Home / RECENSIONI / Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire – Recensione del film di Gus Van Sant con Bill Skarsgård e Al Pacino a Venezia 82

Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire – Recensione del film di Gus Van Sant con Bill Skarsgård e Al Pacino a Venezia 82

Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire: Una tragica storia vera e vivida di rapimento e riscatto, sul filo del rasoio e del grilletto, del fucile puntato alla gola e della suspense più mozzafiato, una rabbiosa, turbinosa vicenda esplosiva ed “estorsiva” di rivoluzione socio-epocale, culturalmente trasgressiva, tanto glaciale quanto commoventemente emozionale. Un capolavoro istantaneo e magistrale, girato da Van Sant in modo sesquipedale. 

Ebbene, dall’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, recensiamo uno dei film, a nostro avviso, più meritevoli tra quelli visionati in anteprima in questa meravigliosamente straordinaria kermesse: Dead Man’s Wire, giunto sui nostri schermi col titolo Il filo del ricatto, magnifico opus del grande, veterano Gus Van Sant (Scoprendo ForresterElephantWill Hunting – Genio ribelle). Che però non concorse per il Leone d’Oro, poiché posizionato, sicuramente, Fuori Concorso, quando invece possedeva tutti i crismi per gareggiare nella selezione maggiore. Probabilmente, la scelta di inserirlo altrove dipese da questioni principalmente strategiche: Van Sant, di comune accordo coi distributori, optò per una diversificata linea promozionale…

Qual è, effettivamente, il significato del titolo originale? Gergalmente, Dead Man’s Wire è un’espressione a noi italiani pressoché sconosciuta, ma assai famosa negli States: letteralmente corrisponde a «il filo dell’uomo morto». Nella cultura americana, “traslata”, ha la valenza di un imponderabile evento che si finge d’ignorare, celandone l’esistenza in una realtà lapalissiana e compromettente. Nel film, l’espressione assume contorni aderenti alla sua accezione non metaforica: attiene all’incredibile verità e va dunque presa spaventosamente alla lettera.

Opera vertiginosa e spiazzante, derivata da tantissimi film similari eppure originale nel suo sviluppo narrativo magmatico, vulcanico, magneticamente irresistibile, che non concede un sol attimo di tregua, tenendoci incollati allo schermo dal primo all’ultimissimo dei suoi novantacinque minuti tesi e compatti. Dead Man’s Wire è un’opera indipendente e memorabile, strepitosamente diretta da un Van Sant ispirato, riabilitatosi dopo alcune prove cineastiche forse non eccelse; prove che però, a dispetto di qualche perdonabile passo falso, ne hanno lasciata immutabilmente, integralmente inconfutabile la nomea.

Una magnifica pellicola scritta originariamente dall’eccellente Austin Kolodney che, traendo spunto da un vecchio e allucinante fatto di cronaca nera, l’enuclea ed eviscera, adatta e mutua, visivamente coadiuvato poi da un Van Sant maestoso che ricompone, viviseziona, reinventa e scompone attraverso uno script essenziale e calibrato in maniera ineccepibile, come una macchina ad orologeria oliata in ogni ingranaggio.

L’agghiacciante e al contempo (mal)sana storia narrataci, con descrittivo e inventivo puntiglio romanzato, è sinteticamente la seguente, da noi delineatavi concisamente per evitare sorprese poco gradite: altrimenti vi sveleremmo dettagli imprescindibili alla risoluzione finale di questo rocambolesco, stupefacente e sto(r)ico avvenimento realmente accaduto, che Van Sant ha filmato, lo rimarchiamo, con eleganza e sensibile tocco da vendere.

Siamo nella desolata, labirintica e convulsa Indianapolis del 1977 e assistiamo, in maniera concitata, all’inizio di una giornata palpitante in cui l’onesto cittadino Anthony Kiritsis, detto Tony (un impressionante, mai così bravo Bill SkarsgårdNosferatuLe strade del male), spericolatamente fa irruzione in una banca e prende in ostaggio il suo ex “amico” e funzionario Richard Hall (Dacre MontgomeryStranger Things). Secondo Tony, Richard non avrebbe ottemperato al suo compito d’intermediario in un’operazione commerciale di primaria rilevanza. Anzi, l’avrebbe viscidamente ingannato. Tony aveva acquistato a una cifra assai cospicua un appezzamento terriero ma, a causa della cattiva gestione dell’affare da parte di Richard, imperdonabilmente colpevole a suo avviso di non averne attratto investitori in grado d’aiutarlo a pagarne il mutuo, viene ora minacciato di pignoramento dalla stessa banca a cui aveva chiesto il prestito.

