Nouvelle Vague: con Richard Linklater la storia del cinema smette di essere un ricordo lontano e torna a essere un’esperienza viva, pulsante, quasi presente.
Alla fine degli anni Cinquanta un gruppo di giovani critici dei Cahiers du cinéma sogna di reinventare il linguaggio cinematografico. Tra loro c’è il più radicale e imprevedibile: Jean-Luc Godard (Guillaume Marbeck). Rimasto indietro rispetto ai suoi amici che hanno già realizzato i loro primi film decide di lanciarsi nel suo esordio alla regia, Fino all’ultimo respiro.
Le riprese iniziano quasi per gioco, con mezzi ridottissimi e una troupe essenziale. Le strade di Parigi diventano il set naturale del film e accanto a Godard compaiono due attori destinati a entrare nella storia del cinema: Jean‑Paul Belmondo e Jean Seberg. Quello che sembra un piccolo esperimento improvvisato finirà per cambiare per sempre il modo di fare cinema.

Cosa funziona in Nouvelle Vague
Nouvelle Vague non è soltanto un film sulla nascita di una rivoluzione artistica: è il tentativo, riuscito, di farla rivivere davanti ai nostri occhi.
La scelta più intelligente di Richard Linklater è evitare la struttura del biopic tradizionale. Il regista non si limita a raccontare la vita di Jean-Luc Godard, ma prova a ricreare l’atmosfera creativa di quel momento irripetibile. Il film si muove con la stessa energia spontanea della Nouvelle Vague: dialoghi che sembrano nascere sul momento, riprese leggere tra le strade della città, intuizioni improvvise che trasformano ogni scena in un piccolo laboratorio creativo.
Per chi ama la fotografia, Nouvelle Vague è anche una piccola gioia visiva. Il bianco e nero è elegante e ricco di contrasti, attraversato da una grana che richiama davvero la pellicola degli anni Cinquanta. Le luci naturali delle strade parigine, le ombre dei caffè e le facciate dei boulevard costruiscono immagini raffinate e incredibilmente evocative. Non è un semplice esercizio nostalgico: la fotografia riesce davvero a riportare lo spettatore dentro quell’epoca, come se stesse osservando un film girato nel 1959.
Uno degli elementi più sorprendenti è il casting. Zoey Deutch che interpreta Jean Seberg colpisce per la somiglianza quasi impressionante: non solo nel volto, ma nei gesti, nel modo di muoversi, nello sguardo sospeso tra fragilità e determinazione. Anche Aubry Dullin che interpreta Jean-Paul Belmondo restituisce con precisione quell’ironia insolente e quel fascino disinvolto che avevano reso l’originale una figura centrale del cinema europeo.
La sensazione finale è forse la cosa più sorprendente: sembra davvero di essere lì, tra le strade di Parigi, mentre un gruppo di giovani cinefili sta cambiando la storia del cinema senza rendersene conto.
A rendere l’esperienza ancora più immersiva contribuisce anche la colonna sonora, che ricostruisce con grande attenzione l’universo sonoro della Parigi di fine anni Cinquanta. Nouvelle Vague alterna jazz e canzoni della scena musicale francese dell’epoca, creando un paesaggio musicale che accompagna con naturalezza la nascita di un nuovo cinema.
Tra i brani che emergono si ascoltano “Scoubidou” di Sacha Distel, “Tout l’Amour” di Darío Moreno e “Tu me Donnes (Come Prima)” interpretata da Dalida, che restituiscono il lato più pop e radiofonico della cultura musicale francese del periodo. Accanto a queste canzoni compaiono anche brani strumentali di jazz, tra cui “Campagne Première” di Martial Solal, richiamo diretto alla colonna sonora del film originale di Godard, e “Trinité et Finale” di Jean Constantin, che contribuiscono a ricreare l’atmosfera musicale della Parigi di fine anni Cinquanta.
