L’uomo senza memoria (L’Homme sans mémoire): Il giallo con amnesia, ville isolate a Portofino e un finale a suon di motosega che Artus Films ha ripescato dal dimenticatoio e reso disponibile sul mercato home video francese dal 17 febbraio 2026.
Edizione combo Blu-ray + DVD che riporta a galla un Duccio Tessari meno celebrato ma velenoso quanto basta.
🔥 Trama e Giudizio Sintetico sul Film – Chi era Ted Walden prima di ieri?
Ted Walden (Luc Merenda), commesso in un negozio di antiquariato a Londra, ha un problema serio: la sua memoria si è fermata a sei mesi fa, punto e basta, come una pellicola tagliata a metà bobina. Poi arriva un telegramma, firmato da una moglie che lui non ricorda di avere, Sara (Senta Berger), che lo richiama in Italia. Da lì in poi è un tuffo in una piscina di sospetti: chi è Ted davvero? Chi vuole fargli credere di essere? e soprattutto chi ha tutto l’interesse a tenerlo confuso?
Il tema dell’amnesia al cinema è più vecchio di me, e Duccio Tessari lo sa benissimo. Non inventa niente che Ernesto Gastaldi (sceneggiatore, uno che di gialli all’italiana ne ha scritti quanti pochi altri) non avesse già maneggiato altrove, con quell’eco lontana di Io ti salverò di Hitchcock che filtra tra le righe. La differenza tra un artigiano e un dilettante è che il primo sa dove tagliare: qui non c’è tempo sprecato in psicologismi da salotto, la violenza arriva secca e si consuma sui volti, non nelle chiacchiere.
Il cast fa il suo. Merenda non recita, esiste: presenza fisica, sguardo opaco, la solita “forza tranquilla” che gli ha fatto fare carriera nel poliziottesco (pensate a Milano trema: la polizia vuole giustizia o Napoli si ribella). Senta Berger, che di mestiere ne aveva già fatto parecchio tra Peckinpah e il cinema tedesco, qui tira fuori una gamma di emozioni che Merenda si può solo sognare. E poi c’è Umberto Orsini, che nel ruolo del “troppo gentile” Daniel ruba scena con la finezza che si porta dietro da Ludwig di Luchino Visconti (1973), lo stesso anno in cui recitava fianco a fianco con Helmut Berger.
Se cercate l’originalità pura, girate al largo. Se volete un thriller ben congegnato che gioca sporco con la vostra memoria di cinefili, qui c’è pane per i vostri denti.
Voto film: 7/10. Non cambierà la vostra vita, ma quel finale con la motosega vi resterà incollato alla retina più di quanto vorreste ammettere.
“Non ricordo il mio nome, ma ricordo che qualcuno mi vuole morto. Strano ordine di priorità.”
— Ted Walden
Prima di infilare il disco nel lettore, diamoci un giro attorno alla confezione: Digipack, fodero cartonato e locandine d’epoca da spulciare a fondo, tutto documentato in video qui sotto senza sconti.
⬆️GUARDA IL NOSTRO UNBOXING⬆️
👁️ Analisi Video – Un Master 2K che non si vergogna di girare l’Europa
Il master usato da Artus è un 2K restaurato, dicitura generica buttata lì in copertina senza troppi fronzoli. Non ho trovato in rete comunicati stampa su di un ipotetico restauro esclusivo, il film, prodotto da Luciano Martino per la Dania Film, oggi passa solitamente per licenziatari italiani come Surf Film o RTI/Mediaset, è altamente probabile che si tratti dello stesso master già circolato tra l’americana VCI Entertainment (2021, con il fin troppo generico titolo internazionale Puzzle) e la tedesca Camera Obscura (2022). Un master che gira di licenza in licenza come un vecchio nomade, insomma, non uno scan fatto apposta per l’occasione.
Detto questo, il risultato non è da buttare anzi è più che apprezzabile per godersi il film. Nelle scene diurne, specialmente quelle ambientate nei vicoli stretti e pittoreschi di Portofino, l’immagine è pulita, viva, con un contrasto che regge bene la scena.
Nelle ombre che il gioco si complica: le sequenze notturne mostrano un calo di resa evidente, con qualche difetto di compressione e episodi di pixelizzazione che fanno storcere il naso a chi ha l’occhio allenato.
Piacevole con quel tanto di limite nei neri che vi ricorda sempre di che pasta è fatto il materiale di partenza.
“Portofino è bella di giorno. Di notte, anche lei ha qualcosa da nascondere.”
