volo-roma-catania-cancellato-etna-ryanair-disservizi-copertima
Home / CULTURAL / L’aeroporto chiude, il sistema scompare: cronaca di un naufragio siciliano – Odissea 2026

L’aeroporto chiude, il sistema scompare: cronaca di un naufragio siciliano – Odissea 2026

L’Odissea di Ferragosto: da Roma a Catania, naufraghi tra ceneri dell’Etnà, aeroporto chiuso, overbooking e silenzi di Stato.

L’Etna non ha colpe. È lì da sempre, molto prima delle piste, dei terminal, dei monitor delle partenze e delle compagnie che vendono puntualità a basso costo salvo poi trasformare il passeggero in un figurante del caos. Fa il vulcano: erutta, sputa cenere, ricorda agli uomini che la natura non firma contratti e non legge comunicati stampa. Il problema è un altro: avere costruito un sistema di trasporti che dipende da uno scalo esposto a un vulcano attivo e comportarsi ogni volta come se il vulcano avesse appena deciso di iniziare a fare il vulcano.

Questa non è la storia di una vacanza rovinata. È la cronaca di un viaggio necessario. L’11 agosto si partiva da Roma Fiumicino per Catania, volo delle 8:55, destinazione finale Piazza Armerina. Ad aspettare non c’era un resort, ma mio padre, disabile, che aspettava una visita promessa e desiderata. Insieme a me (Odisseo) c’erano Francesca, Penelope armata di boarding pass, e Ignazio, Telemaco per adozione narrativa e per pazienza forzata.

Da lì in poi il viaggio ha smesso di somigliare a un normale spostamento interno. È diventato un’odissea nazionale, con oracoli elettronici sempre vaghi, navette fantasma e sportelli che ripetevano la formula magica della deresponsabilizzazione: “Non possiamo fare nulla”.

Canto I. Fiumicino, dove il telegiornale sostituisce l’assistenza

Sveglia alle 5, arrivo a Fiumicino intorno alle 7, volo previsto alle 8:55. Biglietti pronti, orario rispettato, auto prenotata a Catania. Tutto come da programma, finché il programma non decide di suicidarsi.

Scopriamo in aeroporto che il volo è cancellato. La comunicazione sarebbe arrivata circa alle 3 di notte: un orario perfetto per garantire formalmente l’avviso e praticamente il suo mancato effetto. Chi deve essere in aeroporto alle 7, infatti, a quell’ora sta dormendo. Non per trascuratezza ma perché il contratto di trasporto non prevede un turno di guardia notturno davanti alla casella e-mail.

Alla biglietteria arriva il primo schiaffo morale della giornata. Il personale ci fa capire che la colpa sarebbe nostra: non avremmo visto il telegiornale. Il telegiornale. Come se il passeggero del 2026 fosse tenuto, oltre che a presentarsi con documento valido e bagaglio conforme, anche a seguire l’edizione notturna per verificare se la compagnia abbia deciso di annullargli la giornata.

Se un vulcano impone limitazioni operative, il passeggero può capirlo. Più difficile è accettare che una crisi annunciata si traduca in un sistema di assistenza affidato all’ultimo minuto. Tra l’8 e l’11 agosto, a Catania, erano già saltati circa 700 voli tra arrivi, partenze e cancellazioni. Il disservizio non nasce soltanto dalla cenere, ma dal modo in cui la cenere viene gestita.

Canto II. Palermo promessa, overbooking reale

La prima soluzione sono biglietti per Palermo alle 14. Sono le 7 del mattino, ma almeno una direzione esiste. Palermo non è Catania, ma è Sicilia.

Mio padre aspetta può fare come noi solo quello. L’idea di rinunciare, tornare a casa e riprogrammare tutto come se i sentimenti fossero prenotazioni flessibili non è contemplabile. Si stringono i denti, si accetta la deviazione e si prova a salvare almeno un pezzo della logistica successiva.

L’auto era prenotata a Catania. Chiediamo all’autonoleggio se sia possibile ritirare una loro auto nel loro centro a Palermo, magari pagando un’integrazione. Nessuna possibilità. Nemmeno un rimborso parziale: o si ritira a Catania oppure si perdono i 350 euro già pagati.

