Spider-Noir: C’è un ombroso investigatore coi geni dell’aracnide à la Marlowe e look da Humprey Bogart, dal passato segreto e nebuloso, che annusa con fiuto da tartufo i cattivi viziosi più pericolosi e stana i malavitosi “lupi” e turpi, imprigionandoli nella sua strangolante spirale impietosa…
Una superba, pregevolmente sofisticata avventura caleidoscopica in una rischiosa, vischiosa e tentacolare New York crepuscolare, dai macabri contorni chiaroscurali, fumosi, sfumati e tanto soffocanti quanto pindaricamente esorbitanti. Visionabile e gustabile in due strepitose versioni, a colori luccicanti o in B/N “demodé” e ricercato… Fate voi!
Attendemmo con impazienza l’immissione sulla piattaforma streaming di Amazon Prime dell’annunciata e, per noi considerevole, come esplicheremo nella seguente disamina, inventiva e spettacolare serie tv Spider-Noir, tratta liberamente dall’omonimo graphic novel della Marvel. Da noi, inizialmente ed erroneamente, doveva esser resa nel titolo solamente in Noir. E sinceramente non comprendemmo questa, per nostra fortuna, non avvenuta epurazione, poiché l’elisione del termine Spider avrebbe privato il titolo del suo immediato, percettibile “significante”, vale a dire della sua intrinseca concezione originaria.
Spider-Noir consta di ben otto episodi corposi, della durata cadauno di circa quarantacinque minuti netti, ripieni di fulgore, scorrevoli e quasi mai tediosi, a parte qualche segmento inevitabilmente soporifero, vistane la lunghezza. Il tutto è sorretto da un ammaliante amalgama visiva e da un torbido intreccio contorto, metaforicamente e cinematograficamente simile a una seduttiva ragnatela architettata con maliarda perfezione stilistica, dalla cui avvinghiante morsa è impossibile sfuggire e sopravvivere. Noi ne restammo infatti sedotti, subito avviluppati e stregati.
Spider-Noir è principalmente stata ideata da Oren Uziel (22 Jump Street), che ne è anche uno dei maggiori sceneggiatori assieme a una folta lista di co-autori in sede di script e story-board, che singolarmente vi elenchiamo: Jennifer Frazin, Megan Liao, Jack Henderson, Steve Lightfoot, Christopher Chen, Bruce Marshall Romans e Tori Sampson. Le otto puntate son state alternativamente dirette da quattro registi differenti ed estremamente valenti, in ordine cronologico: Harry Bradbeer, Nzingha Stewart, Alethea Jones e Greg Yaitanes. Perdonateci la “pignoleria” e la scrupolosa puntualizzazione ma, a nostro avviso, era necessario citarli tutti senz’esclusione alcuna, datone l’alto risultato complessivo e dunque i loro singoli contributi ampiamente meritevoli.
Trama, dapprima riassuntavi a grandi linee e in scarne righe a mo’ di presentazione panoramica, poi dettagliata e “indagata” con più approfondita enunciazione d’alcuni imprescindibili punti cardine, pur stando attenti naturalmente a non compiervi deleteri spoiler o inopportune rivelazioni, che dir si voglia:
Prima dei tetri eppur fascinosi titoli di testa eleganti, nel suo fluido e al contempo vorticoso incipit avvolgente, dalla roca voce narrante del suo stesso protagonista ci son illustrati gli antefatti che originarono la convulsa storia da noi visionata…
Dunque, con un saettante salto temporale più scattante d’un uomo mascherato che svolazza celermente fra vertiginosi grattacieli dalle lucidissime vetrate, veniamo furibondamente catapultati nella labirintica Big Apple della Grande Depressione, rutilante e limacciosa. Qui agisce, acquattato anch’egli fra le penombre financo, a livello figurato, esistenzialmente opalescenti, lo scafato, squattrinato, debosciato, alcolizzato e un po’ arrugginito investigatore privato Ben Reilly, un grande Nicolas Cage, già visto in Al di là della vita, Mio padre è un sicario e Omicidio in diretta. Nel suo impolverato e antiquato ufficio è assistito dalla grassoccia segretaria e speciale consigliera tuttofare Janet Ruiz (Karen Rodriguez).
Dopo aver pedinato dei malviventi ed esserne stato violentemente aggredito, salvandosene per il “rotto della cuffia” e grazia ricevuta, nel suo angusto studio è raggiunto da un discutibile signore, sedicente marito geloso dell’esotica e irresistibile cantante di night club Cat Hardy (Li Jun Li, I peccatori). Il quale gli chiede di spiarla per verificare se costei lo cornifichi oppure no. Scattando delle foto molto compromettenti, presto Reilly si troverà giocoforza aspirato in una fitta e ramificata tela d’imbrogli lerci, d’infidi uomini malvagi capeggiati dal sinistro e terrificante lestofante potente di nome Silvermane, all’anagrafe Finbar “Finn” Byrne, interpretato da Brendan Gleeson, già in Gli spiriti dell’isola, Gangs of New York e Joker – Folie à Deux.
