Portobello, recensione della serie TV di Marco Bellocchio sul caso Enzo Tortora.
L’incubo di un innocente: il caso Tortora sul piccolo schermo
Il caso Enzo Tortora rappresenta un’ingiustizia clamorosa che ancor oggi gela il sangue. Dopo aver assistito in anteprima ai primi due episodi lo scorso 1° settembre all’82.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e dopo averla vista integralmente nella sua potenza visiva, recensiamo la miniserie televisiva firmata Marco Bellocchio (Rapito), intitolata Portobello. L’opera consta di sei episodi magnetici e inquietanti, seppur a tratti prolissi, della durata di circa un’ora cadauno, distribuiti dal 20 febbraio su HBO Max.
Portobello è diretta dal regista de I pugni in tasca e Il traditore, e da lui stesso sceneggiata con argutezza assieme a Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore. Gli autori si sono ispirati al celebre caso giudiziario vertente su Enzo Tortora per ricrearne una ricostruzione puntigliosa. Eccone la trama, riassunta nei suoi tratti salienti per evitarvi spoiler.
La caduta nel baratro: dall’apice televisivo al carcere
Nella tragica notte del 17 giugno ‘83, il celebre presentatore televisivo Enzo Tortora (uno stratosferico Fabrizio Gifuni (Hannibal), a tratti manierato ma con classe), all’apice della sua fama e conduttore della trasmissione Portobello, venne prelevato dalle forze dell’ordine nella sua abitazione. Fu arrestato con l’accusa di traffico di stupefacenti e associazione a delinquere di stampo camorristico, sollevando enorme clamore presso l’opinione pubblica e i mass media.
Un uomo da cui trasparve sempre sincera bontà venne indagato per smercio di droga con l’aggravante della connivenza con la criminalità organizzata. Un evento inaspettato che lasciò tutti atterriti e paralizzati nell’incredulità. Dopo anni d’indagini, insostenibile prigionia, lunghi interrogatori ed estenuanti processi, Tortora ricevette l’agognata assoluzione con formula piena dalla Corte d’Appello. La sentenza, purtroppo tardiva, giunse il 15 settembre di tre anni dopo l’immeritata carcerazione in quel di Regina Coeli.
Un parterre de rois: i volti del processo
Nell’incipit siamo catapultati all’interno degli eventi da cui scaturì l’increscioso equivoco. In parallelo, seguiamo l’ascesa e la rovinosa caduta di Tortora. Lo vediamo consultarsi con il suo staff mentre veniamo immersi nelle cupe atmosfere del carcere di Poggioreale. La serie si avvale di un cast corale di altissimo livello che dà volto alle figure chiave della vicenda:
- Gli affetti: La fida sorella Anna è interpretata da Barbara Bobulova (Il sol dell’avvenire), mentre la giovane compagna Francesca Scopelliti è incarnata con dolcezza da Romana Maggiora Vergano.
- La criminalità: Il boss Raffaele Cutolo ha il volto di Gianfranco Gallo. Tra i suoi scagnozzi spiccano il sicario Pasquale Barra (Massimiliano Rossi, Comandante) e il segretario traditore Giovanni Pandico (Lino Musella, Ferrari), le cui confessioni coinvolsero Tortora con la ‘ndrangheta. Un ruolo di rilievo lo ha anche il bugiardo Gianni Melluso (Giovanni Buselli).
- L’accusa e i giudici: Il P.M. Lucio Di Pietro è Gennaro Apicella, affiancato dal giudice istruttore Giorgio Fontana, un prezioso Alessandro Preziosi, e dal giudice a latere Salvatore Mazza. Contro di loro si schiera il temibile accusatore Diego Marmo (Fausto Russo Alesi, Leopardi – Il poeta dell’infinito).
- La difesa: Tortora è difeso in aula dall’avvocato Raffaele Della Valle (Davide Mancini) e dal grintoso collega Alberto Dall’Ora (Paolo Pierobon).

Cosa funziona in Portobello
Congegnata con lo stile elegante e magistrale di Bellocchio che non ha smarrito la sua lucidità cineastica, la serie è sorretta da una prova recitativa istrionica. Fabrizio Gifuni risulta perfettamente aderente nella mimica e nella gestualità, seppur talvolta inceda in tic espressivi e cadenzi le battute con marcato aplomb. È attorniato da coprotagonisti e comprimari infallibili, il tutto valorizzato dalla brillante fotografia di Francesco Di Giacomo.
I cammei lasciano il segno: Valeria Marini è una pittoresca Moira Orfei, la compianta Francesca Benedetti incarna l’attrice Paola Borboni, mentre Tommaso Ragno interpreta un serafico Marco Pannella.

Perché non guardare Portobello
Sei episodi risultano forse eccessivi. Va ammesso che in molte sue fasi, essendo destinata a un largo target intergenerazionale, l’opera cede ad alcuni compromessi commerciali e didascalici. La narrazione inciampa in digressioni retoriche, talvolta romanzate e ruffiane, con parentesi felliniane dai toni simbolistici alla fine di quasi ogni episodio.
Ciononostante, è una serie sofisticata e matura, dalla qualità nettamente superiore alla media. Bellocchio conferma la sua caratura artistica pur avendo abdicato ad alcune veniali mediazioni nello sviluppo dell’intreccio. In conclusione, Portobello è un titolo da non perdere per nessuna ragione, a dispetto di talune lentezze e di qualche scivolone nel prevedibile.
Disponibile in esclusiva dal 20 Febbraio su HBO MAX.
Regia: Marco Bellocchio Con: Fabrizio Gifuni, Lino Musella, Barbara Bobulova, Romana Maggiora Vergano, Alessandro Preziosi, Fausto Russo Alesi Anno: 2026 Episodi: 6 (durata 60 min.) Paese: Italia Distibuzione: HBO Max
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