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The Conjuring – Il rito finale – Addio Warren, ci mancherete (forse) – Recensione

The Conjuring – Il rito finale: “Io sono l’Esorciccio, mica James Wan, eppure un sequel lo meritavo pure io…”

🎬 Trama

Cinque anni dopo il processo ad Arne Johnson (vedi The Conjuring – Per ordine del diavolo), i coniugi Ed e Lorraine Warren, interpretati ancora con dignitosa stanchezza da Patrick Wilson e Vera Farmiga, hanno appeso la croce al chiodo. Ora fanno i docenti universitari, spiegano ai ragazzini che i demoni esistono e sì, si possono cacciare anche con una semplice preghiera. Ma quando la famiglia Smurl chiama perché la loro casetta sembra il set di Poltergeist versione discount, i due fiutano subito che il pensionamento può attendere. Uno spettro maligno, muri che gemono come vecchi termosifoni arrugginiti e possessioni a orari da prime time: il menù è servito.

Citazione apocrifa del film:

“Lorraine, io non vedo più niente… tranne la rata del mutuo della casa dei Smurl.”

💀 Cosa funziona in The Conjuring – Il rito finale

L’atmosfera è quella giusta: un lento deteriorarsi della normalità, stanze che sembrano tossire buio, ed entità che amano i corridoi più di un bidello frustrato. La regia di Michael Chaves sorprende: non inventa l’acqua santa calda, ma spinge sui dettagli tecnici, facendo lavorare fotografia e suono come veri protagonisti.

I jump scare? Prevedibili come la fila alle Poste, ma ancora talmente ben congegnati che in sala la gente scattava come se avesse visto la bolletta della luce. E qui bisogna riconoscere: funziona. Non importa se sai già che la porta si chiude da sola o che l’ombra sbucherà dietro lo specchio, il film sa ancora tendere le corde come un violinista indemoniato.

L’ambientazione malsana, le pareti che sembrano sudare e quel senso d’aria pesante che ti entra nei polmoni: ecco il vero punto di forza. Non si guarda il film… lo si respira. Male.

🤦 Perché non guardare The Conjuring – Il rito finale

Perché la sensazione è di aver già fatto questo giro sulla giostra. È come se l’universo The Conjuring avesse deciso di giocare a “indovina chi” con i suoi stessi cliché:

  • La casa infestata? Presente.
  • I Warren che arrivano con la Bibbia e faccia severa? Presente.
  • Oggetto maledetto pronto per lo spin-off? Presente.

A tratti sembra un karaoke dell’orrore: bravo cantante, ottimo microfono… ma sempre la stessa canzone. E qui il povero Esorciccio rosica: io con un mantello e due scoregge di zolfo potevo fare lo stesso, e magari la critica parlava di “nuova linfa nel genere”.

Citazione apocrifa del film:

“Ed, se sopravviviamo a questo, giuro che mi iscrivo a un corso di yoga. Gli spiriti hanno meno pretese degli studenti.”

📦 Box: L’universo Conjuring, saga o catena di montaggio?

Dal minimalismo spaventoso del primo The Conjuring di James Wan, passando per i popcorn maledetti de Annabelle fino agli spin-off esotici stile La Llorona – Le lacrime del male, il franchise ha costruito un vero luna park gotico.

Ogni attrazione è uguale ma con la maschera leggermente diversa: il pagliaccio è diventato suora (The Nun), la bambola è sempre la bambola, e i Warren tengono insieme il tutto come colla benedetta.

Funziona ancora, ma ormai la “casa stregata” rischia di sembrare un franchising: tipo kebabbaro, ma invece della salsa piccante hai voce gutturale di Satana.

⚰️ Quando l’Esorciccio piange

Sono io, l’Esorciccio, e guardando questo film ho pensato: “Se a me, nel ’75, mi davano un sequel invece di ‘uccidermi’ al box office, oggi sarei io al posto di Chaves.” E invece… mi tocca applaudire: Il rito finale non fa miracoli, ma di certo l’anima dell’horror la tiene ancora ben accesa.

Il film è al cinema dal 4 Settembre con Warner Bros.

Regia: Michael Chaves Con: Vera Farmiga, Patrick Wilson, Mia Tomlinson, Ben Hardy Anno: 2025 Durata: 135 min Paese: USA / Regno Unito Distribuzione: Warner Bros. Pictures

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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