Ricky è tornato sia per la grande, somma gioia dei suoi incalliti aficionados sfegatati che per il “dolore” dei suoi odiatori ostinati
Ebbene, (non) perdonate tal nostro tono confidenziale desueto. Altresì adatto e però in linea con l’eversivo spirito provocatorio del protagonista e “interprete” assoluto del suo nuovissimo, già contestato dai benpensanti e ostracizzato dalle coscienze borghesi più recalcitranti, spettacolo comico, intitolato Mortality. Immesso su Netflix lo scorso martedì 30 Gennaio 2025. Ovvero l’irrefrenabile e controverso Ricky Gervais.
Ex presentatore storico dei Golden Globes (ivi peraltro da lui stesso citati, nel finale, in continuazione e parodiati in maniera dissacrante). Apprezzato “allestitore”, in primissima linea attore principale e sapido metteur en scène delle amate serie tv The Office e After Life. Puntualmente, dopo le sue teatrali (in ogni senso) performance cabarettistiche, financo in senso lato caratteristiche, di SuperNature & Armageddon – per la regia di John L. Spencer – ritorna sul palcoscenico nell’imperdibile, a prescindere dai vostri gusti, speciale suddetto.
Esibendosi a briglia sciolta senza freni inibitori, comme d’habitude d’altronde. In uno scoppiettante monologo “aggressivo” da celeberrimo stand-up comedian che non le manda a dire. Concernente stavolta la caducità della nostra miserabile esistenza. La fallace, patetica e inattingibile ricerca della felicità. Perfino a che vedere con l’utopia disumanamente triste della perpetua agonia di chi brama penosamente la longevità impossibile.
Secondo la sinossi ufficiale di Netflix – sottostante da noi testualmente trascrittavi, pertinente e quanto mai sintetica – ecco su quali argomenti verte principalmente Mortality…
“Parla di vita, morte e della situazione nel mondo in uno special brutalmente onesto che non risparmia nessun argomento, nemmeno la sua stessa mortalità.”
I temi principali affrontati
Gervais, ridacchiando sardonicamente e in modo compiaciuto lui stesso, sbevacchiando fra un divertito, forse non sempre riuscito e/o appieno divertente, sketch e l’altro, incalza senza mai “demordere” e con mordace grinta istrionica. Inizia a sproloquiare nel suo mood, ripetiamo, consuetamente irrefrenabile.
- Sul labile confine fra disabilità psicofisica e sanità mentale.
- Andando poi repentinamente a parare sulla pericolosità dei social. Da lui addirittura, naturalmente d’iperbole grottesca, reputati paradossalmente il virtuale covo dei futuri serial killer repressi. Ché sfogano le lor ire dietro le apparenze più irreprensibili e al contempo vigliacche. Aggregati come sono nel “covo” ignoto di fittizie identità false. A loro volta, similmente a delle matriosche, riunite e biecamente celate nel fantomatico vuoto (anti)vitale e “virale” d’un luogo astratto a base di persone asociali per antonomasia.
Al che inveisce contro l’intelligenza artificiale. Si scaglia contro la conclamata omosessualità esagerata, a suo avviso, di Elton John. Prende in giro anche sé stesso. Denudando le sue debolezze da uomo, sì, ricco e privilegiato. Eppur, come tutti i comuni mortali – or giochiamo spropositatamente, anzi, spiritosamente di parole – codardo, ipocrita, umorale, (a)normale e tragicamente immor(t)ale.
Distillando, comunque da indiscusso paroliere, unico e inimitabile padrone della scena e delle sue scenette sia esilaranti che per taluni indigeste. Ficcanti ma a tratti deboli e risapute gag da lui dette altrove probabilmente con più classe. Sciorinando a velocità supersonica battute a raffica sovente onestamente eccessive e talvolta fuori luogo ai limiti della censura e del cattivo gusto più indifendibile. Deflagrando in espressiva forma scatologica e “volgare” ai massimi livelli. Culminando implacabile nell’apoteosi di freddure e umoristiche “oscenità”. Che i suoi fan irriducibili ritengono geniali. Mentre i suoi detrattori le considerano irremovibilmente delle sconce idiozie banali.

Cosa funziona in Mortality
Mortality è un world tour mondiale di Gervais. In tal occasione, Gervais, su perfetto montaggio di Jon Blow, filmato a Dublino per l’immissione di tal appuntamento particolare sulla succitata piattaforma streaming, dà libero sfogo alla sua debordante verve illimitata. Non temendo nessuna mortalità di sorta, no, buonista moralità contenuta.
Allineato invece in toto alla sua eccentricità poliedrica. Per molti irresistibile e contagiosa, per altri, ripetiamo, assai fastidiosa. Gervais è così. Dunque inutile obiettarne o contestarlo, prendere o lasciare, come si suol dire. Ha perennemente l’ardire di non calmare la sua verace parlantina vorace. A costo di sbandare, sballare e troppo “sbraitare”.
Ma il divertimento è assicurato, statene pur certi. Se in quest’ennesima sua “recita” molto colorita vi lascerete trasportare e abbandonare… Accantonando ogni remore al riguardo.

Perché non guardare Mortality
Come sopra accennatovi, se in molti momenti, Mortality intrattiene e francamente suscita risate a crepapelle, secondo il nostro parere è però meno convincente rispetto ad altre “rappresentazioni” di Gervais.
In quanto, Gervais quivi ricicla e mutua sol parzialmente, più che altro stancamente e poco originalmente, naturalmente, molte sue celebri battute già per l’appunto sentite. Da lui pronunciate in migliori circostanze maggiormente efficaci e leggiadre.
Ok il politicamente scorretto, ma diciamo gergalmente che vi va troppo pesante. Appesantisce ancor più il tutto con forzature inaccettabili.
Disponibile dal 30 dicembre su Netflix.
Regia: John L. Spencer Con: Ricky Gervais Anno: 2025 Durata: 59 min Paese: Regno Unito Genere: Stand-up / Commedia Distribuzione: Netflix
Daruma View