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Hokum – Check-in all’Inferno, con servizio in camera a base di traumi – Recensione

Hokum: Un Adam Scott distrutto prenota in un b&b irlandese dove il wi-fi prende malissimo, in compenso i rimorsi hanno una ricezione a cinque tacche. 🛎️💀

🎥 Trama – Vacanze Irlandesi con l’ansia

Il nostro caro Ohm Bauman, interpretato da un Adam Scott con la faccia di uno che non dorme dai tempi della prima comunione, decide che l’Irlanda rurale è il posto perfetto per elaborare il lutto e curare il blocco dello scrittore. Sbagliato in pieno.

L’idea geniale di spargere le ceneri dei genitori nel posto della loro luna di miele lo porta inevitabilmente a fare amicizia con forze oscure parecchio invadenti. Damian McCarthy dirige questo macello emotivo chiamato Hokum sapendo perfettamente come far marcire la carta da parati e la mente del protagonista contemporaneamente.

Non è un horror sui fantasmi rumorosi: è un trattato su come rovinarsi la vita in vacanza pagando pure il supplemento di ansia per la suite nuziale infestata.

“Se cerchi relax, vai alle terme. Se cerchi lo spettro di tua madre che ti fissa dal minibar, abbiamo la stanza giusta per te.”

– (Opuscolo turistico scartato dalla Pro Loco locale)

✅ Cosa funziona in Hokum – L’intonaco scrostato dell’anima

La cosa migliore di questo film è l’atmosfera viscosa che ti si appiccica addosso fin dai titoli di testa. L’hotel non è un semplice set di cartapesta, è un molosso asmatico che respira sul collo di Ohm. È impossibile non pensare al senso di isolamento dello Shining di Stanley Kubrick, ma dove all’Overlook Hotel c’era un gelo simmetrico e monumentale, qui McCarthy ci regala un’angoscia più umida, rurale e orgogliosamente folk, che funziona alla grande.

E poi c’è Adam Scott, favoloso nel ricordarci che la depressione e il senso di colpa sono spaventosi quasi quanto una fattucchiera incazzata con un conto in sospeso. L’ansia è costruita benissimo, lavora di sottrazione, trasuda dal folklore irlandese e ti fa sospettare anche dei battiscopa. Il regista si conferma un architetto del disagio psicologico, uno che ha capito bene che i mostri peggiori non abitano sotto il letto ma nella nostra cronologia dei traumi rimossi.

“Ho visto writer’s block molto meno disastrosi, tipo George R.R. Martin che fissa una pagina bianca da dodici anni senza evocare demoni in reception.”

– (Un critico a caso sulle sfortune editoriali di Ohm)

❌ Perché non guardare Hokum – Quando il cliché inciampa sul tappeto

Tutto perfetto quindi? Nemmeno per sogno. Ogni tanto il regista si ricorda di stare girando un film di genere e inizia a barare in modo spudorato. I cliché abbondano e vengono usati come binari per far camminare una sceneggiatura che, in certi punti, puzza di pigrizia.

La forzatura più ridicola arriva giusto prima dello scontro finale con l’allegra streghetta. Il nostro genio della letteratura Ohm potrebbe benissimo aggirare il problema, prendere il cattivo di turno alle spalle e chiudere la faccenda. Invece no.

Decide per un piano cervellotico e inutilmente rischioso che serve esclusivamente a giustificare gli ultimi venti minuti di minutaggio e a farci arrivare col fiatone al climax. E qui il paragone con Shining si fa impietoso: se la follia di Jack Torrance esplodeva con una logica narrativa ineluttabile, le scelte idiote di Ohm sembrano scritte bendati pur di arrivare allo spavento finale. Logica saltami addosso e fammi male.

🌀 Extra – Trip Advisor dell’orrore: altri hotel dove perdere la ragione

Se Hokum vi ha fatto venire voglia di disdire l’Airbnb, sappiate che il cinema è pieno di strutture ricettive dove il check-out non è garantito.

Ovviamente il re indiscusso resta l’Overlook Hotel di Shining, il capostipite assoluto dei resort dove le vacanze in famiglia finiscono ad asciate e deliri psicologici. Ma non c’è solo il capolavoro di Kubrick.

Pensate a 1408, dove John Cusack passa un’intera notte a combattere non contro mostri ma contro una stanza d’albergo malevola che gli vomita addosso i suoi stessi fallimenti in loop. Oppure a Barton Fink dei fratelli Coen, che non è un horror puro ma ci fa vedere l’Hotel Earle come un purgatorio scrostato in cui lo scollamento mentale dello scrittore protagonista diventa letteralmente sudore e colla fusa.

E se volete l’isolamento claustrofobico misto a un senso di colpa paralizzante, The Night (2020) ci butta un’intera famiglia in un hotel da cui è impossibile uscire finché i segreti non vengono confessati. L’ospitalità è sopravvalutata, fidatevi.

🎭 Conclusioni – La mancia lasciatela sul comodino (se sopravvivete)

Nonostante le sue ingenuità e le scivolate nel già visto, Hokum è un gran bel giro di giostra. Un horror elegante, malato, recitato con un cinismo splendido e capace di farti guardare sotto il letto prima di dormire.

Quando arriveranno i titoli di coda, probabilmente controllerete due volte che la porta della vostra camera sia davvero chiusa. E se la reception vi offrirà un upgrade gratuito… forse sarà il caso di rifiutare.

Il film è al cinema dal 5 Agosto con Lucky Red.

Regia: Damian McCarthy Con: Adam Scott, David Wilmot, Austin Amelio, Florence Ordesh Anno: 2026 Durata: 101 min. Paese: Irlanda, Stati Uniti Distribuzione: Lucky Red

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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