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Klara e il sole, un robot ci insegna ad essere umani – Recensione

Klara e il Sole: dal romanzo di Kazuo Ishiguro allo schermo, Taika Waititi ci proietta in un futuro dove il Sole ha qualcosa di divino, i robot imparano ad amare e gli esseri umani rischiano di andare in tilt

In un futuro non troppo lontano, la tecnologia ha trasformato profondamente la società e persino il modo di vivere l’infanzia. Klara (Jenna Ortega) è un’Artificial Friend, un’amica artificiale progettata per accompagnare i ragazzi. Alimentata dall’energia solare, osserva il mondo con una curiosità disarmante e una capacità di stupirsi che sembra appartenere a un’altra epoca.

Quando viene scelta da Josie (Mia Tharia), una ragazza fragile e alle prese con una condizione di salute preoccupante, Klara decide di fare tutto ciò che è in suo potere per aiutarla. Si affida al Sole, che considera una presenza benevola capace di intervenire dove la scienza e gli esseri umani sembrano non poter arrivare.

Ma mentre Klara cerca di comprendere le persone che la circondano, saranno proprio loro, con le proprie contraddizioni, a mettere in discussione il confine tra ciò che è artificiale e ciò che chiamiamo umanità.

Cosa funziona in Klara e il sole

La cosa che ci ha conquistati è il modo in cui Klara e il Sole ci invita a guardare il mondo attraverso gli occhi della protagonista. Taika Waititi traduce sullo schermo le parole di Kazuo Ishiguro costruendo un universo in cui realtà e surrealismo si mescolano con naturalezza. Klara osserva tutto con una curiosità disarmante, si stupisce delle piccole cose e cerca significati anche dove noi, ormai, vediamo soltanto la solita routine. Insomma, mentre noi passiamo le giornate con lo sguardo sul telefono, lei riesce ancora a meravigliarsi del mondo.

Il ritmo alterna momenti leggeri, a tratti surreali, ad altri di maggiore intensità emotiva. L’ironia accompagna anche le situazioni più assurde, ma sotto la superficie divertita si nascondono interrogativi tutt’altro che leggeri. Del resto, se in film come Metropolis, Il mondo dei robot (Westworld), Blade Runner e Terminator, le macchine intelligenti appartenevano a un futuro che sembrava lontanissimo, oggi quella fantascienza bussa decisamente più forte alla nostra porta.

L’intelligenza artificiale è entrata nella quotidianità e certe domande non sembrano più così improbabili. Forse, più che temere ciò che le macchine potrebbero diventare, dovremmo preoccuparci di ciò che noi esseri umani rischiamo di diventare attraverso di esse.

Jenna Ortega è una Klara irresistibile: curiosa, tenera e a tratti buffa, senza mai scivolare nella macchietta. Lavora molto sulla gestualità, sugli sguardi e sulle pause, dando vita a una protagonista che conserva qualcosa di ingenuo e disarmante, ma anche una sorprendente intensità emotiva. Non deve necessariamente capire tutto: spesso le basta osservare per mettere in difficoltà chi le sta intorno. Anche Amy Adams offre un’interpretazione intensa, segnata da fragilità e inquietudine. Il loro rapporto si muove tra affetto, aspettative e paure, in un mondo familiare dove non sempre le parole riescono a dire quello che davvero si prova.

E poi c’è il Sole, che per Klara non è soltanto una fonte di energia, ma una presenza quasi sacra, una sorta di interlocutore silenzioso al quale affidare le proprie speranze. Waititi traduce questa convinzione in immagini, facendo della luce una presenza emotiva e simbolica. Klara crede che il Sole possa aiutare Josie e agisce seguendo questa fede con una dedizione assoluta. Può sembrare ingenua, persino stravagante, ma in fondo chi non ha mai sperato in qualcosa di apparentemente impossibile pur di salvare qualcuno a cui vuole bene?

Ed è qui che Klara e il sole trova uno dei suoi spunti più interessanti: una creatura artificiale, programmata per accompagnare gli esseri umani, finisce per mostrare loro qualcosa che sembrano aver dimenticato. Klara non conosce tutte le regole della vita, ma ne coglie la bellezza, le imperfezioni e le contraddizioni. Perché forse non è la perfezione a rendere preziosa un’esistenza, ma proprio tutto ciò che non possiamo prevedere, controllare o programmare.

Perché non guardare Klara e il Sole

Il limite principale di Klara e il Sole potrebbe essere proprio nelle aspettative che porta con sé, soprattutto per chi conosce il romanzo di Kazuo Ishiguro. Taika Waititi sceglie di raccontare questa storia attraverso una sensibilità più giocosa e surreale, alternando momenti di leggerezza a passaggi emotivamente intensi. Una scelta che non sempre trova il giusto equilibrio: a tratti, l’ironia smorza quella sottile inquietudine che rende il racconto tanto affascinante.

Rispetto al libro, inoltre, il film semplifica alcuni aspetti della vicenda e attenua la riflessione sulle disuguaglianze sociali, sulla fragilità umana e sul confine tra ciò che ci rende persone e ciò che ci rende sostituibili. Anche il finale, più consolatorio rispetto a quello del romanzo, cambia il peso emotivo della storia, lasciando meno spazio a quella malinconia che continua a lavorare dentro il lettore anche dopo aver chiuso il libro.

Non significa che un adattamento debba necessariamente essere fedele in ogni dettaglio, ma che certe trasformazioni dovrebbero restituire qualcosa di altrettanto potente. Qui, invece, qualche sfumatura si perde. E forse è proprio questo il piccolo rammarico: Klara e il Sole emoziona, ma avrebbe potuto osare di più, fidandosi maggiormente del silenzio, delle ambiguità e delle domande senza risposta. Perché non sempre una storia ha bisogno di rassicurarci per arrivare al cuore.