Il risultato è una colonna sonora che non si limita a evocare nostalgia, ma ricrea l’ambiente culturale in cui quel cinema è nato: quello dei caffè della Rive Gauche, delle discussioni tra cinefili e delle riprese improvvisate per le strade di Parigi. La musica accompagna così il fervore creativo dei giovani registi con la stessa libertà e leggerezza che caratterizza il cinema che stanno inventando.
Con Nouvelle Vague, Richard Linklater firma un film pieno di entusiasmo e amore per il cinema, capace di restituire l’energia creativa di un momento irripetibile e di ricordarci che, quando nasce da passione e libertà, il cinema non invecchia mai.

Perché non guardare Nouvelle Vague
Proprio la scelta più affascinante del film può diventare anche il suo limite. Nouvelle Vague non è pensato per accompagnare lo spettatore passo dopo passo dentro una storia tradizionale: è un film che respira di cinema, di riferimenti, di entusiasmi cinefili. Chi non ha familiarità con quel periodo o con la nascita della Nouvelle Vague potrebbe sentirsi leggermente escluso da alcune sfumature, da certe allusioni o da momenti che il film lascia volutamente sospesi senza spiegazioni.
Il ritmo stesso riflette lo spirito dei film che racconta: irregolare, libero, a tratti quasi improvvisato. Non cerca la tensione narrativa o la progressione drammatica tipica del biopic classico, ma preferisce accumulare momenti, conversazioni, intuizioni creative. Per alcuni spettatori questo approccio può risultare meno coinvolgente o dare la sensazione di assistere più a un processo artistico che a una vera storia.
Anche l’attenzione quasi filologica con cui Nouvelle Vague ricostruisce quell’epoca può apparire, a tratti, più contemplativa che emotiva. Richard Linklater sembra interessato soprattutto a catturare un clima culturale, un modo di pensare il cinema, più che a costruire un conflitto forte o un arco narrativo tradizionale.
In altre parole, Nouvelle Vague è un film che parla soprattutto a chi ama il cinema e la sua storia. Chi cerca un racconto più lineare, con una trama forte e personaggi guidati da grandi svolte drammatiche, potrebbe trovarlo affascinante ma anche un po’ distante. Proprio come certi film della Nouvelle Vague: più da vivere e osservare che da seguire nel senso più classico del termine.
Curiosità
Nouvelle Vague è stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2025, uno dei palcoscenici più prestigiosi del cinema mondiale. La scelta del festival ha anche un valore simbolico: proprio negli anni Sessanta la Nouvelle Vague iniziò a essere riconosciuta a livello internazionale anche grazie alla Croisette.
Dopo la première a Cannes, Nouvelle Vague è stato presentato anche alla Festa del Cinema di Roma 2025, all’interno della sezione dedicata ai titoli più importanti dell’anno.
Per ricreare con precisione l’atmosfera del 1959, il regista Richard Linklater ha studiato documenti e appunti originali della lavorazione di Breathless di Jean-Luc Godard, cercando di ricostruire fedelmente il metodo di lavoro spontaneo e sperimentale della Nouvelle Vague.
Anche lo stile visivo segue questa ricerca di autenticità: il film è girato in bianco e nero, con formato 4:3 e con dialoghi prevalentemente in francese, per avvicinarsi il più possibile all’estetica dei film della fine degli anni Cinquanta.
Nouvelle Vague è una produzione della società francese ARP Sélection ed è arrivato nelle sale cinematografiche italiane il 5 marzo 2026, distribuito da Lucky Red in collaborazione con Bim Distribuzione.
Regia: Richard Linklater Con: Guillaume Marbeck (nel ruolo di Jean-Luc Godard), Zoey Deutch (Jean Seberg), Aubry Dullin (Jean-Paul Belmondo), Adrien Rouyard (François Truffaut), Antoine Besson (Claude Chabrol), Alix Bénézech, Côme Thieulin Anno: 2025 Durata: 106 min. Paese: Francia Distribuzione: Lucky Red e Bim Distribuzione
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