Tony, allucinato, rapisce a sorpresa e “a tradimento” Richard, dopo averlo approcciato inizialmente con falsa cordialità. Gli punta un fucile a canne mozze alla gola, poi glielo lega a doppio filo collegato col grilletto della stessa arma, e lo trascina forzatamente in un luogo nascosto, asserragliandovisi e minacciando a tamburo battente le forze dell’ordine accorse nelle immediate vicinanze. Le ricatta via radio col walkie-talkie, annunciando aggressivamente che, se non si provvederà quanto prima a sbrogliare l’imbroglio, truciderà a sangue freddo Richard.

Tony riesce perfino a mettersi in contatto col suo idolo radiofonico Fred Temple (Colman Domingo), chiedendo a quest’ultimo di poter sfruttare la sua popolarità per d(on)argli un’eco salvifica presso il popolo, qualcuno alla pari di lui, umiliato, capace di comprenderne la folle disperazione. Tony parla poi al telefono col padre di Richard, ML (Al Pacino in un cammeo fulminante, la cui presenza è un esplicito omaggio a Quel pomeriggio di un giorno da cani).

Come andrà a finire questa sarabanda di colpi di scena, tensione alle stelle e situazioni dinamitarde, ove da un momento all’altro, in un battibaleno repentino, potrebbe, come si suol dire, e qui è quanto mai pertinente, scapparvi il morto ammazzato?

Cosa funziona ne Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire

Secco, girato in stile Seventies per omaggiare la New Hollywood e chiaramente il cinema del grande Sidney Lumet (autore del film appena citato), fra zoomate, split screen e macchina a mano, Il filo del ricatto non è un capolavoro ma un bijou. Una piccola, gigantesca opera figlia di un veterano sempre più maturo, impeccabile regista necessario che non vogliamo giammai perdere.

Perché Van Sant, anche ritraendo questa semplicissima storia “vera”, filtrata, catturata e reinventata secondo la sua poetica, è unico. Per l’occasione si è inoltre avvalso dei robusti contributi del direttore della fotografia Arnaud Potier e delle musiche (in)calzanti di Danny Elfman. Dirige un comparto attoriale che non sbaglia un colpo: oltre agli inappuntabili Bill Skarsgård, Montgomery, Domingo e Pacino, si fa notare anche l’apparizione di Kelly Lynch e la prova, non appariscente eppure gustosamente misurata, di un ritrovato Cary Elwes (Robin Hood – Un uomo in calzamaglia).

Perché non guardare Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire

Be’, Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire è un film “già visto”: come già accennato, apparentemente somiglia a tante pellicole affini e potrebbe a prima vista apparire convenzionale, financo banale. Ma è nello stile di Van Sant, senza fronzoli eppure sobriamente ricco di tocchi magici d’autore, nel gioco travolgente di sublimi sguardi degli attori, nella sua (con)geniale mistura di action e sensazionale dramma a fosche tinte, che splende di magnificenza impagabile. Intrattiene, emoziona a non finire, e nel finale commuove e induce all’applauso seduta stante. Avercene di film così, altroché!

Il film è al cinema dal 19 febbraio con Bim Distribuzione.

Regia: Gus Van Sant Cast: Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Colman Domingo, Myha’la, Cary Elwes Anno: 2025 Durata: 108 min Paese: USA Distribuzione italiana: Bim Distribuzione

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

Guarda anche

365-haiku-recensione-libro-copertina

365 Haiku – A ogni giorno la sua poesia: un anno di Giappone in tre versi – Recensione

365 Haiku – A ogni giorno la sua poesia: Tra appuntamenti, bollette e promemoria che …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.