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Murderock – Uccide a passo di danza: Il Blu-ray che infilza la lycra senza pietà, disponibile in Francia – Recensione

Murderock – Uccide a passo di danza: Il Fulci che incontra Flashdance, prende uno spillone da cappellaio e lo conficca nel cuore del giallo italiano. Sì, è assurdo. Sì, funziona più di quanto i suoi detrattori vogliano ammettere.

🔥 Trama e giudizio sintetico: Benvenuti all’accademia: qui si danza fino alla bara

New York, metà anni Ottanta: un’accademia di danza piena di ambizione, sudore, body fluorescenti e ragazze pronte a sgomitare per un posto sotto i riflettori. Poi, come da regolamento non scritto del giallo italiano, arriva un maniaco con guanti, volto occultato e un’arma che non conosce diplomazia: uno spillone lunghissimo piantato dritto nel petto delle ballerine.

La direttrice Candice Norman, interpretata da Olga Karlatos, è tormentata da incubi inquieti e da un uomo misterioso, il modello George Webb (Ray Lovelock), che sembra sbucare dalla realtà con la stessa discrezione di un cadavere nell’armadio. Tra indizi, sospetti, visioni e omicidi coreografati, Fulci imbastisce un giallo nervoso, strambo, spesso sbilenco, ma anche dannatamente personale.

Murderock non è un capolavoro lineare. La sceneggiatura ogni tanto gira su sé stessa come una ballerina con una caviglia slogata, e l’innesto della dance-mania anni Ottanta è così spudorato da sembrare una richiesta del produttore scritta col rossetto su una ricevuta fiscale. Fulci però non si limita a piazzare due stacchetti e a incassare: trasforma il film in un incubo al neon, sospeso fra il giallo classico, lo slasher americano e la febbre sintetica dell’epoca.

Le sequenze di danza possono far sorridere oggi, certo. Lycra, scaldamuscoli, capelli cotonati: sembra che qualcuno abbia rovesciato un negozio di aerobica dentro un delirio omicida. Ma quel contrasto fra corpi esibiti, competizione feroce e morte ritualizzata è precisamente il cuore malato del film.

Il regista guarda il mondo dello spettacolo come guarda tutto il resto: una macelleria con le luci belle.

Olga Karlatos regge il film con una presenza fragile e allucinata, Ray Lovelock porta il suo fascino da bello maledetto fuori tempo massimo, mentre Cosimo Cinieri, Claudio Cassinelli e una giovanissima Silvia Collatina popolano il consueto zoo fulciano di facce ambigue, cadaveri annunciati e gente che avrebbe bisogno di una terapia intensiva prima ancora dell’assassino.

Il risultato è un Fulci di transizione, meno estremo de Lo squartatore di New York e meno metafisico della trilogia horror, ma non per questo innocuo. È il suo ultimo giallo e uno dei suoi ultimi film davvero lussuosi nella messinscena: fotografia morbida, spazi urbani notturni, colori sparati e una logica onirica che tiene insieme le cuciture quando la trama minaccia di cedere.

Voto al film: 6.5/10

Non perfetto, non disciplinato e nemmeno sempre lucido. Ma quando azzecca atmosfera, inquadratura e pulsazione, il film ti porta a ballare sopra una pozza di sangue e non ti lascia più uscire dalla sala.

“A Broadway non muore nessuno per caso. Prima ti applaudono, poi ti spillano.”

Lucio Fulci, probabilmente dopo aver visto un body fucsia troppo da vicino.

👁️ Analisi video: Neon, incubi e lycra: il giallo ha cambiato guardaroba

Artus Films presenta il film in Blu-ray 1080p, tratto da un master restaurato in 2K, nel corretto formato 1.66:1 e durata dichiarata di circa 91 minuti. Non aspettatevi il miracolo digitale di un 4K moderno tirato a lucido con la spazzola per cavalli: qui siamo davanti a un trasferimento HD serio, stabile e rispettoso, non a una di quelle porcherie cerate che fanno sembrare il 35mm una fiction televisiva del pomeriggio.

Il master Artus fa il suo dovere con una pulizia convincente, un quadro compatto e una gestione cromatica che restituisce la fotografia di Giuseppe Pinori senza spararla in orbita. I contrasti sono ben regolati, i neri reggono le scene notturne senza impastare tutto in una zuppa di carbone e i colori anni Ottanta, già di loro capaci di denunciare il proprietario per aggressione alla retina, mantengono una bella vitalità.