Un ruolo preponderante l’avranno:
- la stessa ambigua dark lady Hardy, invero nientepopodimeno che Gatta Nera, la quale, maliziosamente seducente, avrà un ascendente perfino sentimentale nei riguardi dell’ipnotizzatone, all’istante folgorato, Reilly;
- l’amico buttafuori e guardaspalle di costei, vale a dire il massiccio Flint Marko (Jack Huston, The Irishman, Wash Me in the River), alias Uomo Sabbia;
- il mellifluo sindaco della città che cela tanti scheletri nell’armadio, Alfred Morris (Michael Kostroff);
- il capo della polizia McNamara (Randy Oglesby);
- l’ambiguo braccio destro di Silvermane, Winston (Lukas Haas, First Man);
- l’ex seguace e fisico protettore del villain appena succitato, dalla doppia identità sfuggente, Lonnie Lincoln-Tombstone (Abraham Popoola);
- e il “partner in crime”, in senso naturalmente positivo e benefico, di Reilly stesso, ovverosia il fidato e inseparabile suo friend, il “famigerato” giornalista dall’infallibile occhio indiscreto in cerca di scoop, Robbie Robertson (Lamorne Morris).
Come andrà a finire in tal sarabanda spericolata di feroci scazzottate, combattimenti a mani nude, inseguimenti funambolici, segreti irrivelabili? Chi la spunterà in quest’ingarbugliata matassa ad alta densità di uomini e donne doppi in maniera tout-court?

Cosa funziona in Spider-Noir
Visivamente abbagliante, eccelsa, vibrante ed esaltante a livello cromaticamente fotografico — noi abbiamo preferito la versione a colori — Spider-Noir vanta d’altronde due cinematographer magistrali, autentici maestri indiscussi: Peter Deming, già autore di Mulholland Drive, e Darran Tiernan, noto per The Penguin. Spider-Noir vanta inoltre un cast impeccabile, sorretto naturalmente in primis da uno “stagionato” Cage, ringiovanito in CGI de-aging sopraffina nelle scene di flashback, ma ancora carismatico e perennemente indossante uno strepitoso spolverino d’annata e d’antan. Il quale, seppur (in)visibilmente “doppiato” nelle scene action in cui è mascherato, dopo anni d’appannamento artistico par aver finalmente riacciuffato la sua carriera all’apparenza perduta, vivaddio or invece grandiosamente rinata.
Brendan Gleeson si conferma un “caratterista” magnetico in grado di rivaleggiare con ogni mostro sacro, e Li Jun Li un’attrice eccelsa. Le puntate si seguono che è un piacere per gli occhi e la mente, susseguendosi con serrato ritmo mozzafiato e, a prescindere da qualche, tutto sommato, accettabile momento di noia, da talune sofisticatezze leziose e da alcune digressioni di troppo, Spider-Noir risplende di unicità fulgida e luce propria, ammaliando e godibilmente accecando quasi totalmente. È una serie tv stupenda.
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Perché non guardare Spider-Noir
Le uniche vere pecche che abbiamo notato, e da annotare, concernono a nostro avviso lo scarso approfondimento psicologico di alcuni personaggi. A partire innanzitutto da Silvermane, a cui non basta la bravura e l’indubbia presenza scenica, come poc’anzi evidenziato, di Gleeson, incagnito volutamente nelle espressioni e alla James Cagney, per sopperire alla carenza di sfaccettature che dunque non lo rendono interessante a 360 gradi. Per non parlare del character della dottoressa Alethea Faber (Amy Aquino, Giurato numero due), dapprima non menzionata, superficialmente abbozzato e presente solamente in due episodi, peraltro centrali e “nevralgici”.
Nota di merito invece per il flamboyant Dirk Leyden/Megawatt, personaggio apparentemente secondario e defilato nei fumetti, ivi dalla terza tranche in poi invece padrone di molte scene madri, uomo dai poteri elettrici reso alla perfezione da un gigionesco Andrew Lewis Caldwell incontenibile. Il triello con Sandman e il Ragno ci ha evocato quello che, anche per cineree ambientazioni notturne con lampi e fuochi fluorescenti, avvenne nel sottovalutato Superman II. D’altronde, per quanto il paragone possa di primo acchito sembrar azzardato, Ben Reilly/Ragno altri non è invero che una tematica variazione sui generis di Clark Kent. Discordate o con noi appieno concordate?
In conclusione: Spider-Noir è una serie tv interminabilmente bella. Il finale lascia presagire a un sequel e, a quanto pare, è già in cantiere. Non vediamo l’ora.
Spider-Noir è disponibile in esclusiva dal 27 maggio su Amazon Prime ideo.
Regia: Harry Bradbeer, Nzingha Stewart, Alethea Jones, Greg Yaitanes Con: Nicolas Cage, Brendan Gleeson, Li Jun Li, Jack Huston, Michael Kostroff, Randy Oglesby, Lukas Haas, Abraham Popoola, Lamorne Morris, Karen Rodriguez Anno: 2026 Durata:8 episodi × circa 45 minuti Paese: Stati Uniti Distribuzione: Amazon Prime Video
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