Home / RECENSIONI / The Long Walk – Non è una gara. È il momento in cui smetti di farcela e continui comunque – Recensione

The Long Walk – Non è una gara. È il momento in cui smetti di farcela e continui comunque – Recensione

The Long Walk: Francis Lawrence porta al cinema il romanzo di Stephen King, seguendo cinquanta ragazzi costretti a camminare dentro un meccanismo semplice e irreversibile.

Ci troviamo su una strada che sembra non finire mai, in un’America dove le regole non si discutono ma si eseguono. Qui ce n’è una sola: camminare. Cinquanta ragazzi partecipano a quella che viene chiamata “gara”, anche se di sportivo ha ben poco e somiglia molto più a una resa organizzata. A dare il via c’è il Maggiore (Mark Hamill), figura metà autorità e metà motivatore, uno di quelli che parla come se stesse inaugurando qualcosa di grande, mentre in realtà sta solo accendendo un meccanismo da cui non si torna indietro.

Il sistema è semplice: devi mantenere una velocità. Se rallenti vieni avvisato. Se continui… sparisci. All’inizio parlano, scherzano, si osservano. Poi capiscono. Non c’è strategia, non c’è modo di aggirarlo. Solo resistere più a lungo degli altri. E mentre la strada va avanti, loro si svuotano. Non di colpo. A strati. Fino a quando non resta più una gara, ma qualcuno che continua a camminare perché fermarsi non è più un’opzione.

Cosa funziona in The Long Walk

È un’operazione ambiziosa. Non tanto perché è King, ma perché è uno di quei romanzi che vivono dentro la testa più che nelle immagini. E infatti i fan sono già pronti a farti l’autopsia del film. Ma liberiamoci dal libro.

L’idea c’è. Il potenziale anche. E The Long Walk, quando resta dentro questo meccanismo, qualcosa lo costruisce: un ritmo costante, un tempo che pesa, una fatica che non esplode ma si accumula. Non ti travolge, non ti prende a schiaffi, ti consuma piano. E in questo, a tratti, funziona. È coerente con il percorso di Francis Lawrence, da Io sono Leggenda a Hunger Games, ma qui spinge ancora di più su un’idea semplice, quasi ossessiva: togliere tutto e vedere cosa resta.

La prova attoriale gioca su due livelli: Mark Hamill entra in scena e ti ricordi subito da dove viene: Star Wars non è un dettaglio, è uno sguardo che pesa. Lui c’è, eccome se c’è. Cooper Hoffman e David Jonsson, restano invece più leggeri: funzionano, ma senza mai diventare davvero indispensabili.

E va detto: The Long Walk si lascia guardare. L’impegno si sente. Ti incuriosisce. Ti tiene lì, anche quando capisci che non andrà fino in fondo.

Perché non guardare The Long Walk

Se hai amato Stephen King, preparati: qui resta soprattutto l’idea. E basta.
La marcia c’è. La morte c’è. Ma tutto quello che dovrebbe darti un motivo per restare: le storie, le motivazioni, le persone rimane fuori.

La prima vittima dovrebbe agganciarti. E invece ti ritrovi a pensare: “ok… ma chi era?” Si intravede qualcosa, amicizia, legami, umanità ma resta tutto accennato. Non cresce. Non affonda. Rimane in superficie.

The Long Walk si muove troppo libero. E questa libertà si sente, non come apertura, ma come mancanza. Non costruisce una vera tensione crescente. Non stringe. Resta uguale a sé stesso. E per una storia così, è un problema.

Il contesto resta appena accennato: si percepisce un regime, un potere che controlla e impone, un possibile perché, ma non prende mai davvero forma. Non è una scelta di mistero, è più una sensazione di vuoto. E poi c’è un punto semplice: questa marcia dovrebbe fare male. Dopo chilometri, dopo la stanchezza, dopo il corpo che cede, tutto continua a sembrare troppo pulito. Lo vedi, ma non lo senti davvero. Anche sul piano sonoro manca qualcosa che accompagni e dia peso a quello che succede. Così resta tutto troppo nudo, come se mancasse un elemento capace di completare l’esperienza. E’ un po’ come mangiare un babà senza rum.

Conclusione
Esci dalla sala e sei a posto. The Long Walk scorre, si lascia guardare, ma non ti lascia molto. Non c’è una vera scossa, non c’è una ferita, e soprattutto non c’è qualcosa che ti rimane addosso una volta finito. L’idea di partenza è forte, il potenziale si vede, ma non arriva mai a diventare qualcosa di davvero necessario. Rimane lì, sempre uguale a sé stessa, senza crescere davvero lungo il percorso. Per questo, alla fine, più che una lunga marcia, quella che resta è la sensazione di un’occasione mancata.

Curiosità

L’adattamento cinematografico di The Long Walk ha avuto una gestazione lunga e piuttosto travagliata. Già nel 1988 si era pensato a un film diretto da George A. Romero, ma il progetto non andò in porto. Anni dopo, nel 2007, Frank Darabont acquisì i diritti con l’idea di realizzare una versione a basso costo, che però non si concretizzò.

Nel 2018 il progetto torna a muoversi con New Line Cinema, coinvolgendo James Vanderbilt come sceneggiatore e produttore. L’anno successivo si aggiunge alla regia André Øvredal, segnando un nuovo tentativo di portare il romanzo di Stephen King sullo schermo.

La svolta arriva nel 2023, quando il progetto passa a Lionsgate Films: alla regia viene confermato Francis Lawrence, con una sceneggiatura firmata da JT Mollner.

Tra giugno e luglio 2024 viene ufficializzato il cast principale, che include Cooper HoffmanDavid JonssonGarrett WareingCharlie PlummerRoman Griffin DavisMark Hamill e Judy Greer. Le riprese principali si sono svolte a Winnipeg tra luglio e settembre 2024.

Il film è stato distribuito nelle sale italiane dal 23 aprile 2026 da Adler Entertainment.

Regia: Francis Lawrence Con: Cooper Hoffman, David Jonsson, Garrett Wareing, Tut Nyuot, Charlie Plummer, Ben Wang, Roman Griffin Davis, Jordan Gonzalez, Joshua Odjick, Josh Hamilton, Judy Greer, Mark Hamill, Noah de Mel, Daymon Wrightly, Jack Giffin, Thamela Mpumlwana, Keenan Lehmann e Dale Neri Anno: 2025 Durata: 108 min. Paese: Stati Uniti d’America, Canada Distribuzione: Adler Entertainment

About Francesca Termine

Guarda anche

la-leggenda-di-nukekubi-recensione-libro-copertina

La leggenda di Nukekubi – Quando il folklore giapponese perde la testa, ma trova un grande libro

La leggenda di Nukekubi adatta una delle leggende più note raccolte da Lafcadio Hearn in un …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.