris Columbus (Mamma, ho perso l’aereo, Qualcuno salvi il Natale 2). Il quale, per questo suo brillante opus graffiante e con sottile garbo imbastitoci, ritrovò lo smalto perduto e riagguantò la sua congeniale verve che ultimamente parve essergli sfuggita di mano (naturalmente cineastica) in pellicole sue scialbe e impersonali.
Il club dei delitti del giovedì è invece una pellicola sorprendentemente riuscitagli, sceneggiata dal femminile e valente composito duo composto (perdonateci per il voluto gioco di parole allestito apposta) da Katy Brand & Suzanne Heathcole, le quali con brio e intelligenza fine han adattato l’omonima novella dello scrittore Richard Osman.
Eccovene, nei suoi tratti più salienti, la trama espostavi in modo molto sintetico per evitarvene rivelazioni improprie che ve sciuperebbero la visione e ovviamente vi fornirebbero indicazioni in merito all’enigmatico arcano quivi accennato ma non svelatovi e da noi oculatamente occultato, chissà se dai suoi protagonisti deduttivamente risolto con tanto d’imbroglioni e cattivi sacrosantamente smascherati…
Due uomini e una donna d’età avanzata, rispettivamente Ron Ritchie (Pierce Brosnan, MobLand), in passato sindacalista di successo, Ibrahim Arif (Ben Kingsley, Shutter Island), ex psichiatra, e la scaltra Elizabeth Best (Helen Mirren, La promessa) che probabilmente fu agente segreto, è ancor sposata con l’amatissimo Stephen (Jonathan Pryce, I due papi), quest’ultimo affetto da demenza senile, ed è sempre molto vaga rispetto al suo lavoro svolto prima del proprio pensionamento, son ancora molto lucidi e in discreta forma psicofisica sebben tutti e tre alloggino nella residenza per anziani di nome Coopers Chase.
Una pensioncina poco costosa, penserete voi? Nient’affatto, tutt’altro, cioè una fastosa magione dall’aspetto, non sol architettonico, molto regale. Annoiati a morte, ogni giovedì si riuniscono per indagare privatamente in merito ai cosiddetti cold cases di cui la polizia, trascorso il tempo massimo previsto per risolverli, abbandonò le indagini e li archiviò, sigillandoli perfino nell’oblio del dimenticatoio.
Attualmente stanno analizzando il terribile caso d’una giovane donna defenestrata e barbaramente accoltellata negli anni settanta il cui colpevole, sparendo nella notte buia e dandosi, come si suol dire, alla macchia, non fu né identificato chiaramente né di conseguenza giammai catturato a distanza d’un quarto di secolo. Brancolano nel buio e nel frattempo giunge nel ricco centro per anziani un’ex infermiera, la simpatica anche se un po’ pasticciona, Joyce Meadowcroft (Celia Imrie).
A cui i tre nostri detective particolari chiedono dapprima consulenza in virtù delle sue competenze in ambito sanitario e poi le domandano cortesemente d’aggregarsi alla lor combriccola allegra. La lor gentile richiesta è immediatamente e favorevolmente accolta da Joyce.
Inoltre, il potente frequentatore di Coopers Chase, Tony Curran (Geoff Bell), a causa di sporchi intrallazzi col proprietario della zona terriera in cui staziona la suddetta villona, ovvero il cinico affarista Ian Wentham (David Tennant), fu ammazzato nella sua bella casetta da degli individui poco raccomandabili…
All’apparenza tutti gli indagati son dei perfetti (s)conosciuti integerrimi, forse invece solamente corrispondenti alle agghiaccianti identità più vicine ai nostri beniamini vecchietti e chiunque risulta, a prima vista, assolutamente insospettabile.
Chi è per esempio Bobby Tanner (Richard E. Grant, Saltburn), gran possidente e a tempo perso fiorista amante delle rose? Nella partita a scacchi (non siam soltanto metaforicamente allusivi, se visionerete il film, ne capirete il perché) entrano in gioco anche la poliziotta Donna De Freitas (Naomi Ackie), il commissario capo Chris Hudson (Daniel Mays), il figlio di Ron, di nome Jason (Tom Ellis), e l’immigrato Bogdan (Henry Lloyd-Hughes).

Cosa funziona ne Il club dei delitti del giovedì
Fotografato meravigliosamente da Don Burgess con emozionanti musiche di Thomas Newman, recitato divinamente da un parterre d’attori impeccabili su cui svetta l’impressionante e ultra navigata, sì, stagionata, eppur eternamente superba Mirren, Il club dei delitti del giovedì trova, dopo un inizio onestamente fiacco e stentato, crescente mordente spasmodico, decisamente ipnotico subitamente dalla metà in poi, ascendendo con leggiadria ritmica e tocchi financo struggenti di sublime malinconia stupenda.
Cosicché, fra lugubri e pericolose notti cimiteriali, tombe profanate, rinvenuti cadaveri putrefatti, teschi e scheletri nell’armadio, ci vien gustosamente snocciolata questa tenebrosa storia dai contorni spiritosi.
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Perché non guardare Il club dei delitti del giovedì
Talvolta, qualche dialogo non sempre è perfetto, tantomeno bilanciato con le cangianti, altresì incantanti i nostri abbagliati occhi, atmosfere visivamente, cupamente e al contempo colorate, espresseci, alcune battute vanno a vuoto, ha un impianto “dolciastro” ed è accusabile d’una ruffianeria furbesca verso lo spettatore meno smaliziato, essendo imperniato su una chiara melensaggine di fondo e alla base che leggermente ne ammorbidisce la bellezza ma, nella sua interezza, è un’imperdibile delizia per il cuore e la mente.
Dunque, merita il nostro sentito plauso e la nostra ampia promozione lodevole i pregi superiori ai suoi veniali difetti persino vistosi.
Disponibile in esclusiva su Netflix dal 28 Agosto.
Regia: Chris Columbus Cast: Helen Mirren, Pierce Brosnan, Ben Kingsley, Celia Imrie, David Tennant, Jonathan Pryce, Naomi Ackie Anno: 2025 Durata: 118 min Paese: Regno Unito / Stati Uniti Distribuzione: Netflix
Daruma View
Garbata e scorrevole “thriller comedy” in puro stile inglese,che si svolge in una sorta di faraonico “manor” Che definire ospizio sarebbe alquanto riduttivo…
L’esperienza e l’abilità descrittiva dell’amico Stefano Falotico tracciano un intrigante recensione che ci spinge a voler visionare al più presto questo “gioiellino” di film., dove spiccano le figure dì Helen Mirren ( famosa anche per aver impersonato la regina Elizabeth), Ben Kingsley ( Gandhi) e un Pierce Brosnan che , più che a James Bond, somiglia terribilmente al Re di Fiori….:)
grazie per l’amabile e graditissimo commento! Cmq, w Pierce Brosnan, 007 sicuramente migliore di Daniel Craig!