Verity: Un thriller psicologico elegante e sensuale, che gioca con verità, finzione e manipolazione. Michael Showalter porta sul grande schermo il bestseller di Colleen Hoover, affidandosi ad Anne Hathaway e Dakota Johnson per costruire una storia in cui nulla è davvero come sembra.
La storia segue Lowen Ashleigh (Dakota Johnson), una scrittrice in difficoltà che si ritrova davanti a un’occasione difficile da rifiutare: completare come ghostwriter la fortunata saga di Verity Crawford (Anne Hathaway) , celebre autrice rimasta gravemente ferita in un incidente.
Per portare avanti l’incarico, Lowen entra nella casa della famiglia Crawford e comincia a mettere mano agli appunti e ai materiali della scrittrice. Finché si imbatte in qualcosa che avrebbe decisamente fatto meglio a non leggere: un manoscritto segreto, una confessione inquietante che racconta la vita di Verity e i segreti della sua famiglia.
E da quel momento sembra quasi di entrare in un altro romanzo. Le parole scritte da Verity iniziano a mescolarsi con ciò che Lowen vive dentro quella casa, mentre le certezze si trasformano lentamente in dubbi e ogni dettaglio sembra poter nascondere una versione diversa della storia.
Perché il vero mistero non è soltanto cosa sia successo, ma soprattutto quanto di quello che leggiamo sia davvero successo.
Cosa funziona in Verity
Il punto di forza di Verity sono senza dubbio Anne Hathaway e Dakota Johnson. Dakota Johnson costruisce una Lowen vulnerabile e curiosa, sempre più coinvolta in una situazione che le sfugge progressivamente di mano. Hathaway, invece, gioca sull’ambiguità di Verity e la trasforma in una presenza inquietante e magnetica, capace di farci cambiare idea su quello che stiamo vedendo praticamente ogni cinque minuti. Il loro confronto è il vero cuore di Verity e, quando sono loro due in scena, il thriller trova finalmente il suo passo.
Funziona discretamente anche l’atmosfera, anche se decisamente meno di quanto potrebbe. La casa isolata, i silenzi, gli spazi eleganti e quella sensazione che dietro ogni dettaglio possa nascondersi qualcosa contribuiscono a creare una certa tensione.
E soprattutto Verity scorre. La curiosità rimane viva e, anche quando alcune soluzioni risultano prevedibili, viene comunque voglia di arrivare alla fine per capire quale versione della storia sia quella vera. Non ti fa saltare dalla sedia, ma almeno non ti fa guardare l’orologio: già questo, nel mondo dei thriller, è un piccolo risultato.
È interessante anche il percorso di Michael Showalter, perché il thriller non è il genere nel quale si è mosso principalmente. La sua filmografia passa soprattutto attraverso commedia, romance e dramma, con titoli come Hello, My Name Is Doris, The Big Sick, Spoiler Alert e The Idea of You, quest’ultimo già interpretato da Anne Hathaway.
Con Verity Showalter cambia quindi decisamente registro. La sua esperienza nel raccontare relazioni, attrazione e dinamiche emotive si percepisce soprattutto nel rapporto tra i personaggi, che è infatti uno degli aspetti più riusciti del film. Quando però arriva il momento di costruire una tensione davvero incisiva, sembra quasi che il regista preferisca non esagerare.
Insomma, Showalter entra nel territorio del thriller, guarda l’abisso…ma senza sporgersi troppo.

Perché non guardare Verity
Il problema di Verity è che non riesce davvero a sorprendere. Da una parte c’è un genere che negli ultimi anni ci ha abituati a ville isolate, famiglie apparentemente perfette, segreti, manoscritti compromettenti e personaggi dei quali non possiamo fidarci fino in fondo. Dall’altra, la scrittura non sempre riesce a rielaborare questi elementi in maniera abbastanza originale.
Poi la casa… visivamente splendida, avrebbe tutto il potenziale per diventare davvero inquietante. Invece non arriva mai quella sensazione di paura o di terrore dietro l’angolo che ci si aspetterebbe da un thriller ambientato in un posto del genere. Diciamo che come casa da copertina è perfetta; come casa da incubo poteva impegnarsi un pochino di più.
Alcuni passaggi risultano infatti stridenti o forzati, come se la storia avesse bisogno di arrivare in un determinato punto e i personaggi dovessero necessariamente accompagnarla lì. La tensione rimane quindi più suggerita che esplosiva. Verity incuriosisce, ma raramente riesce a regalare quel vero momento di stupore che ci aspetteremmo da un thriller costruito proprio sull’incertezza.
Non è tanto una questione di sapere già come finirà, quanto della sensazione che alcune svolte arrivino esattamente dove ci aspettavamo che arrivassero.
Conclusioni:
Verity è un thriller che avrebbe potuto osare di più. Ha una buona atmosfera, due protagoniste convincenti e una storia abbastanza intrigante da mantenere viva la curiosità. Ma la scrittura presenta alcune forzature e non sempre riesce a trasformare i suoi ingredienti in qualcosa di veramente sorprendente.
Forse il problema è proprio questo: abbiamo visto talmente tanti thriller psicologici giocare con gli stessi meccanismi che oggi, per lasciare davvero il segno, non basta più nascondere la verità. Bisogna trovare un modo nuovo per raccontarla.
Verity ci prova, ma non sempre ci riesce. Rimane comunque un film piacevole da seguire, soprattutto per chi ama le storie costruite su segreti, ambiguità e personaggi difficili da decifrare. Perché alla fine, in questa storia, la verità è sempre lì. Il problema è capire quale versione della verità siamo disposti a credere.
Curiosità
- Il bacio tra Anne Hathaway e Dakota Johnson non era presente nel romanzo. La scena è nata durante la lavorazione: le due attrici hanno proposto a Michael Showalter di portare quella situazione in una direzione più trasgressiva e il regista ha deciso di inserirla nel film.
- Nel romanzo il sonnambulismo di Lowen è un elemento importante. Per il film sono state girate scene legate a questa caratteristica, ma una parte del materiale è stata poi eliminata durante il montaggio per mantenere più compatto il ritmo della storia.
- La casa dei Crawford non è soltanto uno sfondo, ma contribuisce in maniera importante all’atmosfera del film. La villa utilizzata per le riprese è una casa modernista degli anni Sessanta nell’area di Armonk, nello Stato di New York, progettata dal designer danese Jens Quistgaard.
- Un dettaglio molto riconoscibile del romanzo è stato mantenuto anche nel film: la testiera del letto con i segni dei morsi. La scenografia è stata realizzata appositamente per rendere questo elemento parte integrante della storia.
- La particolare scena in cui Verity balla in modo inquietante è nata durante le prove con Anne Hathaway. Showalter le aveva chiesto di entrare nella stanza mostrando entusiasmo e l’attrice ha proposto un movimento simile a un valzer. L’idea è piaciuta ed è rimasta nel film.
Al cinema dal 1° ottobre 2026, distribuito in Italia da Eagle Pictures per Sony Pictures.
Regia: Michael Showalter Con: Anne Hathaway, Dakota Johnson, Josh Hartnett, Ismael Cruz Cordova, Michael Abbott Jr., Tom Galantich, Irina Dvorovenko, Lou Martini Jr., Thursday Farrar Durata: 104 min. Paese: USA 2026 Distribuzione: Eagle Picture
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