incontro-stampa-lee-sang-il-kokuho-roma-copertina
Home / CINEMA / Kokuho di Lee Sang-il – L’Estetica del Sacrificio a Roma

Kokuho di Lee Sang-il – L’Estetica del Sacrificio a Roma

Ecco il resoconto definitivo e senza censure dell’anteprima e incontro stampa di Kokuho – Il maestro di kabuki, scritto con la delicatezza di chi è abituato a riscuotere il pizzo. Un’analisi spietata dove celebriamo l’arte sublime del maestro Lee Sang-il e condanniamo le mancanze di rispetto di un’organizzazione logistica degna di un clan dilettante.

Proiezione in Stile Interrogatorio

Il film, che Tucker Film ha il fegato di portare in sala dal 30 aprile, è un capolavoro visivo e sonoro che ti entra nelle ossa. Eppure, per i soliti 10-15 scappati di casa della stampa, l’anteprima è stata confinata nella “sala tinello” del Cinema 4 Fontane, uno stanzino che ai miei tempi a Kabukicho avremmo usato per far parlare i debitori insolventi. Nonostante lo schermo asfissiante, il regista ha incantato con l’uso del montaggio alternato per creare un “pubblico onnisciente”, mostrando contemporaneamente l’attore sul palco e il rivale fuori dal teatro.

Lee Sang-il ha persino ribaltato la prospettiva classica per farci sentire sulla pelle il sudore della tensione scenica: la macchina da presa assume spesso il punto di vista dell’attore che fissa la platea, denudando la sua anima. Come recita una battuta del film che suona come un perfetto e minaccioso avvertimento mafioso: “c’è sempre qualcuno che ci guarda…”.

“Ci hanno rinchiusi in un tinello romano per guardare l’infinito. La prossima volta mi porto il tirapugni, magari riesco a farci dare uno schermo generoso con i capolavori della mia madre patria.”

Reclutare Nuove Leve

Proprio come le nostre famiglie mafiose devono svecchiare i ranghi, anche il kabuki in Giappone ha il problema di sembrare un mondo chiuso e inaccessibile ai giovani. Per abbattere questo muro di diffidenza e attirare facce nuove nei teatri, Lee Sang-il ha furbamente scelto un cast di attori famosi e dal volto fresco. Questa capacità di sapersi rinnovare è la dimostrazione del dominio culturale giapponese, un soft power che sta ormai spazzando via la vecchia egemonia americana senza sparare un singolo colpo.

Il regista ha sottolineato con fierezza come l’Occidente intero, dalla Francia all’America, si sia arreso alla nostra superiorità strategica. Non esportiamo più solo cinema o manga per ragazzini, ma abbiamo imposto un’intera mentalità a livello globale, espandendoci persino nella cultura dell’alimentazione: un’occupazione di territorio spietata e silenziosa che nessun clan rivale è riuscito ad arginare.

“Gli occidentali pensano di aver vinto la guerra culturale. Nel frattempo, noi gli vendiamo il sushi a 50 euro e li facciamo pure sentire fortunati. Scacco matto.”

incontro-stampa-lee-sang-il-kokuho-roma-01
Lee Sang-il a Roma

Yakuza e Kabuki a Confronto

Durante l’incontro, è emerso chiaramente come il nostro mondo criminale e il teatro tradizionale condividano la stessa rigidità formale. Entrambi si reggono su rituali inviolabili, regole ferree e un profondo disgusto per le intrusioni di chiunque provenga dall’esterno.

C’è una lezione di schietta brutalità nel film, quando il boss della Yakuza muore e ordina imperativamente al figlio: “non distogliere lo sguardo“. È la stessa ferocia emotiva che governa il palcoscenico, esaltata in modo folle nella scena reiterata del piede che batte l’acqua: un identico, ossessivo gesto tecnico usato per esprimere due stati d’animo diametralmente opposti di fronte allo spettro della morte.

