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Finché morte non ci separi: il Bluray che ti spara a vista, disponibile all’estero dal 2020 – Recensione

Finché morte non ci separi: Un’edizione estera che salva il salvabile per il mercato italiano, perfetta per una luna di miele rosso sangue.

🔥 Trama e Giudizio: Matrimonio, pallottole e ricchi bastardi

ScappaGet Out è il parente che tutti tirano fuori per sentirsi intelligenti, ma Finché morte non ci separi gioca un’altra partita e, semmai, siede più volentieri al tavolo di The Hunt, con meno veleno politico puro e più gusto per la ghigliottina servita con il sorriso.​

Il film sfotte l’America benestante con una cattiveria niente male, anche se non affonda il coltello con la rabbia sociale dei titoli più feroci del genere. Però il bersaglio lo prende eccome, perché sa divertirsi mentre spara, e questa non è una dote da poco in un cinema pieno di satire che si credono profonde e finiscono per sembrare un comizio in smoking.​

Qui invece si corre, si soffre, si ride male, e soprattutto si assiste alla metamorfosi di una sposa che parte come agnellino da cerimonia e finisce come reduce di guerra uscita da un catalogo splatter d’alta classe. Quando Grace si ritrova sporca di sangue, armata fino ai denti e abbastanza lucida da specchiarsi nel proprio disastro, il film capisce di aver creato un’immagine che resta appiccicata addosso come il fango sotto le unghie. E la scena del pozzo con il chiodo, diciamolo senza girarci intorno, è una di quelle che fanno bestemmiare anche il telecomando.​

Gran parte del merito è di Samara Weaving, che qui non recita, azzanna. Ha carisma, faccia giusta, tempi comici perfidi e quell’aria da cerbiatta nel mirino che si trasforma poco a poco in una furia bionda pronta a far saltare il banco dell’aristocrazia impazzita. In controluce, tra ville sontuose, rituali ridicoli e ricchi completamente scollegati dal mondo reale, c’è anche una stoccata a un’America tronfia e marcia, non lontana da quella raccontata pure da Cena con delitto.

Tolte le allegorie, resta la cosa più importante: il film funziona maledettamente bene. Mischia horror e commedia nera senza fare la figura del cuoco ubriaco che rovescia tutto in pentola, e anzi trova un equilibrio raro, sporco, brillante. Poi arriva il finale, spalanca i rubinetti dello splatter e chiude la faccenda con il ghigno di chi sa benissimo di aver apparecchiato un massacro da applausi.​

Voto? Un sette e mezzo cattivo, di quelli che non fanno filosofia ma ti lasciano il segno sulla pelle.

“Non fidarti dei suoceri col portafoglio gonfio e la balestra in mano, ti fregano sempre alla prima di nozze.” 

(dal film recensito)

👁️ Analisi Video: Tagliente come un’ascia nel buio della magione

Passiamo alle cose serie e parliamo del disco, un’edizione d’importazione olandese targata 20th Century Studios. Il quadro video in alta definizione è solido e tagliente come un coltello da macellaio. Le atmosfere scure della magione sono rese con un livello del nero profondo, capace di non affogare i dettagli nelle ombre.

I colori caldi a lume di candela contrastano magnificamente con il rosso cremisi del sangue che schizza ovunque nelle inquadrature. La compressione è gestita con mestiere e regala un’immagine pulita e priva di fastidiose sbavature digitali. Non è un disco in altissima risoluzione con l’incredibile spinta luminosa delle uscite più recenti, ma questo Bluray fa il suo sporco lavoro con grande dignità visiva.

🔊 Analisi Audio: Urla, fucilate e un DTS italiano col fiato corto

Mettiamo subito le carte in tavola per i puristi dell’impianto casalingo. La traccia italiana si ferma a un compresso 5.1 DTS. Sia chiaro, i dialoghi sono nitidi e la dinamica fa saltare sulla sedia durante gli agguati improvvisi, ma manca quella spinta tellurica che i bassi avrebbero meritato nelle sequenze più concitate.

