Tangles: Leah Nelson dirige un’opera d’animazione di rara bellezza, dove il dolore si fa poesia, il disegno diventa memoria e l’amore trova il modo di restare anche quando i ricordi svaniscono.
Diretto da Leah Nelson e tratto dal memoir a fumetti autobiografico di Sarah Leavitt, “Tangles: A Story About Alzheimer’s, My Mother and Me”, il film racconta il rapporto tra Sarah, giovane illustratrice queer in cerca della propria strada, e sua madre Midge, una donna energica e protettiva che comincia lentamente a perdere se stessa a causa dell’Alzheimer.
La malattia sconvolge gli equilibri familiari e costringe Sarah a confrontarsi con una delle esperienze più dolorose: vedere trasformarsi la persona che, da bambina, considerava invincibile. Mentre cerca di assistere la madre senza rinunciare alla propria indipendenza, dovrà imparare che amare non significa sempre poter salvare.

Cosa funziona in Tangles
Si comincia con un sorriso, si finisce con una lacrima e si resta lì, mentre scorrono i titoli di coda, incapaci di lasciare andare quelle emozioni. Perché ci sono film che disegnano storie sullo schermo e poesie dentro di noi, destinate a restare anche quando le immagini svaniscono.
La forza di Tangles sta nel raccontare l’Alzheimer senza trasformarlo in una maratona di lacrime. Si ride, anche parecchio, perché la vita riesce a essere assurda persino quando tutto va storto. E l’ironia non sminuisce il dolore: lo rende più umano.
Al centro c’è il rapporto tra Sarah e Midge, una madre che da eroina invincibile diventa una presenza fragile da proteggere. Tangles evita di santificare chi si prende cura degli altri: Sarah ama sua madre, ma è anche stanca, arrabbiata e spaventata. Perché l’amore è meraviglioso, ma non include superpoteri né un manuale d’istruzioni.
La vera magia è visiva. La forza del fumetto si trasforma in un’animazione libera ed elegante, capace di dare forma alla confusione, allo smarrimento e alla paura. Il bianco e nero, interrotto da improvvise accensioni di colore, non è semplice estetica: diventa emozione. Le sequenze più visionarie, come quella del Día de los Muertos, raccontano con poche immagini ciò che tante parole non riuscirebbero a spiegare.
E poi c’è l’arte, vero cuore di Tangles: il disegno diventa uno strumento per elaborare il dolore, conservare i ricordi e trasformare un’esperienza privata in memoria condivisa. Perché non possiamo fermare ciò che perdiamo, ma possiamo dare una forma a ciò che resta.
La regia intreccia ironia e malinconia con sensibilità, sostenuta anche dalle interpretazioni vocali di Julia Louis-Dreyfus e Abbi Jacobson. Il risultato è un racconto che parla di famiglia, identità e indipendenza senza dimenticare che, anche nelle situazioni più difficili, la vita continua a sorprenderci.

Perchè non guardare Tangles
La ricchezza dei temi rischia a tratti di disperdere l’attenzione, ma è anche parte della natura di un racconto che preferisce seguire le emozioni anziché incasellarle in una struttura convenzionale. L’alternanza tra ironia e dolore non sempre cerca una transizione fluida, e qualche passaggio può risultare meno incisivo di altri. Sono piccole discontinuità che non intaccano la forza di un’opera in cui la libertà espressiva è soprattutto una scelta di linguaggio, non un limite da correggere.
Conclusioni
Tangles è un film d’animazione che parla di Alzheimer, ma soprattutto di ciò che rimane quando tutto cambia. Della famiglia, dell’indipendenza, della libertà di diventare se stessi e di quell’amore che non sempre può salvare, ma può continuare a dare significato alla nostra esistenza.
Si ride, si piange e ci si lascia attraversare da immagini che non cercano di spiegare il dolore, ma di trasformarlo in qualcosa che possiamo sentire e condividere. La forza del fumetto, l’eleganza dell’animazione e la delicatezza della scrittura costruiscono un’opera in cui l’arte diventa memoria: non un modo per impedire al tempo di passare, ma per lasciare una traccia di ciò che siamo stati.
E quando arrivano i titoli di coda, non hai voglia di alzarti. Vorresti restare ancora lì, a lasciare che le emozioni decantino. Perché Tangles non finisce davvero con l’ultima immagine: continua nei ricordi che risveglia e nelle persone a cui, inevitabilmente, ci fa pensare.
Stupendo. Una risata, una lacrima, un frammento di vita trasformato in arte. Perché la memoria può svanire, ma certe storie trovano nel cinema un modo per restare.
Curiosità:
Dalla vita al fumetto, dal fumetto al cinema. Il film nasce dal memoir autobiografico di Sarah Leavitt, pubblicato nel 2010. Un’esperienza personale diventa prima racconto disegnato e poi opera cinematografica, in un percorso che riflette il tema stesso della trasmissione della memoria.
Un esordio alla regia. Tangles è il primo lungometraggio d’animazione diretto da Leah Nelson, che affronta un tema complesso attraverso un linguaggio visivo intimo e personale.
L’arte come testimonianza. Il disegno non è soltanto il mestiere della protagonista, ma anche il principio che attraversa il film: trasformare un’esperienza dolorosa in qualcosa che possa essere conservato e condiviso. La speranza è che insieme al film arrivi in Italia anche la distribuzione del graphic novel della Leavitt.
Tangles è stato presentato al 79° Festival di Cannes e alla Festa del Cinema di Roma 2026 e arriverà prossimamente al cinema con I Wonder Pictures.
Regia: Leah Nelson Con: Bryan Cranston, Seth Rogen, Beanie Feldstein, Pamela Adlon, Julia Louis-Dreyfus, Samira Wiley, Abbi Jacobson, Sarah Silverman, Wanda Sykes, Adam Shapiro, Bowen Yang Anno: 2026 Durata: 102 min. Paese: USA Distribuzione: I Wonder Pictures
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