The Rip: Sordidi intrallazzi poco puliti e viscidi, poliziesche indagini nei meandri perfino delle proprie insondabili e riemerse paure glaciali, un avido gioco torbido e altamente rischioso di contanti che (non) tornano, corruzione smodata e pareggiamento di conti sacrosanto…
Oggi recensiamo il magnifico thriller poliziesco ad alto tasso adrenalinico, spericolato e avvincente The Rip, da noi sottotitolato Soldi sporchi e firmato Joe Carnahan (The Grey).
Da non confondere con l’omonima, perlomeno nella versione italiana, pellicola celebrata di Sam Raimi e col similare opus degli anni novanta di Mike Figgis (Via da Las Vegas) con Andy Garcia e Richard Gere (Oh, Canada), ovvero Affari sporchi.
Soldi sporchi è un robusto film action, intriso d’atmosfere dalle tenebrose tonalità noir della consistente, eppur mai tediosa, durata di un’ora e cinquantadue minuti secchi e senz’attimo di tregua, scritto dallo stesso Carnahan assieme a Michael McGrale.
E rappresenta, stavolta esclusivamente a livello attoriale, la nuova reunion (fra le migliori, peraltro) dell’inseparabile, affiatata e oramai inviolabilmente collaudata coppia formata da Ben Affleck & Matt Damon (Will Hunting – Genio ribelle).
In tal caso, anche vagamente “giudiziario” (permetteteci d’ironizzare e con le parole divertirci) e di matrice investigativa, non sono sceneggiatori e non v’è dietro la macchina da presa Affleck a dirigere sé stesso e il suo amico come invece avvenuto per Air – La storia del grande salto.
Le collaborazioni fra i due, con le opportune distinzioni e variazioni non solamente tematiche (vedasi per esempio The Last Duel) non si contano più e in tal Soldi sporchi assistiamo alla seguente trama da noi, per convenienza, trascrittavi fedelmente dalla pertinente sinossi inserita su IMDb:
Un gruppo di poliziotti di Miami scopre una scorta di milioni in contanti, suscitando sfiducia quando estranei vengono a conoscenza dell’enorme sequestro, facendoli dubitare su chi contare.
Offertavi questa veloce panoramica, aggiungiamone brevi parole nostre a completamente del quadro d’insieme della trama.
Dopo un paio di repentini e “frenetici” flashback dei quali forse uno non lo è affatto oppur chissà, scoprirete da voi, in quel della tentacolare, perennemente notturna Miami, assistiamo a un’intrepida retata in cui i colleghi sbirri composti dal ferreo tenente Dane Dumars (Damon, L’uomo della pioggia) e dal taurino, possente, sovente irruento, caratterialmente irascibile sergente J.D. Byrne (Affleck, Gone Girl – L’amore bugiardo), spericolatamente, durante una plumbea notte ammantata di tetraggine e scandita dal lor nervosismo a fior di pelle, s’arrischiano in un’isolata zona periferica della città suddetta per compiere irruzione “legalizzata” in quel d’una fatiscente casa abbandonata ove è presente una giovane donna di nome Desiree Lopez Molina detta Desi (Sasha Calle).
Coadiuvati nella missione dal trio di detective Numa Baptiste (Teyana Taylor, Una battaglia dopo l’altra), Mike Ro (Steven Yeun) e Lolo Salazar (Catalina Sandino Moreno), alle direttive del capo della DEA “Matty” Nix (Kyle Chandler).
Dumars guida il temerario raid, sostenendo d’aver ricevuto un’importante soffiata anonima.
“In loco” rinvengono una spropositata cifra di soldi ben maggiore rispetto alle loro aspettative. Equivalente per l’esattezza alla considerevole cifra di circa 24 milioni di dollari in banconote.
Appartenenti al cartello della droga che li ricatterà, da ogni onere li libererà per convenienza in modo inaspettato o che, giocoforza, li obbligherà ad asserragliarsi, stremandoli nelle forze non solo lor speciali?
Qualcuno ha fatto la spia? Qualcuno o più di una persona all’apparenza integerrima e al di sopra d’ogni sospetto è invece un lurido infame?
Chi la spunterà e il lauto, succulento bottino assai cospicuo in mano a chi finirà?
Sarà fatta giustizia e piazza pulita dei cattivi e di ogni farisaico traditore laido? Soprattutto ladro!

Cosa funziona in The Rip
Tesissimo, cinematograficamente vertiginoso, muscolare e maschio in maniera tout-court, dal furente ritmo via via in crescendo rossiniano fortemente incalzante, con un ipnotico segmento centrale pauroso sia in senso letterale sia da intendersi per magistrale costruzione della palpabile, irresistibile tensione mozzafiato emanataci, chiaramente debitore di Distretto 13 e financo di Fog di Carpenter, per cui in tal frangente The Rip assume i magici e incantevoli contorni d’un metropolitano western atipico coniugato a una sorta di metafisico horror a sua volta mescolato al polar più raffinato, sostenuto da egregie prove attoriali ove naturalmente a svettare son un inedito, eccellente Affleck e un perfetto Damon in gara di bravura da applausi a scena aperta, The Rip è diretto con indubbio “mestiere” di classe da un Carnahan ispirato che perde sol nel prefinale, troppo fracassone e convenzionale, la mano, sgretolando la propria granitica compattezza nell’omogeneità della messinscena.
Chiaroscurale fotografia impressionante di Juanmi Azpiroz.

Cosa non funziona in The Rip
Come sopra accennato, The Rip, incredibile soprattutto a metà della prima ora, leggermente “sbanda” negli ultimi trenta minuti, più che altro s’adagia in un facile mood buonista da classico lieto fine hollywoodiano.
Dolciastro e manicheo in modo alquanto sbrigativo e rozzo.
Ciononostante, nella sua interezza, lo giudichiamo un film coi fiocchi assolutamente imperdibile e gagliardo.
Disponibile in esclusiva su Netflix dal 16 gennaio.
Regia: Joe Carnahan Con: Matt Damon, Ben Affleck, Steven Yeun, Teyana Taylor, Sasha Calle, Catalina Sandino Moreno, Scott Adkins, Kyle Chandler, Néstor Carbonell, Lina Esco Anno: 2026 Durata: 113 min Paese: Stati Uniti Distribuzione: Netflix
Daruma View