Se volete davvero sentire le ossa spezzarsi e le armi tuonare in tutto il salotto dovete selezionare la traccia originale inglese in 5.1 DTS HD Master Audio. Lì la spazialità diventa aggressiva e claustrofobica, avvolgendovi del tutto nel delirio della caccia. La nostra lingua si difende, ma l’inglese vince a mani basse la lotta per la sopravvivenza sonora.

📀 Analisi Extra: I segreti sporchi e sanguinolenti dei Le Domas

Qui il disco si difende meglio del previsto, altro che contenuti messi lì per fare tappezzeria. Il pezzo forte è il making of Che i giochi abbiano inizio: La realizzazione di Ready or Not, un documentario di circa 42 minuti spezzato in tre tronconi, che entra abbastanza bene nel ventre della produzione senza limitarsi alla solita passerella promozionale.

La prima parte lavora sulle origini del progetto e sull’identità del collettivo registico Radio Silence, mettendo a fuoco il taglio estetico del film e il motivo per cui questo matrimonio infernale abbia una faccia così precisa. La seconda, che è anche la più corposa, si concentra sulla famiglia Le Domas, sul cast principale, sui costumi, sulle armi e sul modo in cui ogni personaggio è stato costruito come una variazione di lusso marcio e follia dinastica. La terza apre il cofano dell’orrore e mostra il lavoro sugli effetti pratici, sul sangue, sulle trovate visive e su tutta quella meccanica da massacro aristocratico che regge il film.

Poi c’è il commento audio con i registi e Samara Weaving, ed è uno di quei supplementi che non stanno lì a prendere polvere come un soprammobile funebre. Il tono pare rilassato, complice, spesso spiritoso, e restituisce bene l’idea di un set dove si lavorava sul serio ma senza il muso lungo del cinema “importante”; qualche concetto torna rispetto al documentario, vero, però resta una traccia che aggiunge sapore e carattere all’edizione.

Le papere sono il classico contorno da fine festa, tra errori, risate, battute andate a sbattere e linguaggio non proprio da collegio svizzero. Non cambiano la vita, ma aiutano a vedere il rovescio giocoso di un film che sullo schermo ti lancia addosso sangue, isteria e parenti che andrebbero denunciati all’anagrafe.

Più marginale ma comunque gradevole la galleria fotografica, divisa tra immagini dal set e materiali legati ai giochi della famiglia Le Domas. È il classico extra da spulciare una volta, ma almeno ha un minimo di identità e non sa di riempitivo pescato dal cestino. Chiude il pacchetto il trailer red band, cioè il bonus più prevedibile del lotto, simpatico ma non decisivo.

Insomma, riscrivendolo come si deve: gli extra non sono enciclopedici, ma neppure mosci. C’è abbastanza carne al fuoco da promuovere il comparto supplementi con una pacca ruvida sulla spalla: non un’edizione da santificare, ma nemmeno la solita bara vuota travestita da collector’s item.

Conclusioni: Da mettere in libreria, ma guardatevi le spalle all’altare

L’edizione Blu-ray d’importazione oltre le Alpi di Finché morte non ci separi è il modo più sensato per godersi questa perla nera a casa nostra. Il video regge molto bene l’oscurità e l’audio originale è una fucilata nelle orecchie, anche se la traccia italiana resta confinata nel regno del DTS liscio. Gli extra sono una mezza delusione, ma il film da solo vale il prezzo del biglietto intero.

“Adesso la vera scommessa non è sopravvivere alla famiglia Le Domas, ma capire se con l’uscita del secondo film al cinema questo titolo troverà finalmente spazio anche nel nostro mercato. Perché, diciamolo, il matrimonio con le edizioni italiane spesso finisce peggio di quello raccontato nel film.

Comprate questo disco e mettetelo in collezione, ma guardatevi sempre le spalle dai parenti acquisiti.​

📦 Box Extra: Samara Weaving, la sposa biondo sangue

La vera marcia in più della pellicola porta il nome di Samara Weaving. Nipote del celebre attore Hugo Weaving, qui l’attrice dimostra di avere un carisma pazzesco. Da pecorella smarrita si trasforma in una furia vendicativa e iconica. Una eroina moderna che si mangia la scena a ogni inquadratura e vi farà tifare per lei dal primo all’ultimo secondo.

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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