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Tuner: L’accordatore – Un tritono criminale annacquato dalle lacrime hollywoodiane – Recensione

Tuner: L’accordatore: Niki ha l’udito ipersensibile e apre casseforti a orecchio, io ho gli acufeni cronici per colpa dei Motörhead e a malapena sento il citofono di casa, eppure ci siamo capiti al volo.🎸

🎥 Trama – Accordature in Drop C e casseforti a ritmo di blast beat

Inizi a guardare Tuner: L’accordatore aspettandoti un dramma intellettuale e ti ritrovi catapultato in un heist movie che tenta di suonare come un concept album.

Il nostro eroe è Niki White, interpretato da un Leo Woodall in totale stato di grazia. Niki è un talentuoso accordatore di pianoforti afflitto da iperacusia (una condizione uditiva ossessiva che gli fa percepire tutto troppo forte). Mentre il suo adorabile mentore Harry Horowitz, un Dustin Hoffman che ormai potrebbe vincere un Oscar anche solo leggendo le avvertenze dei farmaci, arranca con i problemi medici e la vecchiaia, spunta l’addetto alla sicurezza Uri (Lior Raz). 

Uri ha un’illuminazione criminale geniale: usare il ragazzo che sente i microscopici ticchettii dei cilindri per aprire cassaforti a combinazione. Nel mezzo, giusto per non farci mancare il giro di accordi pop per accattivarsi le radio, c’è la sottotrama romantica con la studentessa Ruthie (Havana Rose Liu).

“Potevi accordare questo prezioso Steinway in Drop D per dargli un po’ di cattiveria, invece hai preferito piangere sulla tastiera lamentandoti del baccano.”

– Harry Horowitz, in un universo parallelo decisamente più pesante

✅ Cosa funziona in Tuner – Assoli in sweep picking e sound design micidiale

Da metallaro che non distingue un Do centrale da un rutto in riverbero, devo ammettere che il lavoro sul suono è letteralmente mostruoso. Il sound designer Johnnie Burn (sì, il genio premiato per La Zona di Interesse, mica un fonico qualsiasi) ha costruito un’esperienza sensoriale pazzesca, facendoti sentire il mondo martellante e distorto di Niki come se fossi fisicamente attaccato a un amplificatore Mesa Boogie con il gain a palla. 

Woodall e Hoffman duettano poi con una chimica perfetta, roba che ricorda l’armonia millimetrica tra due chitarre gemelle degli Iron Maiden. L’idea di unire l’arte delicata dell’accordatura allo scasso criminale è una variazione sul tema brillante, un vero e proprio assolo in sweep picking che ravviva il genere.

“Il segreto per sbancare il caveau? Ascoltare gli scatti del lucchetto come se fossero i colpi di doppia cassa di Joey Jordison. Ritmo e violenza, ragazzo.”

– Uri, mentre progetta il colpo del secolo nella mia testa

❌ Perché non guardare Tuner – Una scala maggiore fin troppo lineare

Il problema di questo film diretto da Daniel Roher? È scritto divinamente, piacevolissimo da vedere, ma non ha un briciolo di coraggio. È lineare e prevedibile come un banale quattro quarti punk rock.

Ti aspetti che la trama prenda una deviazione oscura, che esplori la dissonanza angosciante di una scala locria (quella roba brutta e irrisolta che usano i chitarristi black metal per farti salire l’ansia). Invece no. La sceneggiatura preferisce rintanarsi nella sicurezza di una pentatonica minore.

Ci sono forzature narrative incastrate a martellate pur di far avanzare la storia (chi ha scritto il copione si è chiaramente arreso a metà dell’assolo per pigrizia). E poi c’è la piaga peggiore in assoluto: il pietismo hollywoodiano.

Lacrime, buoni sentimenti, malati da salvare e pacche sulle spalle. Tutta questa malinconia zuccherosa mi ha fatto venire voglia di ascoltare un disco death metal al contrario per ripulirmi i padiglioni auricolari.

“Smetti di frignare sul tuo udito perfetto, c’è gente che si è fusa i timpani al Wacken Open Air nel 2012 e oggi non chiede il sussidio statale!”

– Dal mio diario personale, scritto subito dopo i titoli di coda

🌀 Extra – Super Udito e Altre Maledizioni da Studio di Registrazione 🎧

Il cinema è pieno di fenomeni da baraccone auricolare che rendono le nostre vite da sordi cronici un po’ più miserabili. Pensate a Matt Murdock nel dimenticabile Daredevil, interpretato da un Ben Affleck avvolto in discutibile pelle bordeaux: il suo super udito gli permette di “vedere” i criminali sotto la pioggia, ma chissà quanto soffre quando passa un camion della spazzatura o qualcuno mastica le patatine in sala. Roba da fargli desiderare una colata di cemento nelle orecchie.

Poi c’è il maniacale tecnico del suono Jack Terry, un giovanissimo John Travolta, nell’assoluto capolavoro Blow Out diretto dal maestro Brian De Palma. Lui passa il tempo a riascoltare nastri per risolvere un omicidio politico con una pignoleria e una disperazione che ricordano esattamente i fan dei Metallica quando cercano, da decenni, di trovare le tracce di basso sepolte nel mixaggio di …And Justice for All.

Ma se volete il vero terrore puro, il film definitivo per noi devoti del rumore è Sound of Metal del regista Darius Marder, con un gigantesco Riz Ahmed nel ruolo di Ruben. Lì l’udito perfetto del batterista noise se ne va a farsi benedire all’improvviso, trasformando la pellicola in un horror psicologico peggiore di qualsiasi dissonanza d’avanguardia death metal.

Altro che casseforti e pianoforti scordati da accordare con delicatezza, cari miei: l’udito assoluto al cinema porta solo guai, ossessioni, paranoia e, se vi va male, vi costringe persino a indossare tutine di spandex per combattere il crimine.

“Se c’è una cosa che Hollywood ama più dei finali strappalacrime, è infilare protagonisti con un udito così sensibile da poter sentire un plettro cadere a tre chilometri di distanza. Poveri illusi. Se avessero passato la gioventù in prima fila a un concerto dei Meshuggah, oggi apprezzerebbero la santissima pace del fischio perenne.”

– Dal vangelo secondo il mio otorinolaringoiatra

🎭 Conclusioni – Il palm muting finale

Tuner: L’accordatore è un bel giro in giostra, curato in ogni dettaglio tecnico e recitato in modo ineccepibile. Piacerà a tutti, persino a chi va al cinema solo per sgranocchiare popcorn rumorosissimi (facendo impazzire di rabbia chi soffre di iperacusia in sala).

Avrei solo preferito un pizzico di cattiveria in più, qualche distorsione sporca, un finale meno accomodante. Insomma, un buon thriller che alla fine preferisce il pop rassicurante alle tenebre mistiche di una scala frigia dominante.

Sköll il Metallaro Sordo

Il film è al cinema dal 28 Maggio con Notorious Pictures.

Regia: Daniel Roher Con: Leo Woodall, Dustin Hoffman, Havana Rose Liu, Lior Raz, Jean Reno Anno: 2026 Durata: 109 min. Paese: Stati Uniti Distribuzione: Notorious Pictures

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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