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Press Start: il Giappone dei videogiochi, in formato cartonato e modalità “dipendenza attiva” – Recensione

Press Start: il Giappone dei videogiochi: Un libro fotografico che trasforma Akihabara e la nostalgia arcade in un tour guidato tra pixel, filosofia pop e design: si sfoglia come un JRPG, si colleziona come una Collector’s Edition.

Cari collezionisti seriali e accumulatori di plastica preziosa, mettete un attimo in pausa la vostra spasmodica ricerca su Vinted di quel capolavoro horror in 4K, o di quella prestigiosa edizione boxata del Neo-Geo, per cui il venditore vi chiede un rene, e dovete pagare pure le spese di spedizione. Oggi parliamo di carta, ma di quella buona, spessa e profumata di inchiostro, roba che noi feticisti del formato fisico adoriamo accarezzare.

Ho appena messo le mani su Press Start Il Giappone dei videogiochi, il nuovo librone edito da NUINUI e scritto da Nicolò Mulas Marcello. E credetemi, è pericoloso andare da soli nel mare della cultura pop, prendete questo!​

Un Viaggio in Carta e Pixel

Invece di ammuffire davanti all’ennesimo restauro discutibile in blu ray, questo volume di ben 224 pagine cartonate ci catapulta direttamente nelle strade di Akihabara e tra le vetrine polverose di Osaka. L’autore non è il classico passante, ma il presidente dell’Associazione Insert Coin e possiede una collezione personale di oltre duemila pezzi, insomma uno di noi che probabilmente ha sofferto quanto me per trovare spazio in casa.

Il libro è un viaggio fotografico di buon livello, con oltre cento scatti inediti che fondono il mondo reale con quello virtuale. Si tratta di un’esplorazione estetica in cui il caro vecchio pixel diventa un vero e proprio patrimonio culturale. È un po’ come mangiare il fungo verde di Super Mario e guadagnare una vita extra.

I Livelli del Volume

La struttura dell’opera è divisa in livelli, proprio come un cabinato arcade anni Ottanta. Nel primo livello scopriamo le origini con Space Invaders e Pac Man, analizzando il concetto di sfida e l’armonia degli opposti, quasi fosse una pellicola d’essai del cinema classico giapponese che tanto amiamo. Nel secondo livello esploriamo il legame tra tradizione e modernità, scoprendo che Zelda Majora’s Mask non è solo un incubo a occhi aperti degno dei migliori thriller psicologici, ma un vero e proprio omaggio al teatro tradizionale nipponico. E se pensate che manchi il brivido, il terzo livello affronta la vita quotidiana e la paura dell’impegno sentimentale attraverso il videogioco Catherine. Una roba che ti fa sudare freddo più di quando apri una porta sgangherata in Resident Evil e non sai se troverai una salvifica macchina da scrivere o un Licker pronto a farti la pelle.

La Mappa Segreta del Volume

Ma il libro non si ferma qui, perché come ogni buon JRPG che si rispetti, ci sono ancora dungeon inesplorati. Il quarto livello ci immerge nell’influenza della filosofia giapponese sui videogiochi, quello shokunin, l’artigiano che dedica la vita al perfezionamento della propria arte, che ritrovi tanto nelle meccaniche di Pac Man quanto nella dedizione maniacale di Miyamoto. Il quinto livello, forse il più affascinante, affronta la società giapponese tra perfezione e alienazione, un tema che chi ha passato notti intere a giocare a Final Fantasy conosce fin troppo bene. Il sesto livello è invece un grande affresco sull’estetica nipponica nel design dei videogiochi, quella bellezza ossessiva che va dagli sprite di Street Fighter 2 fino alle animazioni di oggi. Gli ultimi due livelli, settimo e ottavo, guardano al futuro e al panorama contemporaneo, come un continue dopo l’ultimo boss, quando la storia ti fa capire che non era finita davvero.

A completare l’opera, una copertina lucida con la cartuccia del primo Super Mario per Famicom, un oggetto visivo e fisico insieme, glorioso nel suo formato 21,6 per 26,6 cm da sfogliare comodamente sul divano o da ostentare sullo scaffale come si fa con i pezzi più rari della propria collezione. Prezzo 30 banane di Donkey Kong (1 banana=1 euro)

Il Boss Nascosto

Ma attenzione, non è tutto oro quello che luccica come gli anelli di Sonic. Ogni grande avventura ha il suo livello dell’acqua frustrante e questo librone non fa eccezione.

Il primo vero difetto è il peso specifico. Parliamo di duecentoventiquattro pagine in solido cartonato, roba che tenerlo in mano a letto richiede la stessa resistenza fisica necessaria per finire Track and Field smanettando furiosamente sui tasti. Rischiate un crampo epico al tunnel carpale. Il secondo punto a sfavore è subdolamente economico.

Sfogliando le meravigliose fotografie di Akihabara, la vostra voglia di prenotare un volo per Tokyo salirà a dismisura. Il vostro portafogli inizierà a piangere peggio di Sonic quando viene colpito e perde tutti gli anelli d’oro in un colpo solo.

Vi ritroverete a calcolare i costi per importare vecchie console dal Giappone con la stessa ansia con cui scappavate dal Nemesis, finendo per spendere tutto il budget mensile. Insomma, nuoce gravemente ai vostri sudati risparmi.

Il Verdetto Finale

In definitiva, questo volume è il Sacro Graal per chi vive a metà tra la nostalgia dell’infanzia e la voglia di esplorare il Sol Levante senza pagare un biglietto aereo salatissimo. Costa il giusto, fa un figurone sulla mensola accanto alle edizioni limitate e vi garantisce quell’aria da intellettuali nerd che non guasta mai. La principessa forse è in un altro castello, ma il libro sulla cultura videoludica nipponica lo abbiamo finalmente trovato. Hadouken!

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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