Something Very Bad Is Going to Happen: Su Netflix la serie che mostra l’Orrore del Matrimonio Tossico finché Maledizione Non Ci Separi.
🚽 Disclaimer per Anime Candide e Spoiler-Fobici
Mio caro, fragile spettatore, un avviso amichevole prima di cominciare. Quella che ti appresti a leggere non è la solita recensione col freno a mano tirato, ma un’autopsia spietata e chirurgica dell’intera serie Something Very Bad Is Going to Happen. Di conseguenza, se appartieni a quella schiera di puristi per i quali anche una flatulenza fuori campo costituisce uno spoiler irreparabile, ti invitiamo cordialmente a chiuderti in bagno, espletare la visione di tutti gli episodi in rigoroso isolamento, e solo dopo fare ritorno su queste pagine. Magari per scoprire se hai effettivamente decodificato quello che hai appena guardato o se hai semplicemente fissato lo schermo a bocca aperta.
Sia messo agli atti: non ci crediamo i Messia della critica televisiva, né pretendiamo di trasformare l’acqua in vino. Abbiamo semplicemente sacrificato una quantità indecente del nostro tempo libero per rimettere insieme i pezzi di questo puzzle nevrotico, scartabellando persino le dichiarazioni postume dei creatori, al solo scopo di stabilire una volta per tutte se l’intera baracca narrativa fili liscia o se, stringi stringi, ci abbiano solo elegantemente preso per i fondelli.
Uomo avvisato, mezzo salvato. Procediamo.
💊 Il Sommario: Una Supposta di Cinismo
La nuova miniserie Something Very Bad Is Going to Happen partorita dalla mente di Haley Z. Boston e cullata dai Duffer Brothers (Stranger Things) è, a conti fatti, una supposta di cinismo purissimo mascherata da horror sovrannaturale. Inizia come un teso thriller sulle classiche, fottutissime ansie prematrimoniali per poi rivelarsi una radiografia impietosa del gaslighting di coppia.
Sostenuta da un uso magistrale del point of view che distorce la realtà e da interpretazioni che bucano lo schermo (su tutte, il duo protagonista e una fenomenale “sorella bionda”), la serie brilla per la sua atmosfera marcia e la scrittura affilata.
Purtroppo, sul più bello, decide di inciampare in un finale che vomita twist con la grazia di un ubriaco al rinfresco nuziale, complicando inutilmente la figura di Nicky (Adam DiMarco), leggibile nella sua totale tossicità solo tramite un’autopsia post-visione. Un’opera imperfetta, velenosa e assolutamente non adatta a spettatori mentalmente pigri, che alla fine ci sbatte in faccia un’amara verità: l’unico vero mostro non è la maledizione, ma l’ego smisurato di un fidanzato convinto di essere il regista di una commedia romantica.
👰♀️ La Trama di Something Very Bad Is Going to Happen: L’Apocalisse Nuziale (e Altri Disagi)
Diciamocelo: organizzare un matrimonio è già di per sé una tortura fantozziana, un calvario di bomboniere e parenti serpenti. Figuriamoci se ti tocca farlo nella sfarzosa, lugubre e isolata tenuta della famiglia del tuo futuro sposo, con l’ansia che ti divora viva. Rachel (una Camila Morrone strepitosa, perennemente a un millimetro dalla crisi di nervi) e l’apparentemente perfetto fidanzato Nicky si apprestano a vivere l’ultima settimana prima di pronunciare il fatidico “sì”. Tutto apparecchiato per la solita estetica indie altoborghese, finché Rachel non scopre un minuscolo, trascurabile cavillo nel suo albero genealogico: sulla sua linea di sangue grava un’antica maledizione mortale.
Le regole d’ingaggio dell’anatema sono di un’ironia a dir poco sadica: se Rachel non sposa la sua autentica anima gemella entro il tramonto del giorno delle nozze, morirà male, dissanguandosi come un maiale al macello. Ma la vera fregatura è la clausola di recesso: se Rachel non dovesse arrivare all’altare, annullando di fatto le nozze, la simpatica maledizione salterebbe di netto la sua linea di sangue per andarsi a schiantare su quella della famiglia del mancato marito, trasformando suoceri e cognati in tanti piccoli geyser di emoglobina.
