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Wild Horse Nine – Recensione del fantastico film di Martin McDonagh con John Malkovich e Sam Rockwell

Una strampalata eppur provetta, fenomenale coppia d’agenti della CIA, non tanto sotto “copertura”, visita l’Isola di Pasqua alla ricerca della propria identità perduta e alla volta d’una missione molto speciale, top secret e mor(t)ale.

Oggi entusiasticamente disaminiamo Wild Horse Nine, presentata in Concorso il 3 settembre alla fastosa kermesse veneziana, ovverosia la Mostra del Cinema n° ottantatré, scritta in forma originale e diretta da Martin McDonagh. Che, per l’occasione, ritrovò uno dei suoi strepitosi attori feticcio, ovvero Sam Rockwell (Richard Jewell, Stanno tutti bene), dopo avervi lavorato assieme in Sette psicopatici e Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Film quest’ultimo che fruttò a Rockwell un meritato Oscar come miglior attore non protagonista. Stavolta fa coppia con la new entry mcdonaghiana John Malkovich (Changeling), primario e superbo protagonista, mentre Rockwell, leggermente defilato, gli fa da “spalla” super efficace per una combo attoriale decisamente amabile, parimenti all’opus stesso del suo registico autore che nuovamente confeziona un delizioso bijou ricolmo di scoppiettanti battute ficcanti e sardoniche, dialoghi al vetriolo intrisi di pungente dark humor sopraffino e irresistibile, mescolato a una melanconica intelaiatura che profuma di garbata levità e “pulsano” di gran classe. McDonagh, non smentendo sé stesso e non tradendoci, non deluse le aspettative e filmò un’altra perlacea opera lodabile in toto. Appassionante, scanzonata, allegra, contrappuntata da dolenti squarci di soffice melanconia, virulentemente mixati a picchi vertiginosi d’action smodata, sparatorie frenetiche, colpi di scena a raffica e mozzafiato.

Trama, in maniera concisa per evitarvi rivelazioni:

La vicenda è ambientata nel ’73, nel caotico Cile pre-golpe. Due agenti segreti della CIA, all’apparenza gaglioffi ma in realtà navigati e volpeschi, incarnazione ante litteram di Estragone e Vladimir di Aspettando Godot, dopo varie disavventure e svariati assassinii commissionati dal capo M.J. (Steve Buscemi, Le iene), aspettano l’aereo che li condurrà a Rapa Nui, l’Isola di Pasqua.

Al terminal incontrano due ragazze, Monica (Mariana di Girolamo) e Alicia (Ailín Salas), che nel prosieguo delle “indagini” di Chris Carlisle (Malkovich) e Lee Chesterfield (Rockwell) giocheranno un ruolo chiave? Chissà.

Cosa funziona in Wild Horse Nine

La prima mezz’ora è veramente esplosiva, spassosa a non finire. Da morir dal ridere, stracolma di freddure e scambi botta e risposta dalla tempistica infallibile. Malkovich gigioneggia a briglia sciolta e sfodera un’interpretazione magistrale (stavolta l’aggettivo è assolutamente pertinente), già papabile di nomination ai prossimi Academy Awards, che oscilla fra lievi toni umoristici, sapidamente autoironici, e pugnaci parentesi drammatiche che commuovono realmente.

Rockwell oramai lo conosciamo. Genio della brillantezza e delle camaleontiche sfumature sottili. Anch’egli, come Malkovich, nel giro d’attimi infinitesimali, passa dal comico al tragico con bravura disarmante.

Il cammeo di Tom Waits (Codice Genesi), incarnante il fratello eremita di Chris/Malkovich che abita a pochi passi dalla mitica Monument Valley, è impagabile. McDonagh, dopo In Bruges – La coscienza dell’assassino e il magnifico Gli spiriti dell’isola, ci propone un altro attoriale duo straordinario. Ritrova il suo direttore della fotografia preferito, Ben Davis (Cry Macho), che ottimamente lo “coadiuva” nel ritrarre panorami idilliaci e cieli limpidi che si stagliano nel firmamento stellato di notti tenebrose e misteriose.

Perché non guardare Wild Horse Nine

McDonagh è questo, la sua cifra stilistica è consolidata. Si è affinato nell’elargirci pellicole di black comedy peculiare, ereditarie dei topos tarantiniani e coeaniani in cui i protagonisti sono due amici che, in zone selvatiche e remote dalla modernità delle metropoli, per una ragione o per l’altra, litigano, si “graffiano” in schermaglie antagonistiche e qualche volta si riappacificano oppure si divertono, seppur sadicamente, a rincorrersi, odiarsi, ricongiungersi e darsi addosso.

Il tutto condito con repentini spostamenti e “depistamenti” nell’intreccio e secondari personaggi corali che intervengono a spezzar la possibile monotonia. Prendere o lasciare.

Il film è sala dal 5 novembre distribuito da Disney.

Regia: Martin McDonagh Con: John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Parker Posey Anno: 2026 Durata: 118 min. Paese: USA Distribuzione: Disney

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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