L’uomo dei sussurri: Un redivivo serial killer, incarcerato, è tornato angosciosamente sul luogo del delitto, oppure è il suo “clone” ed efferato emulatore disumano?
«Se una porta semiaperta lascerai, presto i sussurri sentirai. Se fuori da solo giocherai, presto a casa non tornerai. Se la finestra aperta lascerai, sul vetro bussar lo sentirai. Se solo e triste ti sembra di stare, l’Uomo dei Sussurri vedrai arrivare».
Le rabbrividenti frasi del libro originario, nella versione filmica da noi disaminata, furono rese e trasformate in:
«Se lasci la porta un po’ aperta, senti il sussurro e stai bene all’erta. Se la finestra rimane socchiusa, al vetro lui bussa con una scusa. Se infelice la strada percorri, arriva l’uomo dei sussurri».
Così recita la “nera” filastrocca che echeggia perennemente nel film da noi recensito: sinistra, cupamente evocativa e mellifluamente inquietante. Tetro, spettrale, affliggente, financo forse magistrale. Di certo non per tutti i gusti, eppur innegabilmente affascinante e avvincente. Ma procediamo con calma, senz’alcuna fretta né angustia…
L’uomo dei sussurri, in originale The Whisper Man, è la trasposizione cinematografica ad opera di James Ashcroft, che adattò l’omonima novella dell’acclamato giallista Alex North. Già associato al similare norvegese Jo Nesbø, autore de L’uomo di neve, North gli somiglia per atmosfere e costruzione del mistero. Sarebbe interessante speculare sui parallelismi meta-cinematografici e letterari fra quest’opus e The Snowman.
L’uomo dei sussurri dura un’ora e cinquanta minuti ed è ammantato dall’eccelsa fotografia chiaroscurale del maestro delle luci Peter Deming, ex habitué del compianto e “immortale” David Lynch (Mulholland Drive) e di Sam Raimi, nonché cinematographer de La vera storia di Jack lo squartatore – From Hell. È doveroso puntualizzarlo perché le torbide immagini opache e “arcane” hanno un impatto primario: siamo di fronte a un mystery thriller ad alta densità (o)scura ed enigmatica…
Trama riassunta senza rivelare snodi decisivi, per evitarvi deleteri spoiler indesiderati…
Nella sonnolenta cittadina di Featherbank, nell’hinterland apparentemente pacioso degli Stati Uniti, si trasferiscono Tom Kennedy (Adam Scott, Hokum), ex affermato romanziere di polizieschi e adrenalinici noir, ora in cerca d’un luogo tranquillo per ritrovare l’ispirazione perduta. Tom è però anche in crisi esistenziale. Con lui c’è il figlio piccolo Jake (Acston Luca ).
Quindici anni addietro, la comunità cittadina e le zone limitrofe furono terrorizzate da un maniaco omicida seriale denominato l’Uomo dei Sussurri, il cui vero nome era Frank Carter. L’assassino venne fermato e condannato all’ergastolo dal temerario e scafato detective Peter Willis (Robert De Niro, The Comedian, Taxi Driver), oggi ritiratosi.
Ma un altro maniaco sta nuovamente rapendo i bambini del luogo, adottando l’identico e terrificante modus operandi del killer. Com’è possibile? Un altro uomo ha preso segretamente il suo posto: è il suo mostruoso epigono, un agghiacciante simulatore, oppure agisce nelle stesse modalità del suo “maestro” per fuorviare le ricerche e ingenerare false piste?
Il criminale mette così in seria difficoltà la profiler criminologa Amanda Beck (Michelle Monaghan, True Detective), che nella ricerca del colpevole si affida all’attempato, ma ancora lucido e coriaceo, Peter.

Cosa funziona ne L’uomo dei sussurri
A tratti sbalorditivo, permeato di soffici atmosfere nere e piacevolmente demodé, come una pellicola dei migliori anni Novanta, e memore del perturbante stile di David Fincher (Seven, Mindhunter), L’uomo dei sussurri si discosta dagli anodini prodotti odierni di matrice crime e da molte, ahinoi, produzioni Netflix realizzate col cosiddetto stampino.
È un film insolito, forse irrisolto, ma capace di inchiodare allo schermo. Imperfetto, sì, però ottimamente congegnato, con un Ashcroft padrone di una regia magistralmente minimalistica. Disturbante, non si dimentica una volta terminato.
Il terzetto di protagonisti è impeccabilmente assortito. L’immarcescibile Bob De Niro, alla veneranda età di ottantatré primavere appena compiute, torreggia con una prova recitativa giocata sulla secchezza carismatica d’una gestualità essenziale da vecchia volpe navigata e sulla sua ancor granitica arte attoriale.
Non offre nulla di trascendentale e “mordace”, ma dimostra che la classe non è acqua e che, quando vuole, sa ancora sfoderare espressioni e magnetici ghigni impagabili, malgrado la vistosa stanchezza dei suoi movimenti, francamente goffi.
Scott e Monaghan gli reggono il gioco alla grande. Fa capolino anche uno strepitoso Michael Keaton (La memoria dell’assassino), in un ruolo chiave a mo’ di Hannibal Lecter sibillino e ante litteram: quello di Frank Carter.
Sebbene appaia per poco, Keaton, con sublime presenza scenica, resta impresso e rappresenta una chiara mutuazione, perfino autocitazionista, del proprio torvo Peter McCabe dello splendido e sottovalutato Soluzione estrema.
Si distinguono nel cast Hamish Linklater, come Norman Collins, e Owen Teague, nei panni di Francis Carter Jr.

Perché non guardare L’uomo dei sussurri
Come detto, L’uomo dei sussurri avvince ampiamente e nettamente. Ciononostante, risente d’alcune pecche marchiane e, come sovente accade per film di questo genere, abbonda d’incongruenze rimarchevoli.
Tali difetti non intaccano granché la sofisticatezza di fondo, ma sono innegabili, imperdonabili e pacchiani. Taluni raccordi non sono ben sviluppati e in alcuni frangenti si respira poco pathos.
Non è un film d’azione e dunque non aspettatevi sequenze adrenaliniche o di forte spettacolarità. È un film, come dicono gli americani, old fashioned, ovvero da “vecchia” scuola cineastica.
Il finale, in tutta onestà, se non prevedibile e risaputo, è perlomeno un po’ banale e telefonato. Viene però salvato dal guizzo inaspettato di un ottimo e ficcante twist, che ribalta tutte le carte in tavola…
Da vedere in modo irrinunciabile.
Disponibile su Netflix dal 28 Agosto 2026.
Regia: James Ashcroft Con: Robert De Niro, Michelle Monaghan, Adam Scott, Michael Keaton, Hamish Linklater, Owen Teague, Acston Luca Porto Anno: 2026 Durata: 111 min. Paese: Stati Uniti d’America Distribuzione: Netflix
Daruma View