Il volo per Palermo è in overbooking. Le hostess cercano rinunce e spiragli. Noi restiamo a terra.

Il biglietto smette così di essere una garanzia e diventa un’ipotesi. Hai il nome a sistema ma non il diritto alla partenza. Sei un passeggero quantistico: esisti e non esisti fino a quando il gate non decide la sua verità finale.

Le testimonianze raccolte il 12 agosto dal Fatto Quotidiano raccontano la stessa incertezza: passeggeri dirottati a Palermo senza notizie certe sulle navette e costretti a cercare autonomamente treni alternativi.

Canto III. Trapani, il miraggio

Dopo l’esclusione dal volo per Palermo, torniamo alla biglietteria. La proposta è Trapani. Bisogna fare presto: il volo parte tra un’ora.

Corriamo per la carta d’imbarco ma scopriamo che il volo è in ritardo e nuovamente in overbooking. L’attesa si trascina dalle 16 alle 20. I posti non arrivano. Restiamo a terra per la seconda volta.

Nel frattempo scopriamo che alcuni passeggeri arrivati dopo di noi hanno ricevuto biglietti per Palermo via Catania. Nessuno spiega il criterio.

Torniamo allo sportello. Dopo altri quindici minuti arriva la soluzione: un volo per Catania delle 22:40, destinato a essere dirottato su Palermo. Questa volta abbiamo i biglietti. Non sappiamo ancora come raggiungeremo Catania, ma accettiamo.

Palermo stava già assorbendo traffico straordinario: il 7 agosto risultavano gestiti 21 voli aggiuntivi deviati da Catania e 17 voli ex Catania partiti dallo scalo palermitano.

Il problema era noto prima del nostro arrivo.

Canto IV. La navetta come lotteria

Si parte finalmente, intorno alle 00:20. Il comandante annuncia una navetta a Palermo e un ulteriore ritardo, che poi rientra dopo circa 20 minuti. L’aereo è quasi vuoto. Molti hanno già rinunciato o trovato alternative.

Alle 01:39 arriviamo a Palermo. Una ragazza all’uscita indica le navette sulla destra. Fuori non si capisce quale prendere.

Davanti a noi c’è una famiglia di sei persone. Due sono in bagno. La navetta parte con noi e alcuni posti vuoti con loro lasciati a terra. Non sappiamo che fine facciano quelli rimasti a terra.

Una lotteria. Un posto libero trovato quasi per caso.

Altri passeggeri, quella notte, raccontano una storia simile: dirottamento a Palermo, nessuna certezza sui trasferimenti, autobus esauriti e treni acquistati autonomamente per l’alba.

Canto V. Catania alle 5:30, l’auto sbagliata

Alle 5:30 del 12 agosto arriviamo a Catania. Il corpo non distingue più tra notte e alba. Bisogna solo ritirare l’auto e raggiungere Piazza Armerina.

Al banco dell’autonoleggio scopriamo che la piccola auto prenotata è diventata un’Audi station wagon. Avevamo scelto una vettura compatta per muoverci a Piazza Armerina e accompagnare mio padre disabile.

La risposta è semplice: “Abbiamo solo questa”.

Dopo una notte simile non c’è più margine di trattativa. Prendere o lasciare. L’auto è anche praticamente in riserva, nonostante ci fosse stato detto che aveva un ottavo di serbatoio.

Il ricatto logistico è completo.

Fuori dai desk, anche il mercato delle alternative era esploso. Il Fatto Quotidiano ha raccolto la testimonianza di un volo alternativo arrivato a costare almeno 650 euro, oltre a percorsi improvvisati tra autobus, catamarani e deviazioni su Malta.

Canto VI. Itaca è Piazza Armerina

Si parte. Si guida. Si resiste.

Alle 7:10 del mattino del 12 agosto arriviamo a Piazza Armerina, quasi ventiquattro ore dopo la sveglia iniziale. L’odissea si ferma davanti alla sola cosa che giustificava tutta quell’ostinazione: mio padre.

È lì che questo racconto ritrova il suo centro umano. Non era una vacanza. C’era un genitore che aspettava. C’era una visita da mantenere. C’era la volontà di non tradire un’attesa.

