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NIPPON SHOCK #32: Gaiking e il Teschio che Non Abbiamo Mai Dimenticato – Recensione

Nippon Shock Magazine #32: quaranta e passa pagine di nostalgia metallica, paleocontatto alieno e una sigla disco austriaca che non avete mai dimenticato.

C’è un momento preciso nella vita di ogni bambino italiano cresciuto negli anni Ottanta in cui un robottone con un teschio di drago sul petto ha smesso di essere un cartone animato e ha iniziato a essere una filosofia di vita.

Quel momento si chiama Gaiking, e Nippon Shock Magazine #32, uscito in edicola a febbraio 2026 con la puntualità di un samurai e la spudoratezza di un venditore di action figure, ha deciso che era ora di regalargli il monumento che merita. Perché se una sigla disco austriaca è diventata l’inno di una generazione, se un editore ha sviluppato la passione per le civiltà antiche guardando un mecha sparare raggi dal cranio, e se Go Nagai ha visto fregarseli i diritti della sua stessa creatura, allora questa storia ha tutto ciò che serve per diventare leggenda. Mancava solo qualcuno disposto a raccontarla per bene. Eccoli.

Il Teschio che Viene dal Cielo

Nella mitologia giapponese, il Ryū, il drago, non è una bestia malvagia da sconfiggere, ma un guardiano celeste, simbolo di forza primordiale e saggezza cosmica. È l’entità che regge il cielo e domina le acque, che si manifesta tra le nuvole con tuoni e folgori. Ebbene, qualcuno nel 1976 ha preso questo archetipo millenario, gli ha messo un teschio di drago sul petto di un robottone e lo ha lanciato in televisione. Il risultato si chiama Gaiking, ed è esattamente il tipo di follia giapponese per cui vale la pena acquistare NIPPON SHOCK MAGAZINE #32.​

Il Dossier: Paleocontatto e Robot

L’editoriale di Adriano Forgione, editore, CEO di Nippon Shock Edizioni e cacciatore di misteri storici di professione, è forse la cosa più affascinante e straniante dell’intero numero.

Forgione racconta come un robottone con la testa di drago sul petto gli abbia aperto la porta verso la passione per l’archeologia e l’antichità misteriosa, quella di cui si occupa attraverso le sue riviste su xpublishing. È come se qualcuno vi dicesse: “Ho iniziato a studiare i Sumeri grazie a Mazinga Z.” Assurdo? Sì. Affascinante? Assolutamente sì. E coerente con il titolo del primo articolo del dossier: “Gaiking – Il Superobot del Paleocontatto”, un pezzo che mette in fila robot, alieni zeliani e civiltà antiche con la disinvoltura di chi ha già visto tutto.

Go Nagai e il Furto del Secolo

Il dossier non si tira indietro dal raccontare la storia travagliata di Gaiking: l’anime nasce nel 1976 dalla penna di Go Nagai per Toei Animation, ma la casa produttrice rifiutò di riconoscergli i diritti, rimuovendo persino il suo nome dai titoli di testa a partire dall’episodio 22. In pratica: crei un robot iconico, te lo fregano, e poi non lavori con chi te lo ha fregato per vent’anni. Go Nagai è ufficialmente il patron-santo dei creativi sfruttati di ogni epoca. La rivista esplora questa rottura con la sezione “Le Voci della Produzione”, che raccoglie testimonianze dirette dal lato nipponico, regalando contesto a una delle battaglie legali più bizzarre dell’animazione giapponese.

La Sigla Che Non Era una Sigla Italiana

Capitolo sacro. In Italia, Gaiking arrivò nel 1979 con soli 26 episodi sui 44 originali, perché evidentemente qualcuno pensò che la trama tronca fosse un’aggiunta creativa, ma soprattutto senza una sigla italiana. Al suo posto fu usato “It Takes Me Higher” dei Ganymed, un gruppo austriaco di disco music. La rivista ospita addirittura un’intervista esclusiva ai Ganymed, la prima volta che il gruppo parla di questa storia, e già solo per questo NIPPON SHOCK #32 merita un posto nella storia del giornalismo di settore. È il tipo di scoop che nessuno sapeva di voler leggere e che invece si divora.