Di fronte a una donna terrorizzata che ti confessa di essere portatrice sana di un’apocalisse familiare, cosa fa il premuroso, dolce e innamorato Nicky?
Semplice: se ne sbatte allegramente i coglioni!!
Tratta Rachel con quella condiscendenza dolciastra e invalidante tipica dei “bravi ragazzi”, derubricando il suo terrore primordiale a banale isteria mestrual-nuziale. Abbandonata a se stessa, la mente di Rachel cede: attraverso i suoi occhi paranoici, la tenuta e la famiglia di Nicky assumono i contorni di una setta di psicopatici. Tra inquietanti manichini impiccati agli alberi e sguardi gelidi, la regia ci ingabbia nel suo point of view allucinato, facendoci credere di essere finiti in Get Out. Salvo poi scoprire, in modo brillante, che dietro quella lente deformante c’è solo una famiglia ricca, disfunzionale e in lutto, infinitamente più umana dell’incubo dipinto dalla paura di Rachel.
“C’è chi teme che il giorno delle nozze piova rovinando il rinfresco, e chi teme di trasformare i futuri suoceri in geyser di emoglobina. Alla fine, è tutta questione di priorità organizzative.”

🥂 Cosa Funziona in Something Very Bad Is Going to Happen: L’Arte di Sudare Freddo e la Nevrosi d’Autore
Se Something Very Bad Is Going to Happen riesce a tenerti incollato allo schermo nonostante la premessa da soap opera demoniaca, il merito è quasi interamente di una costruzione atmosferica che fa sudare freddo e di un cast che recita come se non ci fosse un domani.
Innanzitutto, l’atmosfera malsana e l’ambientazione sono da manuale dell’orrore domestico. La tenuta dei Cunningham, isolata e opulenta, diventa rapidamente un mausoleo soffocante. La regia non ha bisogno di ricorrere a jumpscare da quattro soldi o a porte che sbattono nel cuore della notte; costruisce la tensione lavorando di sottrazione, sfruttando gli spazi ampi e silenziosi per far risuonare l’eco del disagio.
“Pensavi di essere finita in una setta satanica di bifolchi arricchiti, e invece era solo la tua fobia dell’impegno che faceva da direttore della fotografia.”
Ma il vero colpo di genio è l’uso del point of view. Per buona parte dell’opera, la sceneggiatura brilla di una lucidità spietata, obbligandoci a guardare il mondo esclusivamente attraverso la lente paranoica e terrorizzata di Rachel.
Questa scelta ci trasforma in complici della sua isteria: percepiamo la futura suocera come un’arpia satanica e interpretiamo tradizioni familiari strambe (come i manichini appesi agli alberi dal piccolo Jude) come inequivocabili segnali di un culto sanguinario. Quando la prospettiva si ribalta, rivelandoci che dietro l’apparente follia dei Cunningham c’è “solo” l’elaborazione di un lutto imminente (il tumore terminale di Victoria), l’effetto è devastante. Il vero orrore non era esterno, era il terrore viscerale dell’impegno coniugale che deformava la realtà.
Sul fronte recitativo, Camila Morrone regge l’intera baracca sulle sue spalle. La sua Rachel è un groviglio di nervi scoperti, nevrosi e puro terrore animale. Riesce a rendere palpabile il peso di una donna che sta lentamente affogando nel gaslighting del fidanzato, regalandoci un’interpretazione febbrile e mai caricaturale. Altrettanto meravigliosa è la “sorella bionda” Portia (una Sasha Pieterse in stato di grazia), capace di bilanciarsi perfettamente sul filo del rasoio tra lo snobismo altoborghese, l’ostilità passivo-aggressiva e una fragilità sotterranea che esplode solo nei momenti di autentica disperazione. Le loro interazioni sono le lame più affilate dell’intera serie.

📉 Cosa Non Funziona in Something Very Bad Is Going to Happen: Deragliamenti, Twist Indigesti e Sudoku Narrativi
Se per tre quarti della corsa Something Very Bad Is Going to Happen viaggia spedita come un treno merci carico di cinismo ben scritto, arrivata al capolinea decide inspiegabilmente di deragliare, schiantandosi contro un muro di twist sovrapposti e spiegazioni frettolose.
