Wake Up Dead Man: Knives Out: Non c’è due senza tre e il nostro Sherlock Holmes & Hercule Poirot ante litteram, alias Benoit Blanc, indaga ancor una volta, in un giallo intagliato sulle atmosfere tenebrose à la Agatha Christie mischiate all’Athur Conan Doyle contemporaneo e filtrato, filmato in vesti cinematografiche, perfino “talari”, su un altro macabro omicidio tanto glaciale quanto ammantato di sulfureo, misterico e inquietante enigma (in)soluto, amabilmente micidiale e tagliente…
Ebbene, finalmente è or mondialmente disponibile sulla più rilevante piattaforma di streaming mondiale, ça va sans dire Netflix, la nuova, entusiasmante indagatoria avventura riguardante le deduttive, superbe ispezioni del finissimo, fittizio investigatore privato denominato Benoit Blanc.
Cioè Daniel Craig (Queer), quest’ultimo in modo impari e magnetico, nuovamente e consuetamente, impeccabilmente calatosi mirabilmente in tal personaggio suddetto per la regia e “fantasticheria” del suo creatore-regista Rian Johnson.
Se la geniale Agatha Christie generò ex novo il suo leggendario Hercule Poirot e, dalla sua brillante intuizione e invenzione, se ne generarono svariate interpretazioni, adattamenti in senso lato e non, e trasposizioni fra cui quelle recenti ad opera di Kenneth Branagh (Assassinio Sull’Orient Express), Johnson partorì di purissima propria fantasia il fictional character, come dicono gli americani, succitato e da Craig incarnato. A sua volta ricalcato su altre figure storiche d’investigatori privati per cui si scorgono le derivative ombre d’ispirazione ricavate dalla tipologia del private eye à la Philip Marlowe naturalmente mixato a Sherlock Holmes in a(m)biti moderni.
Johnson, ancor lodabilmente è per l’occasione l’unico autore del soggetto e della sceneggiatura, ineccepibile e meritevole di sane, sperticate lodi sacrosante, dopo i fasti e le mirabolanti invenzioni rinomate da lui apportate, concernenti i due capitoli precedenti, giustamente acclamati, torna sul luogo del delitto, no, superbamente ci delizia con il prosieguo della sua tanto ardita quanto arguta trilogia da lui stesso concepita con tal terzo, giustappunto, episodio, nelle righe a venire da noi, speriamo sia esaustivamente che dettagliatamente, disaminato, che compone quello che oramai s’è palesato e appieno, nella sua completezza avvenuta, si presenta inappellabilmente come un vero e proprio franchise, se preferite chiamatela saga di Knives Out, incentrata sulle storie di detection aventi come protagonista, ribadiamo a scanso di equivoci, il suo eroe Blanc impersonato dall’ex 007 par excellence poc’anzi nominatovi. Perdonateci se v’appariamo o vi siam appena apparsi ridondanti e troppo meticolosi nel puntualizzarvi, di prefazione comunque necessaria, quanto mai doverosa malgrado “leziosa”, forse alcune “ovvietà” da voi già conosciute ma da noi doverosamente evidenziate per dover di chiarezza ineludibilmente consona a una vicenda ove a farla da padrone/a dev’essere l’intelligibilità assoluta…

Ora, bando alle ciance e alle superflue prefazioni, probabilmente però imprescindibili a mo’ di promemoria delucidativo, Wake Up Dead Man: Knives Out (il sottotitolo di tal pellicola, come lampantemente evincibile, per la versione italiana è stato eliso dell’inglese articolo determinativo a e del sostantivo mystery, ma è rimasto sostanzialmente invariato rispetto a quello originale e quindi non “tradotto”) è un inequivocabile opus magnifico, sebbene altamente imperfetto in molti punti, della durata avvincente e irresistibile, eppur a nostro avviso spropositata e ripiena di lungaggini inutili, di ben 144 minuti corposi e quasi mai tediosi.
La cui trama, concisamente, per evitarvi sorprese improprie e sgradite, a maggior ragione ché trattasi d’un giallo da seguire tutto d’un fiato, sottostante vi descriveremo nei suoi tratti maggiormente salienti:
Stavolta, vediamo apparire Blanc solamente dopo i primi tre quarti d’ora del film dopo aver assistito a un vasto prologo ambientato nella chiesa e dintorni d’una amena cittadina americana. In cui arrivò il volitivo e giovanissimo prete Jud Duplenticy (Josh O’Connor), inviato sul luogo dal vescovo Langstrom (Jeffrey Wright, The Last of Us 2). Jud è un ex pugile e (in)volontario assassino, sul ring, in cui combatté da spavaldo e crudele boxeur, alla sola età di diciassette anni d’un suo odiato rivale morto ammazzato a suon di pugni.
Datosi successivamente quindi alla vocazione e a Gesù Cristo il redentore per redimersi (chiediamo venia per il gioco di parole ricercato) e autoassolversi dall’inestirpabile colpa suddetta che l’afflisse e tuttora lo tormenta inestinguibilmente nell’anima o davvero crede(tte), da immacolato credente, nella missione cristologica per cui s’è votato nello svuotarsi la coscienza, spiritualmente svoltando la sua vita da irredimibile peccatore?
Intanto, l’ambiguo e con non pochi scheletri nell’armadio monsignor Jefferson Wicks (Josh Brolin, Il grinta, Dune) crepa in un angusto ripostiglio nei pressi dell’altare. È stato trovato privo di vita, esanime ed esangue eppur col corpo insanguinato, durante la santa messa in quanto dapprima viziosamente ubriacatosi, all’unisono sedato, avvelenato e poi accoltellato da un vile losco figuro appartenente al gruppo comunitario di fedelissimi suoi accoliti riuniti ad ascoltar la funzione religiosa?
Trattasi perciò, anzi, però di scioccante e inaspettata morte naturale oppure fu ordito un complotto sinistro alle sue spalle in maniera estremamente calcolata? In tal caso, se qualcuno agì nascostamente per trucidarlo con impietosa e ferina brutalità perfida, come poté entrar nello sgabuzzino blindato il cui unico accesso fu ed è rappresentato dal piccolo pertugio ove s’infilò lo stesso Wicks?
Come in ogni scura storia d’indagini che si rispetti, tutti sono sospettati senz’eccezione alcuna. Ovverosia, elenchiamoli singolarmente, sì, tutti gli astanti e partecipanti della messa in onore del salvatore messia che altri non son che a loro volta i seguaci di Wicks stesso, cioè la devota e veterana madre superiora Martha Delacroix (Glenn Close), il dottor Nat Sharp (Jeremy Renner, L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford), Vera Draven (Kerry Washington), lo scrittore Lee Ross (Andrew Scott, Ripley), Simone Vivane (Cailee Spaeny), forse perfino Cy Draven (Daryl McCormack), quest’ultimo nientepopodimeno, malgrado il cognome diverso rispetto al suo genitore, figlio illegittimo di Wicks.
La faccenda è ingarbugliata e quanto mai all’apparenza impossibile da risolvere. Tutt’al più che vien ucciso anche l’ubriacone ma tutto sommato innocuo Samson Holt (Thomas Haden Church) e a complicar le indagini interviene la sospettosa e malfidata poliziotta Geraldine Scott (Mila Kunis).