Elemento DistintivoVia della YakuzaArte del Kabuki
Motore emotivoSi nutre dell’adrenalina e della violenza estrema, simile al brivido sanguinoso dei gladiatori del Colosseo .Smuove i cuori unicamente attraverso la ricerca maniacale e assoluta della bellezza .
Gestione del luttoLa morte di un boss scatena vendette letali e brutali lotte di potere nei bassifondi .La scomparsa del padre diventa un’immagine di tragica “bellezza” impressa indelebilmente negli occhi dell’attore .

“La differenza tra uno Yakuza e un attore di kabuki? Entrambi ti tagliano a fette, ma l’attore lo fa con un’eleganza tale che quasi ti commuovi mentre sanguini.”

Costumi Inediti e Atmosfere Livide

Per esaltare questo concetto di bellezza, la fotografia gioca su contrasti violenti, partendo da un grigiore quasi livido per poi esplodere in un’illuminazione utopica nei momenti di estasi. Il regista ha persino preteso la creazione di costumi su misura non previsti dalla tradizione, come nella scena in cui Kikuo balla ubriaco sul tetto. Serviva un abito che trasudasse rancore verso il mondo del teatro, un’emozione “sporca” che i sarti del kabuki non avevano mai dovuto cucire addosso a nessuno.

“Cucire addosso il rancore puro. Da noi basta un cappotto macchiato di sangue in un vicolo, ma a teatro, giustamente, servono sarti di un certo livello.”

Dita Mozzate per il Traduttore

Il disonore più grande si è consumato sulla domanda cruciale riguardante il sacrificio. Lee Sang-il aveva spiegato che Kikuo e il suo maestro si sacrificano non solo per la gloria, ma per un’ossessione “delirante” e patologica di creare un’arte mai vista prima. L’interprete italiano ha invece appiattito questa lucida follia da samurai con un impiegatizio “il sacrificio è fondamentale oltre al talento”, un affronto al sensei che nel mio clan gli sarebbe costato all’istante la falange del mignolo.

Questo censore di emozioni ha pure avuto l’ardire di omettere del tutto le vittime collaterali di tale cieca devozione. Il sensei aveva ricordato come, sull’altare dell’arte, venga sacrificata persino la figlia dell’attore, condannata a non vivere mai un vero rapporto con suo padre. Sangue del proprio sangue cancellato senza pietà per raggiungere la perfezione sul palco, un dettaglio crudele e vitale che il traduttore ha insabbiato come uno sgherro da quattro soldi che occulta le prove.

“Tradurre male un sensei è come sbagliare clamorosamente bersaglio in un agguato. Prima o poi, c’è sempre qualcuno che deve pagare il conto al boss.”

Un’Imboscata nell’Atrio

L’ultimo sgarbo organizzativo è stato confinare l’incontro con il regista nell’atrio del cinema, rigorosamente senza un microfono e quasi la metà dei giornalisti presenti in piedi. Parliamo di un maestro che, dopo tre mesi di riprese, ha speso ben nove mesi in post-produzione solo per curare maniacalmente il suono di ogni singolo fotogramma, e noi lo facciamo parlare nell’ingresso senza microfono. Per fortuna, in mezzo al disastro logistico, sono riuscito a compiere la mia personalissima estorsione: registrare l’incontro per una trascrizione fedele, farmi autografare il DVD del suo cult Hula Girls e portarmi a casa la celebre foto di rito.

“Nove mesi a curare minuziosamente l’audio in sala di montaggio, per finire a parlare senza microfono nell’ingresso del cinema, tra i popcorn. In Giappone, per molto meno, si fa seppuku.”

Kokuho – Il maestro di kabuki è al cinema dal 30 Aprile con Tucker Film.

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

Guarda anche

kokuho-maestro-kabuki-recensione-film-copertina

Kokuho – Il maestro di Kabuki: Il Sangue Yakuza macchia il Teatro – Recensione

Kokuho – Il maestro di Kabuki: Un’analisi cruda e spietata del capolavoro di Lee Sang-il. …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.