Apex: Una vorticosa, avventurosa caccia da capogiro e al cardiopalma fra monti pietrosi, acquitrini boscosi e fiumi in piena! Strapiombi vertiginosi come l’apoteotica bellezza da togliere il fiato della sua eroina, Charlize Theron.
Fiumi serpenteschi, granitiche pareti montagnose e panorami spettacolari: ma il film s’arrampica sugli specchi, affoga in modo rovinoso o si sbriciola, perdendo compattezza lungo il suo aspro percorso irto d’ostacoli narrativi impossibili da “scalare?”
Oggi disaminiamo una novità uscita su Netflix che ha subito attratto la nostra curiosità. Dunque ci siamo immantinente lanciati nella sua visione, planando metaforicamente per compiere la nostra breve, ma speriamo esaustiva, analisi recensoria. Non sorvoleremo sui suoi difetti, visibili a occhio nudo.
Parliamo della pellicola Apex, diretta dal poliedrico ma altalenante Baltasar Kormákur (Cani sciolti), il quale già si cimentò con riprese ad alta quota e visionari scorci panoramici per Everest. Ricalcandone i consolidati stilemi cineastici, stavolta riproduce in immagini la sceneggiatura originale di Jeremy Robbins.
Un testo che evoca non poco le febbrili atmosfere elettrizzanti che “respirammo” in The River Wild – Il fiume della paura, firmato Curtis Hanson (8 Mile), mixate a quelle parimenti impetuose profuseci in Cliffhanger di Renny Harlin. Il tutto “rivisto e corretto” sulla base d’altri lungometraggi analoghi, altresì ben superiori in merito alla qualitativa suspense creata, qui presente a fasi alterne e in modo sovente fiacco ed esanime.
Se volessimo attenerci alla striminzita ma evocativa sinossi di IMDb, questa ne sarebbe, sintetizzata parossisticamente, la linea guida per quanto concerne l’argomento filmatoci: Quando una drogata di adrenalina decide di conquistare un fiume minaccioso, scopre che la natura non è l’unica assetata di sangue.
Con parole nostre, senz’incorrere in spoiler impropri e deleteri, vi enunceremo la vicenda in tal opus esposta.
Un’intrepida e impavida escursionista di nome Sasha (Theron, Mad Max: Fury Road) ha subìto la tragica perdita del compagno Tommy (Eric Bana, Untamed, Special Correspondents), morto in circostanze scioccanti durante un’arrampicata sulla Parete dei Troll in Norvegia. Cinque mesi più tardi da quel nefando evento luttuoso, in quel delle ruvide montagne australiane del Parco Nazionale di Wandarra, la donna vuol temerariamente sfidare le pericolose ripide d’un fiume turbinoso.
Ma la situazione all’improvviso e senz’avvisaglie si complica, in modo ben più repentino d’ondose acque fluviali. Vien presto braccata e presa di mira da un sinistro figuro chiamato Ben (Taron Egerton, Rocketman, Carry-On). Quest’ultimo, dopo averla approcciata in maniera all’apparenza amichevole, la pedina imperterritamente. La tallona in modo interminabile e non le lascia un sol attimo di tregua nel suo terroristico perseguitarla, al fine ultimo di trucidarla con crudeltà spietata. Qualcuno la soccorrerà, fornendole man forte, o dovrà vedersela totalmente da sola, affinando l’arguzia e combattendo il villain di turno con tenacia indomita per uscirne sana e salva?

Cosa funziona in Apex
I chiari omaggi citazionisti a innumerevoli film antesignani, fra cui è certamente d’ascrivere anche Un tranquillo weekend di paura di John Boorman, non risultano irritanti, sebbene reiterati a iosa all’interno d’una messinscena con pochi scossoni. Efficace risulta invece l’impatto visivo della natura selvaggia e il senso di fatica materiale che traspare nelle sequenze d’azione, regalando un survival quantomeno robusto sul piano estetico. La Theron rifulge e abbacina per la sua proverbiale venustà intoccata e sempiterna; snella, dinamica e scattante, eludendo controfigure, possiede il physique du rôle perfettamente adeguato, disimpegnandosi in un tour de force fisico davvero mirabile.

Cosa non funziona in Apex
Dopo un preambolo girato sensazionalmente e un incipit calzante e bellamente tenebroso con echi da tetro thriller anni ottanta, Apex si trasforma in un prevedibile survival movie. Risulta ripetitivamente sconcertante e oltremodo banale in quanto scevro di pugnaci idee appassionanti, le quali mancano pressoché da metà in poi. E ciò è ovviamente una pecca vistosa che, malgrado la scorrevolezza e la secca durata non eccessiva (soltanto novantacinque minuti), rende l’opera a tratti tediosa: un déjà-vu perpetuo e scarsamente vibrante di pathos emozionante.
Egerton, dopo esser mellifluamente entrato in scena con savoir-faire espressivo dotato di congeniali sfumature ambigue per la sua sinistra parte da squilibrato, s’adagia poi su un disarmante cliché recitativo. Tra gridolini, mugugni, occhi strabuzzati e smorfie da stereotipato psycho, si rivela uno schizoide narcisista vacuo e immantinente dimenticabile.
Cosicché, fra navigazioni rocambolesche in kayak e un ossuto Egerton cattivo ma per niente accattivante – involontariamente ridicolo col suo cranio rasato e risibile a livello attoriale – la splendida Theron viene piazzata in un film che fa acqua da tutte le parti. Malgrado la fotografia superba di Lawrence Sher (Joker – Folie à Deux, La sposa!), che immortala pregevolmente le sconfinate nature selvatiche pur scadendo spesso nell’effetto cartolina, Apex rimane un mediocre prodotto d’intrattenimento. Un’opera impalpabile che raramente avvince e, ahinoi, quasi mai risulta godibile.
Il film è in esclusiva su Netflix dal 24 Aprile.
Regia: Baltasar Kormákur Con: Charlize Theron, Taron Egerton, Eric Bana, Caitlin Stasey, Bessie Holland, Zac Garred, Matt Whelan Anno: 2026 Durata: 95 min. Paese: Canada, Australia, USA Distribuzione: Netflix.
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