Home / HOME VIDEO / The Mask – Da zero a mito in Steelbook (ma il Blu-ray resta mezzo castrato) – Recensione

The Mask – Da zero a mito in Steelbook (ma il Blu-ray resta mezzo castrato) – Recensione

The Mask è quel connubio perfetto tra Jim Carrey scatenato e effetti speciali da cartone animato che ti fanno dire “Ma come hanno fatto?”. Quel film del 1994 che ti ha fatto ridere, stupire e sussultare al grido di ““Sssspumeggiante!”, finalmente arriva in un Blu-ray che promette, ma che poi lascia l’amaro in bocca…

🎭 Trama & Analisi: Quando la timidezza diventa folle follia colorata

Stanley Ipkiss è quel classico impiegato di banca metro e porta a porta: timido, sfigato, e pure abbastanza sballato dalla vita. Il suo unico amico fedele è Milo, il cane che sembra l’unico a capire che sotto quel volto da “tengo un problema” c’è un uomo che vorrebbe solo vivere. Poi però, proprio quando tutto sembra andare a rotoli come in un film di gangster di serie B, Stanley trova una maschera misteriosa. Un’antica reliquia che non è esattamente un accessorio da sfilata di moda. La mette e bum: si trasforma in un cartone animato a tutto gas, con poteri da supereroe psichedelico e un look da gangster anni ‘40 in verde fosforescente.

Il film è una bomba a orologeria di comicità slapstick, effetti speciali che sfidano le leggi della fisica e un Jim Carrey che qui fa il suo show come se non ci fosse un domani. Una satira sfacciata e senza freni sul doppio, tra il nerd impacciato e l’alter ego scatenato, che si prende gioco di boss della malavita, giornalisti ficcanaso e soprattutto di se stesso.

Ma non è solo fracasso: dietro alla maschera c’è una riflessione amara su identità e desideri repressi, sul fatto che a volte per emergere davvero bisogna spaccare tutto e farsi notare. Cameron Diaz fa il suo debutto da urlo come Tina, il pezzo grosso che fa battere il cuore di Stanley, mentre il cattivone Dorian Tyrell è un gangster che sembra uscito da un fumetto noir ma senza troppo charme.

Insomma, The Mask non è solo una risata, è un tuffo nel surreale con la maschera che metaforicamente ti insegna che, forse, per avere quello che vuoi devi solo liberarti delle regole… anche quelle più assurde.

E diciamocelo: se ti aspetti un dramma profondo, sbagli indirizzo. Qui si tratta di divertirsi, di buttarsi nel caos colorato, e di godersi un Jim Carrey che ti manda a cagare le regole del buon senso come solo lui sa fare.

“Guarda mamma, sono dimagrito! Ah-ah-ah!!”

📀 Video: Non aspettarti il miracolo di Edge City

Il master usato è il solito vecchiaccio digitale: niente restauro 4K, niente magia potente. Però, detto tra noi, è meglio del DVD del secolo scorso, con neri un po’ più profondi e i colori che almeno non sembrano scolorire come la cravatta della maschera. Il formato è quello 1.78:1 anamorfico che, anche se vecchio, ti regala un quadro abbastanza pulito, non una festa per gli occhi ma nemmeno roba da fari spenti. Insomma, ti godi l’azione e i casini di Stanley Ipkiss, ma chi cerca il bisturi digitale per sezionare ogni fotogramma rimarrà deluso.

🔊 Audio: Finalmente un pugno 5.1 che non ti stordisce

La traccia italiana DTS HD Master Audio 5.1 è roba da prendere a schiaffi sul volto. Pulita, ben bilanciata, e con un subwoofer che finalmente non resta a dormire come un cane vecchio. I dialoghi restano nitidi, gli effetti d’ambiente ti avvolgono e gli “Sssspumeggiante!” di Carrey risuonano forti e chiari. Niente Atmos, ma buona roba per chi vuole un’esperienza solida senza acrobazie inutili. Insomma, qui si fanno le cose con mestiere e senza fronzoli.

Tieni forte, zuccherino, paparino stasera è goloso di dolci!”

🎁 Extra: La più grande fregatura in città

Se ti piacciono gli extra, preparati a piangere: tanti contenuti, certo (scene tagliate, commenti del regista, dietro le quinte con Cameron Diaz all’esordio), ma un dettaglio fa incazzare seriamente ZERO sottotitoli italiani per questi contenuti. E qui non si scherza, Warner Bros. : o conosci l’inglese o ti conviene fare il mimo per capire qualcosa. Roba da mandare a quel paese se sei un appassionato serio e non uno sprovveduto da Netflix. Una mancanza che suona come un insulto più che una svista che svista non è visto che esiste chi ha fatto una versione con un DVD per gli stessi extra ma con i sottotitoli italiani.

📦 Steelbook: Un gioiello da collezione (almeno quello)

La grafica della steelbook è un pugno in pieno volto per gli occhi. Quel verde acido e il caos colorato sono il modo migliore per dire “Qui c’è roba seria”, altro che le solite copertine da bibliotecario addormentato. Se c’è un motivo per comprare l’edizione italiana, è questa steelbook che spacca da guardare, toccare e mettere nella tua collezione senza rimorsi.

🚀 Attenzione al 4K: la vera rivoluzione è lontana

Gli anglofili e i collezionisti hardcore ne stanno parlando da mesi: Arrow Video ha in cantiere un restauro 4K che farà tremare le mura di Edge City. Nuovo master, Dolby Atmos, colori rifatti come si deve. E noi? In Italia aspettiamo con il binocolo e la speranza nel cuore, perché nessuna data ufficiale si vede all’orizzonte. Quindi se vuoi il massimo devi guardare all’import, con lingua inglese obbligatoria e la solita assenza di doppiaggi nostrani.

“Sssspumeggiante! È il momento di fare casino, ca-si… No? Mi dispiace, lo faccio!”

🥂 Conclusioni da duro: se sei manesco, compralo

Il Blu-ray di The Mask è un compromesso tra il bell’ennesimo ricordo anni ’90 e la voglia di una qualità che ancora non c’è. Audio top, video dignitoso ma vecchio master, extra da svenire senza sottotitoli e graphic design che salva l’onore. Se sei un collezionista incallito, la steelbook è un must-have. Se vuoi il massimo, aspetta il 4K o vai di import. Nel frattempo, tieni in mano la maschera e preparati a gridare “Sssspumeggiante!”, ma con un occhio un po’ stanco e un’altra fetta di pazienza

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

Guarda anche

normal-recensione-film-copertina

Normal – La cittadina tranquilla dove anche il citofono ha un alibi

Normal: Bob Odenkirk torna a distribuire giustizia come fossero pizze sbagliate: con ostinazione, poca pazienza …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.