— Sara

🔊 Analisi Audio – Labyrinthus in loop, e il resto tiene botta
Due tracce, entrambe in PCM 2.0 mono: italiana originale e francese. Nessun Atmos, nessun DTS-HD, e va benissimo così: stiamo parlando di un film del 1974, non serve inventarsi una spazialità che il sonoro dell’epoca non aveva.
La traccia italiana è quella da tenersi stretta: solida, senza cali, impeccabile dall’inizio alla fine. La traccia francese invece paga un po’ di dazio, con qualche distorsione in apertura e lievi episodi di saturazione sulle musiche di Gianni Ferrio (lo stesso compositore, tra l’altro, già al lavoro con Tessari su La morte risale a ieri sera). Il brano portante, “Labyrinthus“, cantato da Rossella Canaccini, resta uno di quei temi che si appiccicano in testa anche a chi il giallo all’italiana lo guarda per la prima volta e farà capolino già come sonoro nel menù del disco.
Per dovere di cronaca comparativa: l’edizione americana di VCI, per lo stesso film, si era accontentata di un audio inglese in Dolby Digital 1.0. Qui almeno il PCM non lossless fa il suo lavoro con dignità.
Sottotitoli francesi removibili disponibili, per chi si accontenta o per chi il francese lo studia da manuale.
La traccia italiana tira dritto senza intoppi, la francese qualche scricchiolio se lo porta a casa.
“Non serve alzare la voce quando il silenzio già urla la verità.”
— Sara

📀 Analisi Extra – Tre voci per un uomo senza ricordi
Artus Films si gioca la carta editoriale come sa fare, ed è la sezione dove il combo si guadagna davvero lo spazio in collezione. Il packaging è un Digipack con fodero cartonato, illustrato con le locandine d’epoca italiana e estera: un colpo d’occhio che vale la spesa già prima di infilare il disco nel lettore.
Contenuti speciali:
- “Mémoire en pièces” (42 min): presentazione critica a cura di Olivier Père, il pezzo forte del disco, quello che vi spiega perché il film funziona anche quando sembra non inventare niente. In lingua francese.
- “Oeillet rouge” (21 min): ritratto del regista Duccio Tessari firmato dal critico e storico italiano Fabio Melelli, prezioso per collocare l’autore nel canone del genere. In lingua italiana.
- “Labyrinthus” (20 min): intervista a Luc Merenda in cui l’attore ricorda il suo periodo italiano tra set e amicizie di lavorazione. In lingua francese.
- Diaporama di foto e locandine, più il trailer originale.
Per un titolo di nicchia come questo, un comparto così ricco è quasi un lusso. Chi si lamenta non ha mai visto un’edizione davvero vuota.
“Ogni uomo ha diritto a un extra sulla propria vita. Io non ne ho avuto nemmeno uno.”
— Ted Walden
📦 Box: Dal peplum alla motosega: il mestiere di Duccio Tessari
Duccio Tessari era uno di quei registi italiani capaci di cambiare pelle senza mai perdere il polso del genere: dal peplum al western all’italiana (Una pistola per Ringo, Il ritorno di Ringo), passando per il poliziottesco (La morte risale a ieri sera) fino all’avventura pura con Zorro al fianco di Alain Delon.
L’uomo senza memoria completa quella che si può leggere come una sorta di trilogia gialla, insieme a La morte risale a ieri sera (1970, dal romanzo di Giorgio Scerbanenco) e Una farfalla con le ali insanguinate (1971). Tre film diversi per tono, uniti dalla stessa cifra: la capacità di essere spietati senza scadere nel dozzinale.
Dietro le quinte, la sinergia con lo sceneggiatore Ernesto Gastaldi e il compositore Gianni Ferrio resta una delle collaborazioni più solide del giallo italiano dell’epoca, quella che ha permesso a Tessari di girare thriller brutali senza mai perdere l’eleganza visiva.
✅ Conclusioni – Un giallo minore che vale la portafogliata
Compratelo se: siete collezionisti del giallo italiano anni ’70, vi interessa la figura di Tessari come artigiano rigoroso più che come autore da manuale, e non vi spaventa un master di catalogo con qualche limite nei neri.
Lasciatelo sullo scaffale se: cercate solo un restauro sfavillante in 4K HDR con audio immersivo, perché qui non troverete niente di tutto ciò.
Verdetto del Cinefilo Brusco: un thriller che sa essere brutale senza perdere l’eleganza.
Daruma View