Cosa funziona in Wake Up Dead Man: Knives Out
Consuetamente e parimenti al capostipite e al suo sequel, Wake Up Dead Man: Knives Out è imbastito su un’altamente ingegnosa costruzione narrativa a mo’ di matriosca da classico giallo ripieno d’enigmi a prima vista indecifrabili e fra lor intersecati. Poi pian piano svelatici con sottigliezza narrativa nel dipanarsi dell’intreccio lambiccato ma via via per l’appunto resoci chiaro in ogni esplicatoci accadimento da noi visto, inizialmente reso volutamente artificioso per spiazzare, di messinscena sofisticata, financo noi spettatori.
Poiché al solito Johnson ha optato per continui, ricercati cambi di prospettive, analessi perenni mescolate a interminabili colpi di scena distillatici con tempistica e indubbia sapidità che vivamente intrattiene in modo sussultante e ci appassiona instancabilmente.
Avvalendosi d’una fotografia eccelsa, firmata Steve Yedlin, giocata magistralmente su contrasti cromatici dai colori accesamente infuocati e dalla limpidità ipnotica, d’un turbinoso e inappuntabile montaggio di Bob Ducsay, specialmente trovando nella bravura corale d’un cast straordinario le sue carte vincenti.
Svetta la prova di Craig ma notevoli e primarie son anche le performance di O’Connor, d’un ispirato Brolin e ovviamente della sempre impressionante ed inquietante Close.

Perché non guardare Wake Up Dead Man: Knives Out
Wake Up Dead Man: Knives Out, dopo una prima ora e mezza mozzafiato, dal ritmo che, come si suol dire, tiene incollati allo schermo, non concedendoci un sol attimo di tregua, si dilunga nella sua parte conclusiva, perdendo persino colpi in fase di scrittura a causa d’alcuni dialoghi non più ficcanti, bensì fiacchi, di sviluppi prevedibili ed esagerazioni descrittive assai pedanti e irrilevanti ai fini della risoluzione del misfatto.
Ciononostante e a dispetto del misfatto, no, fatto, che andava sicuramente scorciato e limato, Wake Up Dead Man: Knives Out è un mystery thriller postmoderno dalle pregevoli qualità e superbamente barocco che non potete assolutamente perdervi. Fa morir… dalle risate con gusto strepitosamente sardonico “cucinato” a puntino dal dark humor pungente più della lama affilata d’un rasoio appuntito e allo stesso tempo è pregno di paurosa tensione che si taglia col coltello più (sopraf)fino. È un film immancabile! Sarebbe un delitto perderlo, guardatelo!
Sennò, attenzione, l’ineffabile Blanc, uomo dal fiuto da tartufo al quale non sfugge nulla, vi stanerà in quanto vi macchierete colpevolmente imperdonabili di cinefilia mancata e prima o poi la triste, angosciante verità scoprirà. Eh eh.
Disponibile dal 12 dicembre su Netflix.
Regia: Rian Johnson Con: Daniel Craig, Josh O’Connor, Glenn Close, Josh Brolin, Mila Kunis, Jeremy Renner, Kerry Washington, Andrew Scott, Cailee Spaeny Anno: 2025 Durata: 125 min Paese: Stati Uniti Distribuzione: Netflix
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