Jim Henson’s Labyrinth — Bestiario: Ci sono operazioni editoriali fatte per riempire scaffali, e altre fatte per ricordarti che il cinema fantastico, quando aveva un po’ di coraggio, costruiva mondi veri con materiali veri. Edito e distribuito in Italia da Edizioni NPE.
Il tomo in oggetto sta decisamente nella seconda categoria: non è un gadget da fan, ma un oggetto che prova a rimettere ordine nel caos artigianale di Labyrinth senza ridurlo a merchandising travestito da cultura.
Un mondo che pesa
Il bello del libro è che non tratta Labyrinth come una reliquia da venerare in silenzio, ma come un sistema vivente, con le sue creature, le sue gerarchie, i suoi angoli malsani e le sue strane logiche interne. Non c’è l’atteggiamento da “vediamo insieme quanto era carino questo film”: qui c’è l’ambizione di catalogare, sezionare e fissare su carta un universo che, per sua natura, dovrebbe sfuggire alle definizioni troppo pulite.
Ed è giusto così. Perché Labyrinth non è mai stato un prodotto pulito. È una macchina immaginaria fatta di teatro, musica, inquietudine, burattini, desiderio e stranezza. Pretendere di raccontarlo con un libricino addomesticato sarebbe un insulto. Questo bestiario, invece, ci prova davvero.
Il volume è organizzato in modo enciclopedico: si parte dal mondo di Labyrinth, poi si passa alla panoramica dei luoghi del Labirinto e alle varie categorie di personaggi, visitatori, avventurieri, protettori, corte di Jareth, goblin e figure del “labirinto di Yore”. Ogni voce è costruita come una scheda: introduzione narrativa, descrizione fisica e funzione nel Labirinto, con testi sintetici ma sufficientemente approfonditi e un forte supporto visivo. Non è un libro di bozzetti o concept art in senso stretto, ma un bestiario illustrato con tavole di Iris Compiet e prefazione di Toby Froud, quindi punta più sull’espansione dell’immaginario che sul materiale di produzione.
“Il classico volume che, se lo apri, non scatta neanche la nostalgia: scatta la vertebra.”

La materia prima di Jim Henson’s Labyrinth
Ma veniamo alla parte che interessa davvero a chi colleziona: la fisicità. Non i pixel educati, non il fantasy sterilizzato da computer, ma la gloriosa materia che si tocca con gli occhi.
La sua intuizione più forte è una: l’universo di Henson non vive solo nei personaggi, ma nella loro fisicità. Le creature non sono “idee” da commentare con aria ispirata; sono oggetti scenici, presenze costruite, corpi assemblati. E il volume lavora proprio su questo livello, restituendo peso, texture e identità a tutto ciò che nel film era già tangibile e quasi sporco di officina.
Le illustrazioni di Iris Compiet non fanno da semplice cornice. Servono a ribadire che si sta parlando di mostri veri, non di decorazioni fantasy da poster. Ogni figura sembra avere una dignità zoologica, come se fosse stata finalmente strappata al ruolo di comparsa per entrare in un catalogo serio. La prefazione di Toby Froud, poi, aggiunge quella patina di legittimità genealogica che rende l’operazione ancora più interessante: non è semplice nostalgia da collezione, è trasmissione di memoria.
Anche la confezione gioca la sua parte: il formato cartonato e la resa delle tavole trasformano il volume in un oggetto da libreria, non in una semplice pubblicazione da consultazione.
Per chi volesse inquadrare meglio il lavoro dell’illustratrice, vi rimandiamo al sito ufficiale di Iris Compiet.
“Il digitale ti dice che possiedi tutto. La carta, più onestamente, ti chiede spazio sullo scaffale.”
Per chi colleziona davvero
Se sei uno di quelli che compra ancora libri, edizioni fisiche, volumi illustrati e oggetti da esporre invece di limitarsi a “salvare” file in una cartella, qui c’è pane per te.
Bestiario ha il tipo di presenza che giustifica l’acquisto: non è solo contenuto, è oggetto. Oggi questa differenza vale parecchio, perché il mercato è pieno di prodotti che sembrano libri ma nascono già con l’odore del riempitivo.
Questo volume invece ha una funzione precisa: allungare la vita del film fuori dallo schermo, trasformandolo in qualcosa da consultare, mostrare, conservare. Non è poco. Anzi, è esattamente quello che dovrebbe fare un buon volume legato a un classico del fantastico.
“Morale: non è un libro da leggere. È un libro da tenere lontano dalle mani sudate.”

Dove non sbaglia
Il libro non cade nella trappola peggiore di questo tipo di uscite: non cerca di essere “per tutti”. E per fortuna. Funziona meglio proprio perché si rivolge a chi Labyrinth lo conosce, lo ama e vuole vedere fino a che punto il suo ecosistema è stato pensato, costruito e continuato sulla pagina.
Questa è la sua forza: non semplifica l’immaginario per renderlo più vendibile. Lo lascia strano, stratificato, un po’ storto, come deve essere. E oggi, francamente, è quasi un gesto di resistenza.
“E sì, ogni tanto conta anche avere un mostro stampato bene.”
Giudizio finale su Jim Henson’s Labyrinth
Detta brutalmente: se cercavi un compendio innocuo, hai sbagliato scaffale; se cercavi una piccola reliquia cartacea, sei nel posto giusto.
Jim Henson’s Labyrinth — Bestiario è il tipo di libro che non compra chi cerca una lettura “facile”, ma chi vuole un’estensione fisica di un mondo che non ha mai smesso di essere affascinante e inquieto. È un volume solido, intelligente, ben pensato e soprattutto coerente con l’anima del film: artigianale, barocco, leggermente febbrile.
I labirinti migliori non servono per trovare un’uscita. Servono per avere una buona scusa per entrarci ancora una volta.
Scheda Tecnica:
Autore: Bende S.T., Compiet Iris, Henson Jim
Editore: Edizioni NPE – CollanaClouds
Formato: volume 20,3×25,4 cm cartonato a colori, 160 pagine
ISBN: 9788836273072
Lingua: Italiano
Prezzo: 25,00 euro
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