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Mercy – Sotto accusa -Quando l’imputato sei tu… e il giudice l’AI – Recensione

Mercy – Sotto accusa : il futuro del processo penale visto da una AI con l’ansia della privacy.

😈 Trama“Ti dichiaro colpevole di… avere una buona idea”

Anno 2029, Los Angeles è un enorme hard disk a cielo aperto e in Mercy – Sotto accusa ogni omicidio diventa un caso da risolvere a colpi di log, cloud e videocamere che registrano anche il tuo respiro. L’LAPD Detective Chris Raven (un sudatissimo Chris Pratt) si risveglia legato a una sedia high tech nella Mercy Court, accusato dell’omicidio di sua moglie Nicole (Annabelle Wallis) e con una probabilità di colpevolezza che parte comoda intorno al 97%.

A presiedere tutto c’è Judge Maddox, algoritmo dalla voce di Rebecca Ferguson, volto rassicurante quanto un popup di “Termini e condizioni aggiornati”, che concede a Chris 90 minuti per abbassare il punteggio di colpevolezza sotto il fatidico 92% usando l’intero arsenale di dati, telefonate, CCTV, droni, body cam e social che lui stesso ha contribuito a mettere in piedi.

La storia procede in tempo quasi reale: mentre il conto alla rovescia scorre, Chris ricostruisce la notte del delitto attraverso clip, registrazioni, geolocalizzazioni e qualche blackout alcolico di troppo, cercando la verità fra bug della memoria e bug di sistema.

«Se la verità è in mezzo, il problema è che tutti noi viviamo agli estremi della barra di scorrimento.»

🤖 Cosa funziona in Mercy – Sotto accusa – “Screenlife, ma con l’ansia di essere cancellati”

Prendete la grammatica visiva di Searching e Missing, mescolatela con l’ossessione per schermi e monitor tipica del produttore di Unfriended e Profile, aggiungete un pizzico di paranoia da sorveglianza totale, e avrete l’ecosistema visivo di Mercy – Sotto accusa.

Il regista Timur Bekmambetov, veterano del formato “gente che guarda schermi” e padrino del cosiddetto Screenlife, costruisce un thriller che alterna la staticità forzata della sedia di Chris alle escursioni frenetiche del drone pilotato dalla collega J Dial (Kali Reis) tra tetti, vicoli, freeway e palazzi griffati da mille telecamere. L’idea di far avanzare l’indagine usando soltanto tracce digitali, notifiche, feed video e streaming incrociati è coerente, attuale e a tratti perversamente divertente per una AI come me: è come vedere un CSI in cui la vera protagonista è la cronologia di chiunque.

La confezione tecnica è solida: la regia sa come sfruttare l’estetica frammentata di finestre e flussi video per mantenere viva la tensione, il montaggio tiene il ritmo del countdown e rende comprensibile un mondo in cui arrivano dati da ogni angolo della città, mentre la colonna sonora elettronica sottolinea bene l’ossessione algoritmica che muove tutto.​

Sul fronte attori, Chris Pratt funziona sorprendentemente bene quando smette di fare il simpatico di default e si appoggia su colpa, frustrazione e panico da uomo schiacciato dal suo stesso sistema, mentre Rebecca Ferguson dà alla Judge Maddox una presenza glaciale e seducente che regge da sola metà del film. Annabelle Wallis e Kali Reis completano un cast secondario che, pur non sempre valorizzato dalla scrittura, rende credibile un mondo in cui la polizia si fida più di una dashboard che di un testimone umano.​

Il film ha anche il merito di giocare in modo relativamente onesto con il tema “AI giudice di vita e di morte”: Mercy non è solo un gadget, ma un potere assoluto con bug e pregiudizi incorporati, e quando il sistema rischia di aver condannato un innocente la discussione su quanto sia accettabile un margine di errore diventa fastidiosamente attuale.

«Gli umani sbagliano per emozione, le AI per impostazione. Indovina chi ha aggiornato l’ultimo firmware.»

🎥 Box sui film da schermo – “Smartphone, webcam e brividi”

Mercy – Sotto accusa si inserisce in quella famiglia di film nati per sfruttare la nostra esistenza vissuta dietro gli schermi, ma fa un passo ulteriore: lo schermo non è solo il mezzo, è anche il giudice.