La grana è presente in maniera naturale, mai annientata da filtri di riduzione rumore. Ed è bene così: Murderock deve conservare una certa patina filmica, quella morbidezza quasi febbrile che Fulci e Pinori cercavano deliberatamente. Il film è stato fotografato in 35mm con lenti sferiche Zeiss e utilizza parecchia diffusione per ottenere quell’aspetto sognante e velato: chi pretende dettaglio chirurgico su ogni poro ha sbagliato titolo, corsia e probabilmente pianeta.

Qualche limite della sorgente resta inevitabile: leggere oscillazioni, minimi segni residui e una definizione non sempre granitica nelle scene più soffuse. Ma sono difetti fisiologici, non una resa trascurata. Artus non cerca di imbalsamare Fulci sotto una colata di DNR: lascia respirare la pellicola.

Il confronto con il 4K UHD Vinegar Syndrome va fatto senza raccontarsi favole. L’edizione statunitense nasce da una nuova scansione 4K del negativo camera 35mm e propone Dolby Vision/HDR10: sul versante di profondità, gestione delle alte luci, neri e saturazione è inevitabilmente superiore. Il Blu-ray Artus, limitato al SDR e alla risoluzione 1080p, non può competere con quell’arsenale. Ma la differenza non trasforma il disco francese in una VHS recuperata dal cassonetto: resta un Blu-ray molto valido, pulito e cinematografico.

Il 4K americano lo supera, grazie tante: anche una Ferrari supera una Panda. Ma la Panda Artus arriva a destinazione con dignità e senza perdere lo spoiler per strada.

“In questa accademia ti insegnano tre cose: plié, pirouette e come evitare uno spillone nel ventricolo.”

Manuale di danza di Murderock, pagina strappata prima dell’esame finale.
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🔊 Analisi audio: Keith Emerson alza il volume, lo spillone fa il resto

Il disco include le tracce in italiano e francese, entrambe in LPCM 2.0 monofoniche, con sottotitoli esclusivamente in francese rimovibili. E qui bisogna essere chiari: per un pubblico italiano la presenza della lingua nostrana è la notizia migliore dell’intera faccenda.

La traccia italiana è quella che consiglio al pubblico italiano. Non perché il doppiaggio francese sia una condanna medievale, ma perché restituisce al film quella familiarità vocale tipica del cinema di genere italiano dell’epoca. I dialoghi, come spesso accade nel cinema italiano di genere dell’epoca, portano addosso i segni della postsincronizzazione (film girato in lingua inglese); nessuno si aspetti una perfetta integrazione ambientale da demo Atmos. Però risultano nitidi, ben separati e correttamente posizionati nel fronte sonoro.

Il vero motore dell’audio è la colonna sonora di Keith Emerson. Sintetizzatori, pulsazioni rock, tastiere che sembrano arrivare da un’astronave parcheggiata dietro l’accademia di danza: un commento musicale invadente, datato, irresistibile. La musica trova nella traccia italiana una dinamica più viva e una persuasività più efficace, con basso e attacchi che sanno ancora mordere.

Niente surround, niente fuochi d’artificio multicanale, niente elicotteri che vi passano sopra la testa. Ma c’è un mix pulito, coerente e pienamente adeguato a un film del 1984. E per una volta, ascoltare in italiano non è un compromesso patriottico: è semplicemente la scelta giusta.

📀 Analisi extra: Fulci parla dal passato e Casagni affila gli strumenti

Artus Films non riempie il disco di fuffa promozionale, menù animati inutili e trailer riciclati da una cassetta trovata in un autogrill. Punta invece su pochi contributi, ma pertinenti e preziosi per capire il film e il suo autore.

Il pacchetto comprende:

  • Intervista audio con Lucio Fulci (24 minuti), documento d’archivio fondamentale per sentire il regista ragionare sul film e sul suo modo di intendere il thriller e il fantastico.
  • Intervista con Silvia Collatina (25 minuti), che ripercorre il set, l’incontro con Fulci e l’esperienza di una giovanissima attrice già legata all’universo del regista.
  • Intervista con Franco Casagni (8 minuti), il truccatore ed effettista che racconta la progettazione degli omicidi e dello spillone assassino, il vero protagonista non accreditato del film.
  • Diaporama di fotografie e locandine.
  • Trailer originale.