Il problema principale risiede nella scrittura del finale e nella delineazione di Nicky. La scrittura pretende di chiudere il cerchio della maledizione con una chiarezza che, all’atto pratico, non esiste. Il salvataggio di Nicky, basato sulla regola che la maledizione risparmia chi “crede fermamente” di essere con la propria anima gemella, arriva in un momento di totale caos narrativo. Pochi istanti prima, abbiamo assistito a una litigata brutale a porte chiuse in cui i due si sono vomitati addosso tutto il disprezzo possibile; poco dopo, Nicky forza il rito nuziale infilando l’anello al dito di Rachel senza il suo consenso, mentre la sua famiglia viene trucidata.
“Se la vostra compagna vi confessa di essere portatrice sana di un’apocalisse familiare, obbligarla a mantenere la calma non fa di voi degli inguaribili romantici. Fa di voi dei sociopatici con un’ottima propensione al gaslighting.”
Questa sequenza, a caldo, risulta raffazzonata, caotica e drammaturgicamente debole. Per comprendere davvero che la sopravvivenza di Nicky non è un trionfo dell’amore, ma l’ennesima dimostrazione del suo egoismo manipolatorio (lui sopravvive perché ama la sua idea di Rachel, non la donna reale), è necessaria un’attenta analisi post-visione.
È un lusso ermeneutico che una serie televisiva non dovrebbe esigere dal suo pubblico proprio nel climax emotivo. Il risultato è un protagonista maschile che, sulla carta, dovrebbe incarnare la tossicità del “regista sentimentale” che impone il suo copione, ma che sullo schermo finisce per sembrare solo un personaggio scritto in modo ambiguo e sciatto. Invece di tirare le fila del discorso sul controllo e sul gaslighting con una battuta fulminante o un’inquadratura inequivocabile, gli autori si sono incartati nel tentativo di far quadrare il sudoku delle regole magiche, sacrificando la coerenza emotiva sull’altare del colpo di scena a tutti i costi.
🔥 ATTENZIONE SPOILER: Clicca qui per sbloccare la Chiave di Lettura (a tuo rischio e pericolo) 🔥
Chiave di Lettura: L’Amore ai tempi del Gaslighting e il mito del Sorry Man
Se guardate Something Very Bad Is Going to Happen cercando di capire solo le meccaniche magiche di una maledizione, state guardando il dito mentre Rachel vi sta indicando un’enorme, putrescente luna rossa. La vera chiave di volta dell’opera non è sovrannaturale, è clinica: questa è una serie sull’orrore della proiezione affettiva.
Nicky non è l’eroe romantico che il destino (o una scrittura pigra, come dicevamo prima) sembra voler salvare per il rotto della cuffia. Nicky è il manipolatore supremo, il regista narcisista della propria commedia romantica, uno a cui frega meno di zero della donna che ha davanti, purché lei reciti bene la parte della Sposa. La prova inconfutabile? L’inquadratura finale nella stanza da letto. La sua famiglia è stata appena trasformata in un ragù, la sua fidanzata è (teoricamente) morta atrocemente, e lui cosa fa? Se ne sta rannicchiato in posizione fetale, con l’aria di uno che ha appena avuto un attacco di dissenteria psicosomatica, stringendo un patetico orsacchiotto di peluche con la scritta “Forever”. È l’immagine più potente e squallida dell’intera miniserie: Nicky ama disperatamente l’ideale del “Per Sempre”, l’oggettistica del romanticismo, ma è del tutto incapace di amare un essere umano reale, con i suoi traumi e le sue paure.
E a proposito di traumi, non possiamo ignorare l’elefante (o meglio, il manichino) nella stanza: il mito del Sorry Man. Qui la scrittura fa un triplo salto carpiato psicologico notevole. Jules, da bambino, nascosto sotto il letto, vede il padre di Rachel estrarre la neonata dal ventre della madre appena morta dissanguata, ripetendo disperato “I’m sorry”. Il cervello infantile di Jules trasforma quell’uomo in un boogeyman, l’Uomo delle Scuse, e la famiglia, invece di pagargli vent’anni di psicanalisi, trasforma il trauma in un grottesco rituale domestico, appendendo manichini agli alberi.