Itaca non è sempre il luogo dove si torna: a volte è quello che si raggiunge nonostante tutto.

Non una spiaggia, ma una casa; non il trionfo dell’eroe, ma la dignità di tornare persona davanti a chi aspettava.

Dietro i numeri ci sono visite familiari, problemi di salute, rientri programmati e attese che nessun rimborso riesce davvero a ricomporre.

Canto VII. Il ritorno del 15 agosto

Il 15 agosto il volo per Fiumicino è previsto alle 15:25. Fino alle 15 resta “in attesa di informazioni dal vettore”. Nessuna certezza, nessuna comunicazione utile.

Alle 15 arriva la conferma. Decolliamo intorno alle 15:55.

L’aereo è mezzo vuoto.

Quanti hanno rinunciato? Quanti hanno comprato un altro biglietto, preso un treno, noleggiato un’auto o scelto una nave pagando molto più del previsto?

Secondo i dati SAC riportati dalla stampa, tra il 6 e il 12 agosto erano previsti su Catania circa 1.974 voli: il 36% è stato cancellato, mentre circa 630 voli sono stati dirottati verso altri scali.

La riapertura parziale dello scalo, disposta il 15 agosto dalle 14, dopo il passaggio dell’allerta vulcanica da rossa ad arancione, non cancellava il caos dei giorni precedenti.

Canto VIII. L’Etna innocente, gli uomini no

L’Etna non è il colpevole. È lì da sempre e fa ciò che fanno i vulcani. Se uno snodo cruciale della mobilità siciliana si trova accanto a un vulcano attivo, la risposta necessaria è la preparazione preventiva.

In quei giorni è tornato anche il dibattito sulla collocazione dello scalo. Ma il punto resta semplice: in un territorio del genere l’emergenza vulcanica non può essere trattata come una sorpresa assoluta.

La denuncia non riguarda la natura, ma l’organizzazione: un piano B, comunicazioni coordinate e trasferimenti sostitutivi. “Non possiamo fare nulla” non è un piano d’emergenza.

Il problema non è soltanto la compagnia aerea del momento, né soltanto Catania. È la catena complessiva: volo, aeroporto, trasferimento, autonoleggio. Ogni anello risponde: “Non è un problema mio”. Il passeggero resta nel vuoto tra un servizio e l’altro.

SAC ha ricordato che spetta alle compagnie riproteggere e assistere i passeggeri, ma ha ammesso che spesso lo scalo non disponeva delle informazioni da fornire, cercando di supplire con personale e “facilitatori”. Una filiera frammentata, con il passeggero nel vuoto tra un pezzo e l’altro.

Canto IX. La morale del naufrago contemporaneo

Alla fine siamo partiti. Alla fine siamo arrivati. Alla fine siamo tornati.

Ed è proprio questa la trappola con cui il sistema spesso si salva: se il passeggero, in un modo o nell’altro, ce l’ha fatta, allora il problema sembra ridursi a una brutta esperienza. Ma arrivare non assolve il modo in cui si è costretti ad arrivare.

L’odissea contemporanea è dover diventare esperti di procedure opache e strateghi di sopravvivenza economica davanti a rincari feroci. È scoprire che perfino una calamità prevedibile nella sua possibilità può trasformarsi in uno scaricabarile, dove ognuno si assolve indicando l’anello precedente della catena.

L’Etna continuerà a fare l’Etna. Sarebbe sciocco chiedergli altro.

Ma compagnie, aeroporti, istituzioni e operatori privati dovrebbero fare finalmente il proprio mestiere: prevedere, informare, coordinare, proteggere, rimborsare, assistere.

Fino a quel giorno, ogni viaggio verso la Sicilia in emergenza vulcanica resterà affidato non a un sistema, ma alla virtù più antica e più triste del cittadino italiano: la resistenza.

O, per dirla come nei poemi, all’arte di non affondare quando gli dèi se ne lavano le mani.

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

Guarda anche

omero-nolan-camerini-fantasma-ulisse-kolossal

Da Omero a Nolan passando per Camerini: il fantasma di Ulisse nel nuovo kolossal

Perché il vero precedente cinematografico dell’Odissea di Nolan potrebbe essere Ulisse di Camerini Ogni volta …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.