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The Punisher: One Last Kill – Nessun cattivo può farla franca con Frank – Recensione del film con Jon Bernthal

The Punisher: One Last Kill: Frank Castle, più taurino e agguerrito che mai, è redivivo: è tornato e farà sfracelli tra periferie degradate, grattacieli fatiscenti e botte da orbi fracassone e micidiali.
Deflagrante!

Ebbene, recensiamo qui speditamente, sinteticamente – ci auguriamo altresì esaustivamente – lo speciale dedicato all’invincibile «toro» vendicatore dei torti per eccellenza, ovvero The Punisher: One Last Kill, nuova e con ogni probabilità ultima avventura dell’antieroe Castle, incarnato dal sempre possente e prestante Jon Bernthal (Operazione vendettaLa sua verità).

The Punisher: One Last Kill dura soltanto 51 minuti netti, prepotentemente violenti, visivamente pugnaci e adrenalinici. È diretto e sceneggiato da Reinaldo Marcus Green (Una famiglia vincente – King Richard) assieme allo stesso Bernthal, quest’ultimo anche fra i produttori principali. Si tratta di un fantasioso «adattamento» e seguito sui generis della serie Marvel basata sul monumentale e inscalfibile protagonista omonimo. L’opera è collocabile in medias res peculiare – potremmo dire – nella «saga» di Daredevil – La rinascita.

Trama (riassunta concisamente per evitare indesiderati spoiler):

La vicenda è virulentemente ambientata nello sporco, caotico e degradato quartiere malfamato di Little Sicily, ove ormai impera l’ingovernabilità assoluta poiché è stata destituita e crollata la mafiosa (fittizia) famiglia Gnucci, che col suoi modi discutibili, ricattatori eppur efficaci, lo reggeva e ne conteneva l’abbondante violenza anarchica e furibonda.

Frank Castle (Bernthal), sopravvissuto a innumerevoli eventi perniciosi, è in preda a un allarmante disturbo post-traumatico che l’ha indotto a vedere tremende visioni del suo spettrale passato tormentato, in cui rivede i suoi ex commilitoni che lo deridono. È perciò angosciato da continue e estenuanti allucinazioni furenti e deleterie.

Trascorre le sue tristissime giornate a infliggersi punizioni corporali, a infierirsi ferite profonde (non solamente esistenziali), a ubriacarsi a morte e a delirare vita natural durante. Di tanto in tanto, invero raramente, esce dal suo angusto appartamento lurido per fare compere dal droghiere di fiducia e per recarsi al cimitero ove son sepolte la moglie e la figlia, decedute in seguito alla tragica sparatoria di cui siam memori e della quale naturalmente Frank è il primo a non dimenticarsi. Accovacciato accanto alle loro lapidi, ne piange la scomparsa inconsolabilmente.

Nel frattempo, un barbone viene aggredito e un teppista a capo d’una gang di malviventi barbaramente uccide il suo cane. Di ritorno dal camposanto, Castle viene approcciato, dinanzi al piazzale del suo stabile desolato, da un’anziana signora sulla sedia a rotelle: la vedova Ma Gnucci (una luciferina e agghiacciante Judith Light).

Alla quale Castle, anni addietro, da sicario spietato massacrò la famiglia. Ma Gnucci annuncia a Castle che l’ora del pareggiamento di conti sta per scattare per lui in modo inesorabile e la vendetta atroce sarà inarrestabile. Accadrà una carneficina totale?

Ma prima Castle vedrà materializzarsi, dirimpetto ai suoi occhi attoniti, nientepopodimeno che il fantasma di Karen Page (Deborah Ann Woll), che gli sussurrerà di non lasciarsi morire, bensì di tornare a combattere affinché trionfi la giustizia e ogni sporco crimine sia punito.

Cosa funziona in The Punisher: One Last Kill

La messinscena è spettacolare, innestata su crepuscolari atmosfere soffuse e una fotografia tenue, firmata dall’esimio Robert Elswit (La giuriaIl petroliereRipley), dalle cromatiche sfumature giallo ocra che, repentinamente – parimenti agli scoppi d’ira incontenibilmente infuocata di Castle – s’accende in squarci cremisi come il sangue a fiotti che, fra immagini veloci, scattanti e pirotecniche, esplosivamente scorre, schizza e inonda lo schermo senza soluzione di continuità, in smodata (seppure stilizzata) quantità.

Bernthal, riprendendo un suo iconico ruolo storico, non è affatto arrugginito; anzi, (ri)appare in forma smagliante e, per quanto riguarda il suo character «rambistico» e parossistico, spossante e massacrante ogni antagonista con cui s’imbatterà – radendo al suolo e, in un battibaleno, battezzando – ne conferisce ancor più grintosa, fulgida corposità rilucente come la sua muscolatura scultorea. Woll, sebben compaia soltanto a metà e la cui presenza è ridotta a pochi istanti fugaci, puntualmente folgora e riluce di dolce beltà e candida levità luminosa.

Perché non guardare The Punisher: One Last Kill

È un cine-fumettistico «delirio» visionario ad altissimo tasso di violenza a tratti insostenibile, specialmente dal secondo segmento in avanti. Come accennato poc’anzi, è ricolmo di spargimenti sanguinari non adatti a tutti i gusti e quindi consigliato vivamente solo agli spettatori con stomaci forti. Indubbiamente, nel finale eccede in truculenze un po’ gratuite, squartamenti e perfino combattimenti tanto convulsi quanto tediosi e compiaciuti. La «violence» andava sicuramente asciugata, ma come si suol dire: prendere o lasciare.

The Punisher, d’altronde, è questo nel bene e nel male, e tal opus è un folle bijou per niente malvagio – ove, giocando di parole, sono i malvagi stessi a non farla franca con Frank. E, in tutta franchezza, è giusto… così.

Disponibile dal 13 maggio 2026 su Disney+.

Regia: Reinaldo Marcus Green (con Jon Bernthal) Con: Jon Bernthal, Judith Light, Deborah Ann Woll, Jason R. Moore Anno: 2026 Durata: 51 min. Paese: USA Distribuzione: Disney+

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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