Taika Waititi e la sfida dell’adattamento

Dopo aver attraversato registri molto diversi, dalla comicità irriverente di What We Do in the Shadows alla satira di Jojo Rabbit, fino allo spettacolo pop di Thor: Ragnarok, Waititi si confronta con un materiale più intimo e malinconico.

Il regista ha raccontato di essersi imbattuto nel romanzo di Kazuo Ishiguro quasi per caso, in una libreria d’aeroporto. «Mi sono innamorato del libro», ha dichiarato alla Festa del Cinema di Roma, «conquistato soprattutto dalla protagonista e dal suo modo di guardare il mondoo» La sfida, nel passaggio dalla pagina allo schermo, era proprio riuscire a restituire quella prospettiva così particolare, filtrata dagli occhi di una creatura artificiale.

Il merito della sua operazione non sta nell’inventare lo sguardo di Klara, che appartiene già al romanzo di Ishiguro, ma nel cercare di trasformarlo in esperienza visiva. Klara e il Sole alterna concretezza e suggestione, lasciando che la percezione della protagonista modifichi il modo in cui guardiamo ciò che accade.

Non sempre l’equilibrio tra delicatezza, surrealismo e ricerca della commozione è perfetto, ma è proprio nella costruzione dell’atmosfera e nel ritmo che si riconosce la mano del regista. Waititi non rinuncia alla propria sensibilità, pur confrontandosi con una storia che richiede misura e ascolto. Il suo intento, del resto, non era realizzare semplicemente un film sull’intelligenza artificiale, ma raccontare la condizione umana attraverso gli occhi di chi umano non è.

Conclusioni:

Klara e il Sole parla di intelligenza artificiale, ma in fondo ci accompagna verso una domanda molto più antica: che cosa ci rende davvero umani?

Forse non è la capacità di ragionare o di trovare sempre una risposta, ma il modo in cui sappiamo prenderci cura degli altri, la fiducia che riponiamo in qualcosa di più grande di noi e il coraggio di amare senza sapere cosa ci aspetta.

Klara guarda il mondo con occhi nuovi, si stupisce, si affeziona, spera. E mentre cerca di capire gli esseri umani, finisce per ricordarci qualcosa che spesso dimentichiamo: la bellezza dei piccoli gesti, la forza di un sentimento sincero, il valore di esserci per qualcuno. Ci fa sorridere, ci intenerisce e, senza troppo rumore, ci lascia qualche domanda dentro.

È un film imperfetto, con qualche passaggio forse troppo esplicito, ma capace di arrivare al cuore. Perché forse il cuore non è ciò che ci rende umani, ma ciò che siamo capaci di donare. Anche quando nessuno ci ha programmati per farlo. E qualche volta, per ritrovare un po’ di meraviglia, basta guardare il mondo con gli occhi di chi lo vede per la prima volta.

Curiosità: Le parole dei protagonisti alla Festa del cinema di Roma

  • Taika Waititi e lo sguardo di Klara. Il regista ha raccontato di essersi innamorato del romanzo di Kazuo Ishiguro dopo averlo trovato casualmente in una libreria d’aeroporto. A conquistarlo è stato soprattutto il modo in cui la protagonista osserva il mondo da una prospettiva diversa, capace di mettere in luce le fragilità degli esseri umani e il loro bisogno di sentirsi accettati, anche con le proprie imperfezioni.
  • Jenna Ortega e le connessioni umane. L’attrice ha sottolineato come l’intelligenza emotiva e l’entusiasmo di Klara siano fondamentali per il personaggio. Come ha spiegato: «È bello che riesca a spingere le persone a ricreare delle connessioni umane e non artificiali». Un paradosso che racchiude il cuore del film: una creatura artificiale che, anziché allontanare le persone, le aiuta a ritrovarsi.
  • L’omaggio a Federico Fellini. Per immaginare Klara, Waititi si è ispirato a Giulietta Masina ne Le notti di Cabiria: una figura capace di conservare tenerezza e fiducia nonostante le delusioni. Un riferimento che aiuta a comprendere la sensibilità con cui Jenna Ortega interpreta una protagonista ingenua, ma mai priva di profondità.
  • Waititi e la paura dell’intelligenza artificiale. A margine della presentazione romana, in un’intervista ad Adnkronos, il regista ha espresso una preoccupazione molto concreta: «La mia paura più grande è che le persone perdano il lavoro nel cinema e nelle industrie creative». Per Waititi, l’intelligenza artificiale dovrebbe essere uno strumento al servizio della creatività umana, non un sostituto. Una riflessione che acquista un significato particolare proprio in un film che ci invita a interrogarci sul confine tra artificiale e umano.

Klara e il sole è stato presentato in anteprima alla 21ª Festa del Cinema di Roma (2026), nella sezione Grand Public, alla presenza del regista Taika Waititi e della protagonista Jenna Ortega. È arrivato nelle sale cinematografiche italiane il 22 ottobre 2026, distribuito da Eagle Pictures.

Regia: Taika Waititi Con: Aran Murphy, Jenna Ortega, Amy Adams, Steve Buscemi, Natasha Lyonne, Mia Tharia, Simon Baker, Antonia Prebble, Michelle Ang, Harry Greenwood, David Fane, Bronwyn Bradley, Peter Feeney, Ana Scotney, Carmel McGlone, Jesse Griffin Anno: 2026 Durata: 116 min. Paese: Regno Unito, USA Distribuzione: Eagle Pictures

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