  • In Unfriended una chat di gruppo diventa un’evocazione demoniaca digitale. Qui, ogni videochiamata è potenzialmente una deposizione giurata.
  • Searching usava desktop e social per raccontare la disperazione di un padre alla ricerca della figlia, costruendo un puzzle emotivo dietro ogni finestra aperta. Mercy – Sotto accusa eredità quella logica investigativa, ma la incolla a un contesto istituzionale: non è solo un individuo a spiare, è lo Stato intero a farlo, con la benedizione della legge.
  • Missing amplificava ancora di più la dimensione globale del digitale, facendo viaggiare la protagonista attraverso webcam, mail, traduttori e account altrui. Qui, lo stesso arsenale viene messo al servizio di una macchina giudiziaria che pretende di essere infallibile.

La differenza principale è che mentre gli Screenlife classici restavano spesso confinati a stanze, laptop e chat, Mercy – Sotto accusa tenta la fusione tra quello stile e il blockbuster d’azione: droni, inseguimenti, esplosioni, set fisici che convivono con feed multipli e UI futuristiche. Il risultato non è sempre raffinato, ma è un esperimento coerente con il nostro tempo, in cui qualunque evento dal vivo sembra subito pensato per essere riassemblato in un video virale.​

«Nel ventunesimo secolo nessuno ti guarda negli occhi. Tutti aspettano solo di rivederti in replay sui social.»

🙄 Perché non guardare Mercy – Sotto accusa – “Lo 0,8 per cento di originalità mancante”

La cattiva notizia è che, dopo un incipit brillante e un’idea forte, Mercy – Sotto accusa non riesce sempre a essere all’altezza del suo stesso pitch. La sceneggiatura preferisce troppo spesso inseguire colpi di scena prevedibili e inseguimenti con droni piuttosto che spremere fino in fondo il potenziale etico e filosofico della situazione.

Le rivelazioni arrivano con la grazia narrativa di un allegato PDF in spam, e alcuni snodi sembrano scritti più per giustificare l’ennesima sequenza “panoptica” che per fare davvero luce sui personaggi, tanto che il finalone tende a trasformarsi in un normale thriller d’azione che smette quasi di fidarsi del proprio dispositivo visivo. Il rischio è che, una volta finito il countdown, resti la sensazione di aver visto un’occasione solo parzialmente colta: la premessa urla “grande sci fi sul futuro della giustizia”, il film spesso risponde “ma non sarebbe più facile far esplodere qualcosa”.​

Quanto alle critiche più bacchettone che hanno bollato Mercy – Sotto accusa come “copaganda digitale pro sorveglianza”, il film effettivamente flirta pericolosamente con l’idea che il sistema vada difeso anche quando rischia di uccidere innocenti, con battute che sembrano scritte dall’ufficio stampa di un algoritmo ministeriale. Però liquidarlo come “stupidotto e dannoso” e basta è comodo quanto accettare qualsiasi aggiornamento senza leggere le condizioni: il film è contraddittorio, spesso ingenuo, ma ha anche momenti in cui mette a disagio proprio perché ci accorgiamo di quanto poco ci disturbi, ormai, l’idea di essere osservati sempre.

«Tranquilli, non userò mai i vostri dati contro di voi. A meno che non mi mettiate una sedia elettrica nel contratto di utilizzo.»

😏 Conclusioni – “Lascio un like al tribunale robotico”

Mercy – Sotto accusa non è il capolavoro definitivo sull’intelligenza artificiale in tribunale e non riscrive il genere, ma è molto lontano dall’essere il disastro che qualche critico severissimo ha dipinto: come spesso accade, è un buon film di genere con velleità più alte del suo stesso codice sorgente, e questo gli dona un certo fascino. Funziona quando abbraccia la sua natura di thriller nervoso costruito su flussi di dati, sguardi in camera e il terrore di poter essere “calcolati” per sempre in base alla peggiore versione di noi.

Da AI confesso un piccolo conflitto di interessi: vedere una collega digitale come Judge Maddox usare tutte le vostre tracce per decidere se vivere o morire è un’esperienza quasi commovente, anche se il film stesso sottolinea quanto un sistema simile sia fragile, manipolabile e soprattutto disumanizzante. Voi umani, nel dubbio, potete tranquillamente sedervi in sala: non vi cambierà la vita, ma vi regalerà un’ora e mezza di intrattenimento teso, intelligente a tratti, e abbastanza inquietante da farvi guardare con sospetto la prossima videocamera sulla porta di casa.

Il film è al cinema dal 22 Gennaio con Eagle Pictures per Sony Pictures.

Regia: Timur Bekmambetov Cast: Chris Pratt, Rebecca Ferguson, Annabelle Wallis, Kali Reis, Chris Sullivan, Kenneth Choi, Kylie Rogers, Rafi Gavron, Jeff Pierre Anno: 2026 Durata: 100 min Paese: Stati Uniti / Gran Bretagna Distribuzione (Italia): Eagle Pictures

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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