Questa non è solo lore per nerd dell’horror, è una mappa concettuale perfetta: il trauma si fa mito, il mito si fa abitudine malsana. E quando Rachel muore e si risveglia come nuova Testimone immortale, non fa altro che sostituire il vecchio Testimone diventando la nuova entità guardiana, ma diventa anche il nuovo “Sorry Man” che veglierà eternamente sulle future nozze del piccolo Jude. Un ciclo infinito di dolore in cui l’unica vera salvezza è smettere di sposarsi con degli stronzi.

📺 I Cugini di Campagna: Dimmi Cosa Vedi e Ti Dirò Che Trauma Hai
Se l’idea di uno spazio domestico che diventa una trappola e di una realtà filtrata da percezioni alterate vi ha solleticato le papille gustative, il panorama seriale offre altre perle che giocano con la mente dello spettatore in modo magistrale:
- Archive 81 – Universi alternativi: La sfortunata creatura di Netflix (cancellata troppo presto per lesa maestà contro il dio Algoritmo) è forse la cugina più stretta. Anche qui abbiamo un protagonista intrappolato in un mistero che distorce i sensi, dove le videocassette e l’occulto diventano il medium per esplorare la solitudine e il trauma. È un trionfo del point of view alterato: non sei mai sicuro se ciò che stai guardando sia un portale demoniaco o solo l’esaurimento nervoso del protagonista.
- The Haunting of Hill House: Mike Flanagan ci insegna che una casa infestata non è mai solo una casa infestata; è la manifestazione architettonica dei traumi irrisolti di una famiglia. Proprio come i Cunningham con i loro manichini e i loro silenzi di piombo, i Crain affrontano i fantasmi che si sono costruiti da soli.
- Servant: Per restare in tema di “famiglie altoborghesi che gestiscono il lutto in modi che farebbero chiamare i servizi sociali nel giro di tre minuti”. La serie di M. Night Shyamalan prende il diniego della realtà, il gaslighting e la claustrofobia domestica e li trasforma in un’arte purissima. Sostituite il manichino sugli alberi con una bambola reborn trattata come un neonato vero, e avrete lo stesso identico sapore di marcio in bocca.
“Se c’è una morale in tutta questa carneficina, è che l’unica vera salvezza è smettere di sposarsi con degli stronzi egocentrici. O, quantomeno, tenersi l’accendino in tasca.”

⚰️ Il De Profundis: Conclusioni al Polonio
Alla fine della fiera, Something Very Bad Is Going to Happen è come partecipare a un ricevimento nuziale dove il caviale è eccellente, lo champagne scorre a fiumi, ma a metà serata scopri che la torta è farcita al polonio.
Ti fa godere, ti irrita, ti costringe a sbrogliare nodi narrativi che gli autori hanno lasciato colpevolmente lenti, ma ti resta addosso. Se sopravvivete all’indigestione di twist degli ultimi venti minuti, vi porterete a casa un’eroina tragica fantastica (Rachel, che finalmente smette di subire e diventa cinica) e una lezione di vita fondamentale: prima di dire “lo voglio”, assicuratevi che il vostro partner non sia un egocentrico patologico. O, nel dubbio, assicuratevi di avere sempre un accendino a portata di mano mentre vi allontanate a bordo di un pick-up, lasciando le macerie del patriarcato a bruciare nello specchietto retrovisore.
Something Very Bad Is Going to Happen è disponibile in esclusiva su Netflix dal 26 Marzo.
Creatore: Haley Z. Boston Con: Camila Morrone, Adam DiMarco, Sasha Pieterse, Jennifer Jason Leigh, Gus Birney, Ted Levine, Karla Crome, Zlatko Buric, Jeff Wilbusch Anno: 2026 Durata: 8 Episodi (circa 50 minuti x ep.) Paese: Stati Uniti Distribuzione: Netflix
Daruma View 