Manga, Remake e Memorabilia

Oltre al dossier principale, il numero include la sezione “I manga di Gaiking” che ripercorre le varie versioni a fumetti, tra adattamenti fedeli e derive creative e “Il drago d’acciaio cambia pelle”, dedicata al remake del 2005, quello che piacque poco ai vecchi fan e passò inosservato ai nuovi: una di quelle operazioni nostalgia che pensava di cavalcare un’onda ma si ritrovò a fare surf su un ruscello. Completano il quadro le pagine sul memorabilia, per chi ha ancora in casa qualche action figure con il teschio che si apre. E lo sapete che ce l’avete ancora.

Shonen Moderni e Demoni

Dopo esserci riempiti la pancia di metallo e complotti alieni, la rivista cambia marcia e sbatte in faccia al lettore la dura realtà: gli shonen che piacciono ai giovani. A pagina 40 e 46, Andrea Destro si lancia nell’analisi di My Hero Academia e Demon Slayer. Si passa dai supereroi col patentino in piena crisi adolescenziale per la libertà, ai cacciatori di demoni che respirano benissimo ma muoiono malissimo. Un bel salto generazionale che dimostra come la rivista non viva di sola nostalgia.​

Traumi Infantili e Nonsense

Ma siccome Nippon Shock sa che i suoi lettori hanno la cartilagine delle ginocchia che scricchiola, ci ributta subito nel rassicurante abbraccio degli anni Ottanta e Novanta. Mauro Carnevale ci riporta a fare due risate con Dr. Slump & Arale-chan a pagina 56, ricordandoci di quando Akira Toriyama faceva distruggere la Terra da una bambina cyborg che giocava con feci rosa. Subito dopo, Jacopo Mistè e Dario Rotelli ci deliziano con la prima parte di Ushio e Tora (pag. 62), celebrando il demone millenario che minaccia di mangiarti ma in realtà ti vuole un bene dell’anima. Poi arriva la mazzata emotiva a pagina 67: Marco, dagli Appennini alle Ande curato da Desiree Scerri. Praticamente l’iniziazione alla depressione clinica per intere generazioni, magistralmente analizzata per farci piangere di nuovo.​

Cinema, Cavalieri e Masochismo

Per i feticisti del bel cinema d’animazione e del collezionismo home video in alta definizione, c’è un succoso approfondimento su MEMORIES di Katsuhiro Otomo, curato da Cristina D’Auria e Andrea Dentuto a pagina 50. Una vera manna dal cielo per i puristi dell’animazione d’autore. Da lacrime agli occhi anche la presenza di un pezzo firmato da Riccardo Zara a pagina 72, intitolato suggestivamente “Un pezzo di cuore”. Sì, proprio quel Riccardo Zara de I Cavalieri del Re, la cui sola firma vale metà del prezzo di copertina. La rivista si chiude infine con un atto di puro masochismo a pagina 78: la recensione del live-action di Fullmetal Alchemist. Sempre l’eroico Andrea Destro si sacrifica per tutti noi, guardando e analizzando film con attori in carne e ossa che tentano di replicare manga storici, un’operazione che di solito ha lo stesso appeal dell’ananas sulla pizza.​

I Difetti (Esistono, Diciamolo)

Tutto rose e draghi? Quasi. Circa 40 pagine di dossier sono generose per una rivista in edicola a soli €9,90, ma chi conosce già bene la saga potrebbe trovare alcuni articoli introduttivi un po’ scolastici. Il taglio rimane divulgativo più che accademico, il che è una scelta precisa, non una mancanza, ma chi cerca l’analisi critica spietata dovrà accontentarsi di mezzo spuntino. La copertina con il Gaiking moderno (il remake 2005) invece di quello classico ha fatto storcere il naso a qualche lettore storico: comprensibile, considerando che il dossier parla principalmente della serie originale.

Il Verdetto

NIPPON SHOCK #32 è esattamente quello che deve essere: una rivista fatta da appassionati per appassionati, capace di trasformare un robottone degli anni Settanta in un viaggio tra battaglie legali, paleocontatto, disco music austriaca e mitologia del drago. Se Amaterasu, dea del sole nella mitologia giapponese, scendesse dall’Altopiano Celeste e trovasse questa rivista in edicola, probabilmente la comprerebbe. E poi scriverebbe l’editoriale del numero successivo su come i robot la fanno riflettere sull’astronomia antica. Proprio come Forgione.

Voto: 8 teschi di drago su 10. Un punto in meno per la copertina moderna, mezzo punto recuperato grazie ai Ganymed. E un grazie speciale ad Andrea Destro per essersi sorbito il live-action di Netflix.

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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