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Il rapimento di Arabella – Recensione del film di Carolina Cavalli con Benedetta Porcaroli e Chris Pine

Il rapimento di Arabella: Una vellutata fiaba poeticamente dark. È la superba, onirica e favolistica storia d’una fantasmatica sparizione misteriosa, di inaspettati ritrovamenti e inquieti smarrimenti esistenziali teneramente intrecciati tra loro; di analogie simbiotiche e di dolcezze che si intersecano, si sfregiano, si sfioriscono e poi rifioriscono o soltanto si sfiorano amorevolmente.

Direttamente dalla prestigiosa 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, recensiamo la seconda, interessantissima opera della regista Carolina CavalliIl rapimento di Arabella, presentato nella sezione Orizzonti durante il primo giorno d’apertura del Festival per l’anteprima riservata alla stampa e ufficialmente il 28 agosto per la proiezione pubblica dedicata agli spettatori non tesserati.

Dopo l’esplosivo Amanda del 2022, Cavalli — autrice anche del soggetto e della sceneggiatura originale — ritrova per questo suo mirabolante secondo opus la magnifica protagonista del suo esordio, Benedetta Porcaroli (Il gattopardo). Un sodalizio artistico di rara affinità che si rivela nuovamente vincente e splendido.

Il film, dalla durata snella (un’ora e quarantasette minuti), non annoia mai: è fluido, scorrevole e piacevole, insieme divertente e struggente, sorprendente e imperfetto, ma complessivamente meritevole di sincero e largo apprezzamento.

Ecco una sintesi essenziale della trama, per evitare spoiler indesiderati.

Una bambina misteriosa e quasi immacolata, di nome Holly (Lucrezia Guglielmino), vispa e dagli occhi cangianti, accompagna suo padre (Chris PineHell or High Water), in Italia per ricevere un prestigioso premio alla carriera. Distrattamente, l’uomo la perde di vista.
Holly, incautamente allontanatasi, si ritrova in un parcheggio spoglio, fatiscente, appena rischiarato da luci lisergiche e inquietanti: qui incontra una ragazza, Arabella (Porcaroli).
Arabella, studentessa di Fisica disillusa e sbandata, appena vede Holly ne resta folgorata, convinta d’essere di fronte a una versione infantile di sé stessa proveniente da un universo parallelo. È “spostata”, in senso dolcemente umano: vive un’esistenza insoddisfacente, agitata da una perenne ricerca di identità in una società imperscrutabile e morbosa.
Frequenta personaggi bizzarri, tra cui un ragazzo altrettanto fuori asse (Marco Bonadei).

Smarrita Holly, suo padre — devastato — ne denuncia la scomparsa, mentre le forze dell’ordine, più pigre che solerti, si mettono alla sua ricerca. Nel frattempo, Arabella rapisce la bambina e fugge, d’istinto, verso una meta indefinita.
Durante un viaggio picaresco e allucinato, tra incontri teneri e pericolosi, fra i quali quello salvifico con una maestra di danza dall’animo luminoso (Eva Robin’sTenebre), Arabella e Holly imparano a conoscersi, riconoscersi e fondersi l’una nell’altra: due anime fragili, spoglie e vulnerabili, che si incontrano a metà strada tra realtà e sogno, età e riflesso, identità e smarrimento.
Nasce così una potente simbiosi, un cammino simbolico attraverso cui la vita — o il suo miraggio — diventa specchio distorto, ma accorato, di un mondo che fonde metafisica e dolce follia.

Che cosa funziona ne Il rapimento di Arabella

Fotografato in modo ipnotico e suadente da Lorenzo Levini e diretto con mano ferma e coraggiosa da Cavalli, Il rapimento di Arabella dimostra sensibilità e audacia. La regista non teme il rischio del ridicolo — rischio sempre in agguato in un’opera tanto visionaria — ma lo evita con eleganza e intuito.

Alcuni vezzi registici (personaggi marginali eccentrici, ambientazioni essenziali, trovate visive ardite) rafforzano la cifra autoriale senza mai scivolare nel grottesco.

Pur privo di una trama tradizionale, il film intrattiene e commuove con leggerezza e fantasia, rapendo, in tutti i sensi, lo spettatore in un vortice visionario di malinconica bellezza.

Porcaroli è, come di consueto, eccellente. La giovanissima Guglielmino, autentica rivelazione, sprigiona talento e naturalezza. Bonadei regala una presenza scenica magnetica e carismatica.

Da notare, inoltre, una curiosa apparizione dello stesso autore di questa recensione, presente brevemente nel film in un piccolo ma sentito ruolo cameo: un dettaglio che aggiunge un tocco personale all’esperienza visiva e critica.

Perché non guardare Il rapimento di Arabella

Alcuni elementi restano sottoutilizzati: Chris Pine, in particolare, appare ingiustificatamente marginale, mentre l’intervento di Roberto Zibetti — qui a Venezia 82 anche con La grazia — risulta quasi impalpabile.

Cavalli indulge talvolta in digressioni e derive estetizzanti, e il racconto può apparire dispersivo, infantile o privo di coerenza narrativa.

Eppure, dietro tale leggerezza apparente, si cela un’opera più profonda e multiforme di quanto sembri: un film interpretabile su piani psicoanalitici, umanistici e fiabeschi.

Sperimentale, fresco e favoloso, Il rapimento di Arabella è, in una parola, delizioso.

Al cinema dal 4 dicembre con Piper Film.

Regia: Carolina Cavalli Cast: Benedetta Porcaroli, Lucrezia Guglielmino, Chris Pine, Marco Bonadei, Eva Robin’s, Margareth Madè, Roberto Zibetti, Boiken Kobo, Monica Nappo, Milutin Dapcevic, Clara Tramontano, Stefano Gragnani Anno: 2025 Durata: 107 min Paese: Italia Genere: Drammatico Distribuzione (Italia): PiperFilm

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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