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My Father’s Shadow – L’ombra del padre che illumina più del sole di Lagos – Recensione

My Father’s Shadow: Quando un giorno a Lagos vale più di mille discorsi elettorali. Al cinema con MUBI l’esordio alla regia di Akinola Davies Jr..

🌪️ Trambusto metropolitano con babbo a rimorchio

Due fratellini, Remi e Aki, escono dalla campagna idilliaca per tuffarsi nel gorgo di Lagos, accolti dal padre Folarin interpretato da un Sope Dirisu che trasuda carisma tormentato. In una giornata densa come vino di palma, tra minibus in panne, strade brulicanti e tensioni politiche del ’93, la famiglia vaga tra parchi giochi, spiagge e bar fumosi, mentre l’annullamento delle elezioni scatena il caos. È un bildungsroman politico visto dagli occhi innocenti dei bimbi, con Godwin Egbo e Chibuike Marvellous Egbo esordienti che rubano la scena con naturalezza disarmante, co-sceneggiato dai fratelli Wale Davies e Akinola Davies Jr..

🎭 Cosa funziona in My Father’s Shadow: Come un minibus: ti porta lontano anche se tossicchia

La regia di Akinola Davies Jr. cattura Lagos con una fotografia che trasforma il caos urbano in poesia visiva, tra surrealismo etereo e rumori discordanti che echeggiano i pensieri infantili. 

Sope Dirisu è immenso, un padre che insegna “Nella vita tutto è sacrificio, devi pregare di non sacrificare la cosa sbagliata”, frase che riecheggia come un monito contro scelte fatali. Le dinamiche fraterne sono crude e toccanti, fisicamente autentiche, quasi come se i Davies avessero rubato pagine dal diario familiare. Il mix di tenerezza quotidiana e turbolenza storica eleva questo esordio a gemma Cannes-worthy, con menzione Un Certain Regard.

Non è il solito dramma africano urlato, ma un sussurro che ti entra sottopelle.

“Nella vita tutto è sacrificio, devi pregare di non sacrificare la cosa sbagliata”

– Folarin

⚠️ Perchè non guardare – My Father’s Shadow: preferire il divano al dramma nigeriano

Se cercate ritmo da action o spiegoni didascalici, questo film vi lascerà con il naso che cola per noia, come le epistassi di Folarin dopo troppe ore ferme. L’opacità finale, tutta da interpretare, potrebbe frustrare chi vuole closure netta, tipo “e vissero felici dopo il colpo di stato”. Il realismo sporco di Lagos, con suoi militari e vino di palma, rischia di appesantire stomaci sensibili alla politica estera. Non per chi fugge dal malinconico, qui il sacrificio paterno pesa come un minibus senza benzina.

💡 Ombre che non svaniscono: l’esordio che ti inchioda

My Father’s Shadow è un viaggio nella memoria storica nigeriana, dove il padre torna spettro per saldare debiti affettivi, premiato ai BIFA per la regia e candidato Oscar UK. Akinola Davies Jr. debutta da maestro, trasformando elezioni annullate in parabola familiare universale. Andatelo a vedere domani nelle sale, prima che l’ombra svanisca: un film che promette futuri capolavori, con un Sope Dirisu da statuetta.

🛡️ Fratelli d’Africa al cinema: non solo machete e caos

Tra i film che squarciano il velo sulle dittature africane, My Father’s Shadow spicca per il suo approccio intimo, lontano dagli spari hollywoodiani di Blood Diamond o dal genocidio da hotel di Hotel Rwanda. Pensate a Lumumba, che ritrae il Congo post-coloniale con urgenza politica, o Ezra, sul trauma dei bambini soldato nigeriani: qui Akinola Davies Jr. opta per il personale contro il collettivo, usando la crisi ’93 come sfondo a un padre-ombra che riaffiora nei ricordi. Non è Beasts of No Nation con i suoi mini AK-47, ma un contrappunto elegante, dove corruzione e militari sono presenze tangibili quanto un gelato di strada. Come in La battaglia di Algeri, il potere corrompe piano, ma Davies lo rende universale, metafora di padri assenti ovunque, dal Biafra a oggi. Una boccata fresca nel pantheon africano, senza retorica da ONG.

Presentato in anteprima italiana nella scorsa edizione di Alice nella Città il film è al cinema dal 6 Febbraio con MUBI.

Regia: Akinola Davies Jr. Cast: Ṣọpẹ́ Dìrísù, Godwin Egbo, Chibuike Marvellous Egbo Anno: 2025 Durata: 94 min Paese: Regno Unito / Nigeria Distribuzione: Mubi

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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