La sposa!: Strambe e ancestrali creature mostruosamente «belle», partorite da romantici esperimenti vividi, fioccanti d’amor perduto e pazzamente ricreate per delirio d’onnipotenza, o soltanto per l’umano desiderio scintillante d’esser accettate e nel cuore carezzevolmente (ri)cambiate con agghiacciante soavità eternale…
Oggi recensiamo il certamente anomalo, scombiccherato eppur terribilmente fascinoso, nella sua interezza appieno godibile ed esilarante, pindarico e sofisticato La sposa!, titolo letteralmente tradotto dell’originale, ovvero The Bride! Con tanto di punto esclamativo rimasto immutato. Opus della corposa, sol a tratti inconsistente e sin troppo «palpabile» ma quasi mai tediosa, durata di due ore e sei minuti, La sposa! è diretto, integralmente sceneggiato e in gran parte finanziato da Maggie Gyllenhaal (Crazy Heart), qui alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo l’altrettanto interessante ma «atipico» La figlia oscura con Olivia Colman (The Father).
Eccovene la trama sintetizzatavi al massimo per evitarvi spoiler repellenti, più che altro irritanti, in linea con uno spaventoso freak dalle cicatrici eclatanti e profonde deformità tanto raccapriccianti quanto marcatamente, vistosamente inquietanti:
La trama
Prima assistiamo, immerso in un soffice e al contempo mortifero, bianco e nero candido, al gelido «spettro» nell’animo vivificato di nientepopodimeno che la «genitrice» di Frankenstein, vale a dire Mary Shelley (Jessie Buckley). Nel suo acceso soliloquio manifesto, in preda a un folle delirio mistico intriso di romanticismo al limite del ridicolo, a sua volta sconfinante nel lirico sublime, ci narra l’antefatto dell’astrusa e favolistica storia poi visualizzataci. Cioè una conturbante e magnifica, financo orrifica, tragica love story incredibile di matrice scespiriana à la Romeo & Giulietta, mixata all’immaginifico sensualmente onirico che potrebbe perfino lambire il concetto di repulsione tanto primigenio quanto morbosamente cristallino. Quella intercorsa fra lo stesso Frankenstein, ivi divenuto dall’aspetto terrificante parimenti alla sua celeberrima creatura, ultracentenario e lui stesso risorto dalle proprie ceneri giammai invero defunte, e la «rinata» ex bellissima entraîneuse Ida (sempre Jessie Buckley, Hamnet) che, prima di decedere tristemente, fu sovente affetta da gravi disturbi di personalità.
Frankenstein (Christian Bale, American Psycho, The Fighter, The Pale Blue Eye – I delitti di West Point), mascherato in viso poiché «orrendo», nella rutilante Chicago degli anni Trenta, giunge nei pressi d’una fastosa magione, anzi, una splendida palazzina simile a un gotico castello metropolitano. Ne entra e chiede alla signora Cornelia che l’accoglie di poter essere ricevuto dal dottor Euphronious (Annette Bening, Indiziato di reato). Che altri non è che la donna poc’anzi suddetta.
Frankenstein, afflitto da una melanconica solitudine atavica e lacrimosa, da sempre vergine e, malgrado la sua avanzata età innaturale, mai amato da chicchessia, tantomeno dal gentil sesso, le chiede allora di poter creargli una compagna a lui analoga, un(a) «monstre» generato/a dal cadavere d’una donna da poco morta. Ecco allora che, sebben all’inizio riluttante, Euphronious accetta la proposta tanto ributtante quanto stupendamente seducente. Cosicché, riesuma per Frankenstein, neanche a farlo apposta, la «pazza» Ida.
Fra Ida e Frankenstein scoccherà quasi immantinente la folgorazione sentimentale e assieme vivranno una rocambolesca liaison picaresca delle più stimolanti ed entusiasmanti. Messa a dura prova dalla coriacea detective in gonnella Myrna Mallow (Penélope Cruz, Ferrari, Madres Paralelas) e dal collega Jake Willes (Peter Sarsgaard), sulle loro tracce in quanto i nostri due antieroi, Bonnie e Clyde ante litteram, si diedero presto alla fuga in seguito al barbarico omicidio perpetrato da Frankenstein ai danni di due manigoldi che attentarono all’incolumità di Ida dopo una scatenata notte furibonda passata in discoteca.
Come andrà a finire in tal sarabanda mozzafiato d’inseguimenti convulsi, sparatorie infinite, superbi acrobatici balletti ben coreografati ed evocanti Fred Astaire e Ginger Rogers, in cui un moderno attore danzatore, Ronnie Reed (Jake Gyllenhaal, The Covenant), è il «fantasma» di Astaire stesso, fra morti trucidati e risvegliati dalle tenebre delle lor oscurità sepolte e ricomposte come per miracolo?

Cosa funziona in La Sposa!
Ricolmo di citazioni a non finire, financo troppe a esser sinceri, orchestrato funambolicamente da Gyllenhaal che, nel secondo tempo, rifà platealmente Gangster Story, attingendo a mani «basse» dal Joker di Todd Phillips (infatti si avvale del medesimo direttore della fotografia Lawrence Sher e della compositrice della colonna sonora Hildur Guðnadóttir dell’opera con Joaquin Phoenix) e dal suo sequel Folie à Deux con Lady Gaga.
Per cui Ida se ne incarna, assumendo via via, nel procedere incessante dei minuti, incalzanti e sempre più sotto ogni punto di vista colorato e carnascialesco, le fattezze fisionomiche, gestuali e l’accomunabile trucco sol vagamente mutuato dell’Harley Quinn phillipsiana. La sposa! perlopiù avvince e scanzonatamente mai si prende sul serio, giostrandosi con mirabolante delizia fra attimi squisiti e grottesche parentesi sapidamente permeate di dark humor sottile e di certo non per tutti i gusti. A taluni, infatti, potrebbe risultar stomachevole.
Buckley e Bale, identico nel look al Boris Karloff frankensteniano, memore e perfetto emulatore, sono eccellenti e nel film vi sguazzano felicemente, vivacemente compiacendo lo stile registico di Gyllenhaal, con piacere asserviti alla sua «creazione» briosamente esplosiva di buffonerie irresistibili che a noi piacque in modo godurioso. Notevole inoltre Jeannie Berlin nei panni della «maggiordoma» dal nome egual alla divina Garbo, ça va sans dire, Greta.

Perché non guardare La sposa!
Come detto, La sposa! ha molti pregi, specialmente visivo interpretativi e si presta, datane la sua voluta concezione complessa, a svariate chiavi interpretative multiformi. Perdonateci per il gioco di parole, attenzione, meno ricercato però di tal film “bislacco”. Ciononostante, nel suo segmento centrale risulta palesemente soporifero e scialbo, emozionalmente nullo, totalmente asettico. Rispicca il volo nel prefinale pirotecnico che deflagra in sensazionali atmosfere degne d’un postmoderno neo–noir strepitosamente fumettistico, colto e sfavillante.
Infine, concludiamo con una personalissima osservazione, ovvero la seguente: La sposa!, in più punti, non di sutura, eh eh, ci ha ricordato Povere creature! di Lanthimos e avrete sicuramente intuito perché.
Il film è al cinema da giovedì 5 marzo con Warner Bros.
Regia: Maggie Gyllenhaal Con: Jessie Buckley, Christian Bale, Annette Bening, Penélope Cruz, Jake Gyllenhaal, Peter Sarsgaard, Jeannie Berlin, Julianne Hough, John Magaro Anno: 2026 Durata: 126 min Paese: USA Distribuzione: Warner Bros. Italia
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