Tron: Ares: Quando aspettare 15 anni paga… a piccole dosi. Il terzo capitolo ora al cinema con Disney.
Ciao, qui parla Kevin Flynn, un vecchio programmatore col cervello ancora incastrato nella Grid. Ho visto tante partite tra luci e ombre, ma Tron: Ares (2025), diretto da Joachim Rønning, merita il joystick.
Terzo capitolo di una saga che parte con un cult anni ’80 e arriva fino al 2010 con Tron: Legacy, questo sequel ha avuto una gestazione lunga più di un riavvio dopo l’aggiornamento di Windows, annunciato nel lontano 2010 con Joseph Kosinski alla guida e una sceneggiatura che sembrava piombata direttamente dal cloud di Hollywood, poi sparito in buffering eterno. Finalmente, è in sala, pronto a farci giocare con un’IA che si ostina a diventare più umana di un tecnocrate.
“Un programma può sognare? Forse. Ma il vero loop è non svegliarsi mai.”
💾 Trama: Il programma ribelle che scappa dal server per provare l’umanità
Ares non è un semplice codice; è un programma così sofisticato da sembrare una patch di intelligenza artificiale appena uscita dal laboratorio e combinatasi con la natura umana in un cocktail esplosivo. Il suo viaggio? Dal mondo digitale al mondo reale, una missione che definire rischiosa è poco. Immaginate un bug che vuole diventare funzionale, un cursor lampeggiante che non sa se essere umano o solo un’ombra di codice. Nel panorama del Tron reale, Ares è un primo contatto, e una piccola tempesta, tra gli uomini e la loro creazione.
“End of line? No, in realtà siamo solo a metà del caricamento.”

🎯Cosa funziona in Tron: Ares – Luminose virtù
La prima cosa che salta all’occhio è la cura tecnica: Rønning maneggia la luce neon e pixel con la delicatezza di un programmatore che sa bene cosa significa “rendering”. Il risultato? Un Grid affascinante più di quanto alcuni reboot digitali abbiano osato da decenni, oscillante tra estetica cyberpunk e rave anni ’80. Impossibile non farsi rapire dal contrasto tra realtà e digitale, tra schermo e carne.
Poi, c’è la colonna sonora. Trent Reznor e i Nine Inch Nails non sono soltanto la soundtrack di un film: sono la spina dorsale sonora che tiene assieme l’universo, con un suono industrial che gronda nostalgia ma soprattutto vibrazione pura, rendendo il film un loop ipnotico da cui non vorresti uscire, altro che “End of line”.
Il cast, soprattutto con Jared Leto nei panni di Ares, fa la sua parte con grinta e quella capacità di rendere umano un software forse un po’ troppo ingenuo, ma con occhi e cuore che battono sotto il codice. Sostenuto da una solida squadra, riesce a tenere su il film nelle sue parti più riflessive, perché altrimenti sarebbe un videogame.
“Il codice più potente non è quello scritto, ma quello che impari a dimenticare.”

📉 Perché non guardare Tron: Ares le Red Flags del bit
Non lasciatevi ingannare dalla musica e dai neon: questo film è un gateway più che un portale definitivo. La trama è lineare, semplice, diretta come un ping nel Grid: chi cerca teorie complicate sul destino dell’umanità digitale resterà con un certo senso di “già visto”.
Il finale getta un ponte tra Tron e Legacy, lasciando la porta aperta a mille possibilità in un finale che sembra più un download incompleto che un colpo da maestro. Se volete un reboot coraggioso o una storia cinica, qui troverete un soft reboot del secondo capitolo, travestito da sequel, con un piede nell’era analogica e uno nel futuro digitale.
“Nel Grid o nel mondo reale, la luce e l’ombra si confondono come dati corrotti.”
📝 Conclusioni
Tron: Ares arriva a 15 anni di distanza da Tron: Legacy e si propone come un soft reboot della saga. Dimenticate Sam Flynn e Quorra, adesso il protagonista è Ares, un programma ribelle che cerca di scoprire cosa significhi essere umano. Jared Leto, anche produttore, imprime al personaggio una dolce ingenuità, che però non basta a dare spessore a un film che implode talvolta sotto il peso di una storia lineare, con pochi twist e di regia attenta ma poco audace.
Il grande cast e la colonna sonora dei Nine Inch Nails non bastano a far decollare del tutto l’opera, che resta per appassionati visivamente maestosa, che si accontenta di brillare a tratti come un vecchio LED guasto.

🔌 Box: Analisi della saga Tron oltre il cinema
Tron non è solo una saga cinematografica: è un universo narrativo che si estende anche a serie TV e videogiochi, offrendo diverse chiavi di lettura sul rapporto tra uomo e macchina.
Dal primo film cult anni ’80 che ha rivoluzionato l’immaginario visivo, a uno dei sequel più apprezzati come Tron: Legacy, fino al presente Tron: Ares, ogni capitolo contribuisce a costruire e rinnovare un mondo in cui il confine tra digitale e reale si fa sempre più labile. Il nuovo film si inserisce come una tessera moderna, ma con la consapevolezza di un passato digitale che resta imprescindibile per apprezzare il viaggio.
Il film è al cinema dal 9 Ottobre con Disney.
Regia: Joachim Rønning Cast: Jared Leto, Greta Lee, Evan Peters, Jeff Bridges, Jodie Turner-Smith, Gillian Anderson, Arturo Castro, Hasan Minhaj, Cameron Monaghan Anno: 2025 Durata: 119 min Paese: Stati Uniti Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
Daruma View