Gli extra non sono sterminati, ma sono ben calibrati. La presenza della testimonianza di Fulci alza da sola il valore archivistico del disco, mentre Casagni offre quella concretezza da reparto effetti che ogni fan del cinema di genere vuole ascoltare: come si costruisce un delitto da cinema senza trasformarlo in una sagra del ketchup.

E non è solo una sensazione: parte di questi materiali d’archivio, comprese le interviste con Franco Casagni, Silvia Collatina e l’audio-intervista a Fulci, è stata recuperata anche dalla successiva edizione 4K Vinegar Syndrome. Segno che Artus ha messo le mani su materiale tutt’altro che ornamentale.

Certo, il confronto con il cofanetto Vinegar Syndrome 4K è impari. L’edizione USA offre commento di Troy Howarth, nuove interviste con membri del cast e della troupe, un approfondimento su Pinori, materiali su Gianfranco Clerici e Augusto Caminito, un saggio video sulla musica di Emerson e un libro di 40 pagine nell’edizione limitata. È un banchetto pantagruelico, mentre Artus serve un’ottima cena.

Ma un Blu-ray non deve per forza fingere di essere la biblioteca di Alessandria. Qui gli extra raccontano qualcosa, hanno un valore storico e non sono messi lì per fare volume.

Pochi, centrati, importanti. Il 4K Vinegar Syndrome è più ricco, ma Artus non esce dal confronto con le tasche bucate.

📦 Box: La trilogia musicale che morì prima del secondo ritornello

Murderock non appartiene alla celebre “Trilogia della Morte” di Fulci, quella composta da Paura nella città dei morti viventi, …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà e Quella villa accanto al cimitero. Qui siamo su un altro binario, più colorato, più commerciale e forse persino più malinconico.

Fulci concepì Murderock – Uccide a passo di danza come primo capitolo di una Trilogia della Musica, una serie di gialli contaminati da sonorità e universi musicali diversi. I titoli progettati erano:

  • Murderock, dedicato al rock elettronico e alle sonorità di Keith Emerson.
  • Killer Samba, mai realizzato.
  • Thrilling Blues, mai realizzato.

Il progetto restò monco, travolto dal peggioramento delle condizioni di salute del regista e da un mercato italiano di genere che stava già iniziando a smontare le impalcature. Una trilogia mai nata davvero, insomma: tre passi di danza, uno spillone e poi il buio. Fulci dichiarò esplicitamente che il film avrebbe dovuto aprire questa “Music Trilogy” che purtroppo per lui e per noi appassionati non ha potuto concludere.

“Quando la musica finisce, resta solo il rumore dello spillone.”

– Murderock, il musical che Broadway non ha avuto il coraggio di produrre.

Conclusioni: Compra il disco e fidati del tuo Cinefilo Brusco

La domanda è semplice: comprare o evitare?

Compra, se ami Lucio Fulci, il giallo italiano anni Ottanta e le edizioni europee che trattano il materiale con cura senza chiederti un mutuo. Artus Films consegna un Blu-ray tecnicamente molto buono, con immagine 2K restaurata convincente, audio italiano presente e consigliato, extra selezionati con intelligenza e piena compatibilità Region B con i lettori italiani.

Aspetta o punta al 4K Vinegar Syndrome, se pretendi la resa visiva più avanzata possibile, HDR, scansione 4K da negativo, tonnellate di approfondimenti e sei disposto a importare. Quella è l’edizione tecnicamente definitiva oggi, con un salto evidente sul piano del video e un comparto supplementi mastodontico.

Ma non liquidiamo questa Artus come una soluzione di serie B. È una bella edizione di un film sporco, pop, malato e troppo spesso trattato come il parente imbarazzante della filmografia fulciana. Murderock non chiede venerazione religiosa: chiede di essere guardato per quello che è, un giallo folle con ambizioni da musical, incubi da horror e un regista che ancora sapeva accendere la macchina da presa come una miccia.

Verdetto del Cinefilo Brusco: promosso con sangue, synth e scaldamuscoli.
L’Artus Films è un Blu-ray da collezione per il fulciano serio. Non è il massimo assoluto disponibile nel mondo, ma è un disco onesto, ben fatto e decisamente più vivo di tante edizioni patinate che si vendono come restauri e invece sembrano cadaveri truccati male.

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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