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La mattina scrivo – Vita, Morte e Miracoli di uno Scrittore Precario – Recensione

La mattina scrivo: Quando molli un lavoro sicuro per la letteratura e finisci a tagliare l’erba ai vicini pur di pagarti il caffè ☕️💸

🎥 Trama – L’Inchiostro Finito nel Trita-Documenti

Il nostro eroe (o vittima sacrificale, dipende dai punti di vista) è Paul Marquet, interpretato da un clamoroso Bastien BouillonPaul, dall’alto dei suoi quarant’anni, compie l’insano gesto che ogni editor milanese ci sconsiglia caldamente: molla il posto fisso per fare lo scrittore a tempo pieno. Spoiler: i risparmi finiscono prima ancora che lui trovi la rima giusta o l’aggettivo perfetto.

Basato sul libro dello scrittore Franck Courtès, intitolato À pied d’œuvre, il nuovo film di Valérie Donzelli ci trascina nel fango della gig economy. Paul finisce iscritto a un’app di lavoretti, svuotando cantine e decespugliando prati per elemosinare i soldi dell’affitto, mentre la ex moglie (Valérie Donzelli stessa) e il padre ingombrante (André Marcon) lo guardano con l’affetto misto a pena che si riserva solitamente ai casi clinici irrecuperabili.​

“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia con uno scrittore in casa è disperata a modo suo.”

– liberamente tratto da Anna Karenina di Lev Tolstoj

Cosa funziona in La mattina scrivo – La Nobiltà della Bolletta Scaduta

Il film, non a caso premiato a Venezia per la miglior sceneggiatura, trionfa perché ti sbatte in faccia la cruda verità senza i filtri Instagram dei booktoker. Donzelli filma l’agonia della pagina bianca con la sadica precisione di un correttore di bozze che ti segna di rosso ogni singolo congiuntivo. Bastien Bouillon regge la pellicola sulle sue spalle curve, portando in scena una recitazione così nevrotica e rassegnata che sembra aver davvero ricevuto l’ennesima lettera di rifiuto prestampata da una major editoriale italiana.

La sceneggiatura (scritta a quattro mani con Gilles Marchand) è affilata come una scure, evita abilmente il patetismo e preferisce un’ironia amarissima: la discesa di Paul nella precarietà non è romanzata, è un’autopsia a cuore aperto di chi cerca disperatamente di comprarsi il tempo per pensare in un mondo che ti paga solamente a cottimo.​

A questo scempio esistenziale si aggiunge una lucidissima e spietata critica al caporalato digitale delle app, un girone infernale dove il sudore umano viene scarnificato da perfidi algoritmi e recensioni stellate. Assistiamo al trionfo dell’indifferenza: committenti col portafoglio a fisarmonica che ti pagano in noccioline per spaccarti la schiena, arrogandosi poi il diritto divino di stroncarti l’esistenza con un feedback negativo se non hai sorriso abbastanza mentre spalavi il loro letame.

La regista disseziona con precisione chirurgica questa grottesca guerra tra poveri, una drammatica asta al ribasso in cui gli emarginati si scannano per vincere l’ambito premio di farsi sfruttare per due spiccioli in croce. In questo tritacarne sociale la solitudine di Paul diventa il ritratto di un’intera classe di invisibili ai margini della società, anime in pena che faticano a trovare anche solo un briciolo di solidarietà umana in un mondo che ha felicemente barattato l’empatia con la spietatezza di una notifica push.​

“È una verità universalmente riconosciuta che uno scrittore in possesso di una buona trama debba essere in cerca di un pasto caldo.”

– liberamente tratto da Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen

Perché non guardare La mattina scrivo – La Puzza di Formaggio Francese e Indie Snob

Se siete di quelli che pensano che fare lo scrittore significhi bere Martini a bordo piscina circondati da fan in delirio, statene alla larga per il vostro bene psicologico. Il minuscolo difetto di La mattina scrivo è che a tratti inciampa nel classico compiacimento d’Oltralpe: quella fastidiosa tendenza a trasformare la povertà in un esercizio di stile radical chic. Virginie Ledoyen, nei panni di Ailce, è piazzata lì quasi per ricordarci che stiamo guardando cinema francese d’autore, e in un paio di snodi la lentezza della regia rischia di farvi venire voglia di andare voi stessi a falciare il prato del vicino pur di vedere un po’ di sana azione ritmata. Se soffrite d’ansia da estratto conto in rosso, vi servirà un ansiolitico potente prima della visione.​

“Il Grande Fratello vi sta valutando con una stella su cinque per come avete svuotato la cantina.”

– liberamente tratto da 1984 di George Orwell

🎭 Conclusioni – Il Bonifico Che Non Arriverà Mai

La mattina scrivo è un gioiello di masochismo cinematografico che noi scribacchini disillusi non possiamo che applaudire con le mani sporche di inchiostro e di terra. È un film che prende a schiaffi l’idea romantica dell’artista maledetto, sostituendola magistralmente con quella dell’artista povero in canna che deve combattere con le recensioni degli utenti sull’app per aver montato male una mensola IKEA. Uscirete dalla sala con una gran voglia di scrivere finalmente il Grande Romanzo del Secolo o, con molta più probabilità, di inviare in preda al panico il vostro curriculum aggiornato a un call center di provincia.​

“Mi spezzo ma non mi pubblico.”

– liberamente tratto da Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway

🌀 Extra – Scrittori su Celluloide: I Massimi Sistemi della Macchina da Presa

Se l’indigenza del buon Paul vi ha stuzzicato, sappiate che il cinema è letteralmente infestato da autori che se la passano malissimo, vittime dei loro stessi demoni di carta. Partiamo dalle basi cliniche: Jack Torrance, il monumentale protagonista interpretato da Jack Nicholson in Shining di Stanley Kubrick. Il buon Jack ci ha insegnato magistralmente come il blocco dello scrittore si curi benissimo con un’accetta affilata e un isolamento forzato in alta montagna, un metodo che sicuramente alleggerisce lo stress editoriale.

E che dire del povero Barton Fink dei Fratelli Coen? Il film è un capolavoro di frustrazione creativa dove l’arrivo a Hollywood si trasforma letteralmente in un inferno: i muri dell’hotel sudano colla, i vicini sono serial killer e la macchina da scrivere diventa uno strumento di tortura medievale. L’angoscia della pagina bianca non è mai stata così vischiosa e appiccicosa.

Infine, come potremmo mai scordare il caposaldo dell’ansia da fandom, Misery non deve morire? In quella pellicola indimenticabile, l’infermiera Annie Wilkes, incarnata da una spaventosa Kathy Bates, rappresenta esattamente l’Es di quello che ogni editor o lettore ossessivo vorrebbe fare a un autore che si azzarda a cambiare i piani della saga: sequestrarlo e rompergli le caviglie con una mazza per costringerlo a far risorgere il proprio beniamino di carta. Insomma, il cinema ci avverte da decenni e lo fa senza sconti: se volete scrivere, preparatevi al sangue, alla follia clinica o, peggio di tutto, all’inferno del lavoro precario sottopagato.

Il Ghostwriter Disperato

Al cinema da giovedì 5 Marzo con Teodora Film.

Regia: Valérie Donzelli Cast: Bastien Bouillon, Virginie Ledoyen, André Marcon, Marie Rivière, Adrien Barazzone, Claude Perron Anno: 2025 Durata: 92 min. Paese: Francia Distribuzione: Teodora Film

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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